A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Perché è un reddito di dignità


reddito dignità

Libera propone in questi giorni una raccolta firme per il reddito di dignità, definizione a mio pare più calzante e corretta rispetto a reddito di cittadinanza o di solidarietà.

Siamo uno dei pochissimi paesi europei, e l’unico tra quelli più sviluppati, a non aver adottato ancora questo provvedimento, nonostante la disoccupazione che da qualche anno registra impennate sempre più allarmanti e il numero sempre crescente di famiglie e individui che ormai vivono sotto la soglia di povertà.

Quali sono le riserve che si registrano riguardo questa proposta? Non è difficile immaginarlo: nel paese del clientelismo e della mafia, dei falsi invalidi e delle pensioni d’oro, è assolutamente legittimo sospettare che l’erogazione del reddito di dignità se non adeguatamente regolamentata, potrebbe diventare l’ennesimo strada per clientele e voti di scambio.

Ma questo è un ragionamento sbagliato alla base: se le ruberie nascono dalla mancata vigilanza la colpa è dei vigilanti non dei vigilati. Non si può impedire a milioni di persone di vivere dignitosamente in attesa di un’occupazione, perché pochi rubano e chi dovrebbe controllare spesso è connivente con chi viola le regole. Allo stesso modo, non è possibile aumentare il carico fiscale su chi paga regolarmente le tasse perché altri le evadono. E’ tempo di una inversione di marcia che porti non a uno stato di polizia, l’eterno ritornello di una certa parte politica quando si parla di certezza della pena, aumento della durata della prescrizione, ecc., ma ad uno stato responsabile, che assicuri equità e giustizia, che sia responsabile, vigile e non esiti a punire chi froda e viola la legge.

L’assenza di prospettive, la miseria, la disperazione che nasce dal non vedere un futuro di fronte a sé sono tutti semi che alimentano la pianta delle mafie, che permettono alle organizzazioni criminali di mostrarsi come benefattori, veri e propri supplenti dello stato nell’elargizione di benefici. La mafia ha bisogno di manovalanza, di fiancheggiatori, di consenso e lo trova grazie alle ingenti quantità di denaro liquido di cui dispone, la mafia è l’occasione che fa l’uomo ladro, la tentazione mefistofelica a cui è difficile resistere se non si ha nulla da perdere. 

Erogare un reddito di dignità, permetterebbe alle persone una vita dignitosa in attesa di un lavoro, spezzerebbe questo circolo vizioso, renderebbe meno allettante la tentazione e premierebbe l’onestà. Non risolverebbe certamente il problema delle mafie ma darebbe un duro colpo alle organizzazioni e, soprattutto, spezzerebbe quell’incantesimo che fa apparire dei miserabili individui come dei buoni samaritani. Darebbe allo Stato la possibilità di mostrare un volto nuovo, di tornare, dopo anni, a essere uno stato sociale e solidale.

Il Parlamento tutto  mostri dunque la volontà politica di combattere davvero, con provvedimenti mirati ed efficaci dal punto di vista sociale, le mafie e la povertà,  approvi rapidamente la legge sul reddito di dignità. Se davvero vogliamo essere un grande paese europeo, è l’occasione per dimostrarlo. E’ paradossale che in Italia, dove più si sente la necessità di una legge come questa, non esista.

Invito dunque tutti, ma proprio tutti, comunque la pensino politicamente, a firmare la petizione di Libera: la battaglia per la dignità non ha colore.

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. Credo che si possa sottolineare un altro punto a favore del reddito di dignità. La povertà, la mancanza di prospettiva, spezza i legami sociali, ma anche quelli familiari. Temo sia una bella favola quella della famiglia povera e felice, quasi da invidiare. Quante tragedie sono causate dall’indigenza? Quindi, si, bisogna ricostruire lo stato sociale.

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  2. Concordo assolutamente, nella povertà, quella vera, non c’è dignità.

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