A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Perché Landini non può essere l’alternativa a sinistra


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Non l’ho mai trovato simpatico, forse per via di quel suo volto perennemente contratto dalla rabbia o, snobisticamente, lo ammetto, per quel suo eloquio colorito e sgrammaticato che l’ha trasformato in capo popolo.

Non ne ha azzeccata una, Maurizio Landini: ha perso quasi tutti i referendum indetti dalla Fiom, non è riuscito a spaccare la Cgil né a cancellare gli altri sindacati che, malgrado quello che predica, continua a vivere come nemici e a trattare da nemici nelle normali dinamiche sindacali. Non è fortunatamente riuscito nel suo progetto di trasformare il sindacato in forza politica, uccidendo l’uno e l’altra.

Tuttavia è degno di rispetto: coerente, chiaro, nonostante l’eloquio di cui sopra, le sue argomentazioni spesso sono sensate, si rifanno al buon senso  ,  sono prive di bizantinismi. Mi sono sorpreso più di una volta a condividere quasi totalmente le sue analisi. Ripeto, Landini è uomo degno di rispetto. E’ nella sintesi che difetta.

La manifestazione di sabato che non era contro il governo ma lo era, che non era la fondazione di una forza politica ma lo era, ha mostrato una volta per tutte i limiti di una sinistra arcaica, legata a un tempo che (purtroppo o per fortuna, sarà la storia a dirlo) non c’è più e a una classe operaia che ha perso numeri, forza e cambiato obiettivi. Landini non ha capito che l’aspirazione comune alla maggior parte della gente è di diventare bravi borghesi, la rivoluzione non interessa più a nessuno e le bandiere rosse che in tanti abbiamo sventolato in passato, sono un ricordo da conservare o da gettare via, a seconda del sentimentalismo di ognuno. La  solidarietà di classe è scomparsa e la solidarietà tout court è un termine desueto, da rispolverare a Natale.

Ma soprattutto, Maurizio Landini non ha capito che non può fare muro contro muro contro un potere elusivo, invisibile e opprimente, il potere delle banche e della finanza, sinistramente affine per metodi e sistemi a quelle delle mafie e spesso con quello colluso, non ha capito che i Berlusconi e i Renzi, nonostante il loro narcisismo patologico, sono burattini senza fili, comandati via bluetooth dalle fluttuazioni del mercato, schiavi di un tasso d’interesse, pallidi e vuoti epigoni della politica che fu.

Landini propone una rivoluzione politica quando la politica non esiste più e quella che serve è una rivoluzione di sistema, riporta a galla l’orgoglio di una parte quando sarebbe necessaria l’unione di tutti, si auto marginalizza e marginalizza chi lo appoggia, nascondendosi dietro vetusti orpelli del passato quando sarebbe necessario comprendere il presente per provare a cambiare il futuro. Vuole dare un volto a un nemico che trae la sua forza dal non avere volto né nome, o dall’averne troppi, che è la stessa cosa.

Non faccio del pessimismo né del nichilismo, sono sempre stato e resto un uomo di sinistra, non credo che si debba accettare fatalisticamente il presente né che si debba smettere di credere di poter cambiare la situazione, solo non penso che tornare al passato sia la strada giusta.

Nell’epoca del pensiero liquido e dell’esasperazione mediatica, la lotta contro lo status quo deve dotarsi di nuove armi, più sottili, più efficaci che non una manifestazione di piazza che inaugura un progetto politico confuso e stanchi slogan urlati con voci sempre più fioche.

Dispiace che Landini sia destinato a cadere nell’oblio rapidamente, affossato da quella macchina che si è illuso di poter inceppare, dispiace perché, lo ripeto, è degno di rispetto. Ma se è lui a rappresentare il futuro della sinistra, allora la sinistra è morta.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Rispetto al quotidiano, vacuo, ipocrita ed egoistico eloquio che tocca sopportare sorridendo preferisco un po’ di sgrammaticata schiettezza! Concordo che non è produttiva, ma non tutto si giudica in termini di mercato altrimenti noi faremmo un altro lavoro…

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