A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Una ferita aperta nel cuore della democrazia


Diaz

Il G8 di Genova del 2001 è stato il più feroce e consistente attacco, in una fascia temporale ristretta, ai diritti democratici mai consumato nel nostro paese. La corte di Strasburgo ha ribadito l’ovvio, quello che era sotto gli occhi di tutti: alla Diaz sono stati violati diritti inviolabili, commesse violenze ingiustificate, si sono consumate torture.

Le stesse cose sono accadute a Bolzaneto e i pestaggi indiscriminati in Corso Italia sono ancora sotto gli occhi di tutti. Per non parlare del ragazzo, non del teppista, come lo definiscono tanti buoni borghesi, del ragazzo Carlo Giuliani, assassinato in piazza Alimonda.

In quei giorni non solo si sono consumate violenze indegne di un paese civile ma si è delegittimato un movimento che chiedeva una strada diversa da quella intrapresa dai governi delle nazioni più ricche del mondo, una strada che guardasse non alla finanza ma all’uomo, non allo sfruttamento ma ai diritti, non alla guerra ma alla pace. Si è messo il bavaglio a istanze di libertà ed eguaglianza che suonano oggi tanto più necessarie alla luce di quello che è successo negli anni a venire.

Tutti i capi di quella mattanza sono stati promossi, perfino il medico di Bolzaneto è tornato a esercitare la propria professione, nessuno ha pagato a parte le vittime. Tutti i capi di quella mattanza sono stati protetti da governi di ogni colore e si è fatto il possibile per nascondere la verità su quei giorni, tacciando le voci fuori dal coro di ottusità ideologica. Perfino chi aveva levato, sull’onda dell’emozione, alte grida di sdegno è rientrato nel gregge, e chi aveva chiesto giustizia e pulizia se n’è scordato in cambio di una poltrona.

La sentenza di Strasburgo non è un risarcimento morale per le vittime, non c’è sentenza che possa risarcire un ragazzo o un anziano pestati a sangue da chi avrebbe dovuto difenderli, massacrati perché credevano nella possibilità di un mondo diverso e migliore. Non c’è sentenza che cancelli la paura, la sensazione di essere schiacciati da un sistema che, tolta la maschera, svela il suo volto bestiale.  I calci e i pugni, i colpi di manganello a ragazzi e ragazze inermi, sanguinanti, stupiti, con le braccia alzate,seduti per terra, sono arrivati a tutti noi e quelle cicatrici non c’è sentenza che possa cancellarle.

La sentenza di Strasburgo è la conferma che, purtroppo, la nostra legislatura protegge i picchiatori, i sadici di Bolzaneto e quelli che hanno dilaniato il corpo di Stefano Cucchi, le divise senza contrassegni della Diaz e i tanti, troppi vigliacchi che trovano soddisfazione nell’infierire contro chi non può difendersi. Le forze dell’ordine non vanno difese a priori, nessuno in uno stato democratico deve avere una patente di impunità, non può esserci ragion di Stato che giustifichi il sangue di vittime innocenti.

La sentenza di Strasburgo ha confermato la necessità dell’introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento. A questo punto è necessario che questo passo venga fatto al più presto, senza più tentennamenti e ipocrisie, senza più esitazioni. Come è necessaria una riforma delle forze di polizia che parta dal reclutamento e dalla formazione. E’ necessario anche che l’opinione pubblica comprenda l’importanza di questo atto di civiltà.

Tutti noi abbiamo bisogno delle forze dell’ordine, degli uomini in divisa che tutelano quotidianamente, rischiando la loro vita e a volte, purtroppo, perdendola, la nostra sicurezza e il nostro benessere. Né noi né le stesse forze dell’ordine hanno bisogno di picchiatori, sadici, violenti che confondono l’ordine con l’intimidazione e ritengono che la divisa sia uno scudo che li protegge da qualunque accusa.

Strasburgo non ha fatto giustizia, nessuno può fare giustizia dopo tanto tempo, ha solo indicato la strada da percorrere, perché quello che abbiamo visto quattordici anni fa non si ripeta, mai più.

Categorie:Attualità

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