A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Don Ciotti: la coscienza è conoscenza.


Don ciotti

Avevo già avuto modo di ascoltare don Luigi Ciotti in occasione della giornata in ricordo delle vittime di mafia, tenutasi a Genova qualche anno fa. Avevo apprezzato il coraggio, la forza delle sue parole, lo sdegno. Era stato un momento vissuto con mia moglie di grande emozione, anche per il fatto di conoscere personalmente una di quelle vittime.

Ero in prima fila con mia figlia nella splendida sala del maggior consiglio di palazzo ducale a Genova, e ho avuto il privilegio di ascoltare un discorso che resterà a lungo impresso nella mia memoria. All’emozione si è aggiunta la commozione e la voglia di fare.

Parole pesanti quelle che don Luigi ha pronunciato, parole che vengono da un uomo che ha scelto di interpretare il suo ministero totalmente, letteralmente. Non dimentica mai di essere un sacerdote, don Ciotti, ma soprattutto, non dimentica mai di essere un uomo e questo fa sì che le sue parole colpiscano come sassi chiunque. Il suo è un discorso profondamente laico e profondamente cristiano a un tempo, una sintesi straordinaria.

Don Ciotti ha chiamato in causa le nostre coscienze e la nostra responsabilità civile e morale invitandoci a dare di più, a prendere atto che la corruzione e le mafie sono anche frutto dell’indifferenza di tutti noi, a ricalibrare il nostro impegno e renderlo più mirato, più deciso, più forte. Raramente mi è capitato di sentire un discorso in cui non ci fosse una parola di troppo, una pausa, un momento di stanca: lucido, analitico, sferzante, don Ciotti parla con una passione e una verità che traspare dallo sguardo, dai gesti, dal tono.

Mia figlia, un’adolescente, lo ascolta senza distrarsi un secondo, senza guardare il maledetto cellulare, annuendo di tanto in tanto con forza.  Una rivelazione.

Sarebbe bellissimo se la sala fosse piena di giovani attenti ad ascoltare questo straordinario motivatore che scuote le coscienze, ma purtroppo non è così: l’età media dei presenti non è incoraggiante, ma le ragazze che stanno dietro il banchetto di Libera in fondo alla sala, poco più grandi mia figlia, sono comunque un segnale di buon auspicio.

Quando don Luigi parla dell’importanza della scuola e della cultura, del fatto che insegnante deve sì dare regole ma anche motivare, entrare in empatia, dialogare, stabilire un rapporto con chi ha davanti, mi sento meno solo. Si parva licet componere magnis, nel mio piccolo, quello è il modo in cui faccio scuola, l’unico che conosco, l’unico in cui trovi un senso.

Il discorso di don Ciotti non è solo ideale, astratto ma costantemente pragmatico, un costante richiamo anche critico alla realtà, a ciò che concretamente va fatto, ha ciò che di concreto ha fatto Libera nei suoi vent’anni e a quello che è chiamata a fare. Non è un perdersi nelle parole ma l’esatto contrario: un ritrovare senso, dare peso e profondità a tutto ciò che dice.

Si esce dalla sala con la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di importate, di aver avuto un privilegio raro. Con un supplemento di rabbia: in questo paese abbiamo don Ciotti, abbiamo Gino Strada, abbiamo Papa Francesco e continuiamo a ignorarli, a dire che sono tutti uguali, che tanto è inutile cercare di cambiare le cose mentre sotto gli occhi, nelle nostre orecchie, abbiamo la prova che non è così, che si può fare la differenza, che si può essere diversi.

Non diventando straordinari eroi civili come don Luigi e Gino Strada o guide spirituali come il Papa, ma uomini impegnati che quotidianamente non depongono le armi per abbracciare l’indifferenza. Sarebbe già molto.

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. Credo che Don Ciotti sia una delle poche persone di cui il cosiddetto sistema abbia timore. E il sistema a Don Ciotti non è riuscito ancora ad ingabbiarlo.

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  2. E non ci riuscirà. Lo teme perché non riesce a infangarlo e perché l’onestà e la coerenza sono l’esatto opposto del pensiero liquido e del relativismo anche morale dei pagliacci che ci governano. Gli uomini veri hanno sempre fatto paura al potere e don Luigi è uomo vero, secondo la definizione di Sciascia.

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