A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Di presidi sindaci e pensiero unico


 

scuolaIl soffitto della scuola elementare crollato a Ostuni suona come un sinistro anticipo dei risultati che il DDL sulla scuola,  in discussione alla Camera, potrebbe produrre se non venisse modificato nelle sue linee generali,

Se trenta associazioni provenienti  da diversi settori della società civile hanno sentito il dovere di firmare, insieme alle principali sigle sindacali, una appello al Parlamento perché tale disegno venga ritirato e si metta mano ai veri problemi della scuola italiana ( l’appello si chiama La scuola che cambia il paese e lo trovate ovunque digitando il titolo su Google) anche il presidente del consiglio potrebbe, per una volta, provare ad ascoltare invece di continuare a stordirci con chiacchere e battute da avanspettacolo.

Da rappresentante sindacale ho avuto modo di seguire i dibattiti e gli interventi a cui hanno preso parte esponenti della maggioranza e delle opposizioni, constatando che tutti, nessuno escluso, non hanno la minima idea di cosa sia la scuola italiana, di cosa consista il lavoro degli insegnanti e di cosa c’è bisogno per risolvere gli innegabili problemi che la scuola presenta.

Se non fosse così, non avremmo assistito in questi ultimi anni alla progressiva distruzione di un modello di scuola copiato in tutta Europa.

La scuola italiana, oggi, vive una forte situazione di diseguaglianza: esistono, di fatto, scuole di serie A e di serie B all’interno di ogni città e, paradossalmente, ad attirare i finanziamenti maggiori, ad offrire le migliori opportunità formative, sono le prime e non le seconde. E’ già stata eliminata la funzione della scuola come ascensore sociale e come veicolo di affrancamento dall’emarginazione e il passaggio a un scuola sempre più appannaggio delle classi sociali più elevate e sempre più chiusa verso chi non ha possibilità economiche si completerà dopo questa riforma. Il dettato costituzionale viene tradito ogni mattina  dalla constatazione che nel paese esistono regioni, città, con scuole dotate delle più aggiornate dotazioni tecnologiche e scuole in cui cadono i soffitti sulla testa dei bambini. Ma a nessuno sembra importare molto.

Il disegno di legge presentato frettolosamente dal governo e compilato altrettanto frettolosamente usando un italiano opinabile, non viene incontro a nessuna delle emergenze che oggi affliggono la scuola: non si parla del rinnovamento dei programmi, della cancellazione del gap tecnologico tra Istituto ed Istituto, tra regione e regione, dell’adeguamento del fondo d’istituto, del tempo pieno e del tempo prolungato, della diminuzione del coefficiente di alunni per classe, solo per citare i problemi più urgenti dal risolvere. Non si parla neanche, ma a questo siamo a abituati, del rinnovo del contratto di lavoro per il personale della scuola,scaduto da sei anni.

Il governo invece se ne esce con dichiarazioni estemporanee e mendaci sull’inglese alle elementari o sulle ferie degli insegnanti ( una vera ossessione psicotica, questa delle ferie degli altri, da parte di gente che lavora tre giorni a settimana) e con un disegno di legge focalizzato a  dare ai dirigenti scolastici un potere pressoché assoluto.

Renzi, in poche pagine mal scritte, cancella il principio di cooperazione, fondamento della scuola italiana, azzera gli organi di rappresentanza privandoli di ogni potere, elimina de facto i sindacati, invade ampi territori del contratto nazionale di lavoro che, non essendo stato rinnovato,è ancora in vigore. I presidi non diventano sindaci ma padroni tout court della scuola, con licenza di assumere, licenziare e indirizzare la didattica, particolare inquietante dal momento che molti di loro, specie tra le ultime leve, non sono mai entrati in un’aula scolastica per tenere una lezione.

A onore di una categoria che per ovvie ragioni non è tra le mie preferite, va detto che molti dirigenti non sono per nulla soddisfatti dei nuovi oneri e onori che il governo vorrebbe caricare sulle loro spalle, ovviamente a costo zero.

Si tratta comunque di un attacco gravissimo ai diritti dei lavoratori e al diritto allo studio. un  golpe alla governance della scuola, evidentemente mirato a una rivoluzione culturale che porti alla predicazione del pensiero unico che questo governo cerca in tutti i modi di insinuare nella mente delle persone.

Categorie:Attualità

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