A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La mafia quotidiana


Non c’è da stupirsi all’ennesima sequela di arresti per ‘ndrangheta nel nord Italia. A meno che qualche idiota non creda ancora che la mafia si o sia stata solo un problema siciliano, calabrese, campano.

Bisogna prendere atto che la cultura mafiosa è ormai intrinsecamente penetrata nella nostra vita quotidiana e non conosce più confini né ambiti in cui non si manifesti.

E’ mafiosa la raccomandazione, cioè la richiesta di ottenere una prevaricazione, qualcosa che non spetta di diritto e che, in caso di risposta positiva, toglie il diritto a chi spetta.

E’ mafiosa l’omertà, pratica diffusa e comune nelle amministrazioni pubbliche, dalla scuola alla sanità, dai comuni alle regioni, dove si fa finta di non vedere, di non sentire, non si parla per garantirsi vita tranquilla, per paura, per ignavia, dove si chiede per favore ciò che spetta di diritto e quel diritto viene calato dall’alto. Dove si tollera l’intollerabile e si tace ciò che non andrebbe taciuto, dove basta avere amicizie importanti per godere di immunità e impunità.

E’ mafiosa la violenza legalizzata della prostituzione, tollerata da quelli che magari, il giorno dopo, scrivono Je suis Charlie su Facebook o invocano la pena di morte per i pedofili e i femminicidi dopo essere stati con una ragazzina.

E’ mafiosa la droga, la grande assente sui nostri media, forse perché una generazione di giovani ottenebrata e ludopatica fa comodo al potere: non protesta, non contesta, non si ribella.

E’ mafia l’indiffferenza verso gli “altri”, quelli che non sono come noi, che non appartengono al nostro gruppo, che sono diversi, quell’indifferenza che   spinge a piangere guardando un film sulla Shoah e a lamentarsi perché una donna straniera sale col passeggino sull’autobus.

E’ mafiosa l’assuefazione all’illegalità, considerare “normale” l’evasione fiscale del professionista che ti fa la sconto se non vuoi la ricevuta, le scorciatoie a suon di mazzette, l’arroganza del potere.

E’ mafiosa l’arroganza dei potenti, sempre più sfrontata, sempre più impudica, sempre più oscena.

E’ mafioso un governo che mente, cancella diritti affermando il contrario, ignora i contratti sottoscritti, stringe accordi sottobanco con chi si è dimostrato indegno, ignora le opposizioni e mette il bavaglio a chi dice no, un governo che usa il ricatto del lavoro per cancellare il diritto al lavoro.

E’ mafiosa l’arte della calunnia, la macchina del fango, la distruzione sistematica e indiretta di chi dà fastidio al potere.

La cultura mafiosa ormai ci permea a tal punto da non rendercene conto, la respiriamo, la viviamo quotidianamente, fa parte del nostro dna.   Tanto che 117 arresti per mafia nel nord Italia, nella civilissima Emilia, non ci stupiscono più.

Categorie:Arte e spettacolo

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