A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Cristiani e musulmani veri


I toni dei titoli dei giornali sono da undici settembre, il contenuto è quasi sempre retorico, vuoto, privo di quella passione e tensione civile che una tragedia come quella consumata ieri a Parigi meriterebbe. Curioso che a ribadire il feticcio della libertà di stampa siano quegli stessi che la umiliano quotidianamente prostrandosi davanti al potere.

Ascolto distrattamente cinque minuti di un dibattito politico su La7 e passo rapidamente ad un telefilm, disgustato. Da un lato Salvini, che con la consueta eleganza leghista non perde occasione di speculare sui morti come uno sciacallo e lancia il suo j’accuse contro gli immigrati, dall’altro un’onorevole del Pd di cui non so e non voglio sapere il nome, carina e con un cervello discutibile, come quasi tutte le girls di Renzi, che accusa Salvini di non aver votato a favore della guerra contro l’Iss.

Sembrano scemo e più scemo che si confrontano, da scompisciarsi dalle risate, non fosse che stiamo piangendo dei morti, giornalisti colpevoli solo di esercitare, loro sì, un atto di libertà riconosciuto fin dai tempi di Luciano, Plauto, Marziale: il diritto di satira.

Lo ribadisco per l’ennesima volta: ridurre l’Islam ai terroristi è come ridurre il cattolicesimo ai terroristi dell’Ira o ai roghi delle streghe: una sciocchezza. L’uso della religione come strumento di potere e di terrore è antico come il mondo e ampiamente utilizzato anche dall’Occidente, è intellettualmente disonesto assumersi patenti da libertari: nel nostro paese la chiesa cattolica è andata spesso a braccetto con la mafia,ha appoggiato la democrazia cristiana peggiore,è stata coinvolta in scandali enormi, ha nascosto i casi di pedofilia, ecc.ecc. Tanto per evitare equivoci, parlo da cattolico.

Gli Stati Uniti hanno utilizzato il terrorismo e l’omicidio politico in mezzo mondo per affermare il loro potere, assassinato presidenti democraticamente eletti per sostituirli con dittatori feroci, hanno addestrato torturatori, fiancheggiato autori di stragi. La prima guerra del Golfo è stata fatta per difendere un paese che con i terroristi flirta da sempre.. Dunque non raccontiamoci belle favole.

Questo, ovviamente, non giustifica l’omicidio di dodici innocenti, non giustifica nessun omicidio, ma se non comprendiamo cosa scatena la follia, non riusciremo mai a contrastarla.

Il sistema in cui viviamo, il capitalismo finanziario, si basa sullo sfruttamento delle risorse e della forza lavoro e genera oppressione, miseria, sperequazione sociale. E’ un sistema che riduce l’uomo a merce e, dunque, disumano. Come nel sud America oppresso dai dittatori pagati dagli americani, la Teologia della liberazione rappresentò un speranza per le popolazioni oppresse, oggi, in una guerra spietata per il controllo delle riserve di petrolio che si combatte da decenni, l’Islam assolve le stesse funzioni per le milioni di persone oppresse che vivono nel mondo. Il radicalismo è inevitabile, in questo quadro, specie quando nasce in condizioni di arretratezza culturale, condizioni che fanno spesso comodo anche agli occidentali. Le guerre di religione non esistono, le guerre si combattono per i soldi, il potere o entrambe le cose. Gli integralisti islamici sono una pedina di questo gioco, il tentativo fallito in partenza di riportare le lancette della storia indietro di secoli.  Sono pedine inconsapevoli di esserlo, almeno ai livelli più bassi, e questo li rende pericolosi. Sono pedine che vanno eliminate dalla scacchiera al più presto, anche se la cosa migliore sarebbe gettare via la scacchiera con i giocatori.

La scommessa pacifica, a mio parere, sta nel ricercare un dialogo costante con il mondo islamico non radicale, nello stabilire rapporti, nell’aprirsi reciprocamente uno all’altro. Il nostro paese, a un passo dall’Africa e a una spanna di mare dall’Oriente, potrebbe assolvere un ruolo di mediazione importante in questo processo, se solo fosse guidato da persone all’altezza del ruolo. La scommessa sta in un cambio di prospettiva, nel rispondere all’odio con l’ascolto e la comprensione.  Se volete, la scommessa sta nell’essere cristiani e musulmani veri, non di facciata, non per calcolo politico, nel ricordarsi che crediamo nello stesso Dio.

La scuola, ovviamente, sia in Europa che nei paesi islamici, dovrebbe avere un ruolo fondamentale in questo tentativo di costruzione di un rapporto basato su fondamenta diverse. Basterebbe entrare in una classe multietnica per comprendere che non esiste scontro di civiltà né guerra di religione, ma solo conflitti di potere che ricadono su tutti noi.

Il futuro non è nei prolet, come diceva Orwell, né nella rivoluzione proletaria, né nell’anarchia: il futuro è nei bambini di ogni colore e credo religioso che giocano, scherzano e lavorano insieme sui banchi di scuola. Potrà sembrare una frase retorica, ma il sottoscritto vive questa realtà ogni giorno ed è l’unica cosa che lo conforti riguardo il futuro del nostro paese.

Categorie:Attualità

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