thumb620-GENOVA-14

La notizia sarebbe da prima pagina, ma è in prima pagina solo a Genova: il medico torturatore del G8, quello che avallava le botte, le bruciature di sigaretta, le umiliazioni, quello che nel film dedicato ai fatti, fa girare in tondo la ragazza dopo averla fatta spogliare nuda davanti ai poliziotti, dopo sei mesi di sospensione è tornato al suo posto.

Mi chiedo:

Quante volta ancora dovremo vedere un rappresentante dello stato indegno (un politico ladro, un poliziotto truffatore, un medico torturatore) riprendere il suo posto come se niente fosse?

Quante volte ancora Genova verrà umiliata, presa in giro, derisa, dopo essere stata messa a ferro e fuoco senza che nessuno pagasse, a parte il povero Carlo Giuliani?

Quante volte ancora la verità sarà messa da parte e stuprata da una giustizia cieca e ottusa?

Quante volte ancora dovrò sentire i benpensanti dire che “ se la sono cercata”?

Quante volte ancora dovremo chiedere ad alta voce l’introduzione del reato di tortura?

Quante volte ancora dovremo sentire di ragazzi e ragazze torturati, pestati o uccisi nelle nostre prigioni e nelle nostre caserme?

Quante volte ancora si sceglierà il silenzio su una delle ferite più gravi inferte alla democrazia nel nostro paese dopo la stagione del terrorismo e delle bombe?

Quante volte ancora dovremo vedere uno dei responsabili della mattanza del G8 essere promosso alla guida di un ente pubblico?

Quante volte ancora dovremo ricordare quei tre giorni e imprimerceli bene nella mente nostra e di chi ci sta davanti perché non si ripetano più?

Nota personale

Non ho usato a caso, come titolo, l’inizio di una delle canzoni più famose di Dylan: il giorno della morte di Carlo Giuliani ero a La Spezia, a vedere Bob Dylan. Quella sera fece un concerto straordinario, in cui eseguì tutte le canzoni più dure e politiche del suo repertorio, quelle che l’hanno fatto diventare il simbolo di una generazione purtroppo sconfitta. Ricorderò sempre la tristezza per le notizie che arrivavano da Genova e la gioia di assistere all’esibizione di un poeta che aveva scelto quella sera, forse non a caso, di urlare per l’ennesima volta, a gran voce, la sua rabbia. Il giorno dopo tornando a casa e attraversando a piedi la città devastata, incrociando i poliziotti in assetto anti sommossa che si preparavano al loro pestaggio quotidiano, ho avuto netta la percezione che fosse necessario fare qualcosa, che non si potesse più restare indifferenti. E’ la stessa identica sensazione che ho provato stamattina, leggendo quel titolo sul giornale.

4 commenti

  1. Mio sempre più vecchio amico, ieri essendo a riposo causa artroscopia al solito ginocchio destro, ho pensato di seguire su sky la manifestazione della lega a Roma, compresi gli interventi dal palco, compreso quello di Casa Pound, compreso quello di Salvini. E tu ti chiedi quante volte ancora? Temo che il tempo che ci rimane a disposizione (il tuo è veramente poco) non ci consentirà di vedere un miglioramento della situazione.

    Mi piace

    1. A parte che sei mio coetaneo, quindi anche il tuo tempo è esiguo, ti faccio notare che uno dei seguaci di Salvini ha apostrofato Gad Lerner chiamandolo “mussulmano”. Ora, se siamo arrivati a preoccuparci di questi, è arrivato il tempo della palingenesi, se la tua memoria devastata ricorda cos’è.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...