A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Quella rabbia che resta


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Il giorno che Carlo Giuliani è stato assassinato ero a La Spezia, per un concerto di Bob Dylan. Ricordo che quando mio padre mi diede la notizia al telefono, il pensiero corse subito a un libro, forse per deformazione professionale, dal momento che mi procaccio da vivere spiegando cosa hanno scritto gli altri, “Cronaca di una morte annunciata” di Marquez.

Il concerto di Dylan, quella sera, fu memorabile. Non so se per caso, ne dubito, ma tirò fuori dal cappello tutte le sue canzoni più dure, le sue satire più feroci verso il potere. Da un lato provavo gioia per essere di nuovo lì ad ascoltare uno dei miei maestri, dall’altro ero triste per quello che stava succedendo in città.

Al ritorno, il mattino dopo, arrivato a Nervi e attraversando a piedi la città fino a Sampierdarena, dove abitavo, mi venne in mente un altro libro: Terra desolata, di Eliot.

Ricordo la sensazione di passare attraverso zone di guerra, ricordo la polizia perfettamente schierata in Corso Italia, quegli stessi uomini che, poco dopo, avrei visto, davanti alla televisione insieme a mio padre, restare inerti davanti alle provocazioni dei Black Block e caricare la folla inerme.

“ Ma erano già lì quando sono arrivato, potevano predisporre il controllo delle vie di fuga e fermare i black block senza problemi, bastavano pochi uomini per farlo!” ricordo di aver detto più volte incredulo mentre assistevo alla mattanza.

Ero furioso e mio padre lo era ancora di più da vecchio sindacalista che aveva partecipato a tanti cortei in anni difficili. Poi è arrivata la rabbia, quella vera, quella non dettata dall’emozione del momento ma dalla consapevolezza che quei polizotti entrati alla Diaz e i torturatori di Bolzaneto non stavano calpestando solo dei ragazzi inermi ma stavano calpestando i nostri diritti, la nostra idea di democrazia, il diritto di protestare che altri ragazzi avevano conquistato col sangue in una guerra di liberazione.

Parlare del G8, ancora oggi evoca in me sentimenti forti, da anni medito un libro su quei giorni ma non riesco a scriverlo perché troppo forti sono le emozioni che mi prendono la mano appena apro il word processor.

La sentenza di qualche giorno fa, se possibile, ha acuito ulteriormente la mia rabbia per non parlare del consueto uso strumentale che Renzi ha fatto di quella notizia. proponendo in fretta e furia l’approvazione di una legge sul reato di tortura che fa acqua da tutte le parti.

Una legge sulla tortura che prevede la prescrizione, contrariamente a quello che accade negli ordinamenti giudiziari di tutta Europa, è una presa in giro, una legge che considera la tortura un reato comune, è una presa in giro. Tanto per dirne una, con questa legge né i picchiatori della Diaz né quelli di Bolzaneto sarebbero condannati.

Luigi Manconi ha detto che è meglio una legge mediocre che niente, io mi chiedo se non sia arrivato il momento di smetterla di accontentarci di leggi mediocri, di smetterla di farci prendere in giro.

Credo che Renzi stia per l’ennesima volta mancando di rispetto a tutti noi, che per l’ennesima volta in nome di un calcolo cinico e meschino abbia approntato un’operazione di facciata senza nessuna intenzione di risolvere il vero problema, quello di un riordino delle forze di polizia in cui si ponga particolare attenzione al reclutamento e alla formazione, con test periodici che valutino se esiste la più remota possibilità che un uomo dello stato si trasformi in un torturatore sadico.

Personalmente, vorrei, quando penso alle forze dell’ordine, ricordare Ninni Cassarà, ucciso sotto gli occhi di sua figlia dalla mafia, gli uomini delle scorte di Falcone e Borsellino, i due carabinieri uccisi dalle Br  mentre prendevano il caffè a due passi da casa mia, il maresciallo Maritano, i tanti troppi caduti durante gli anni di piombo per la difesa della nostra libertà.

Pensare che siano uomini così, fatti di quella pasta, a girare per le strade, mi darebbe sicurezza, mi conforterebbe, mi restituirebbe un minimo di fiducia nelle istituzioni.

Purtroppo, invece, per la strada girano liberi i torturatori del G8, difesi dai soliti, miserabili, noti. E  quella rabbia torna a scorrere di nuovo, come un fiume alimentato da nuove piogge, tossiche.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Mi sento di consigliare a tutti la serie “1992” su Sky: un pezzo importante della nostra storia ben scritto e ben recitato!

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