A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Storie di ordinaria italica viltà (ma non solo)


don ciotti anna canepa

Il camerata Tortosa, fulgido esempio di servitore delle stato, guarda caso esterna il suo sdegno verso l’Europa, rea di aver condannato l’impavido assalto alla Diaz da parte dei celerini, quando il reato commesso da lui e dai suoi amici fascisti è caduto in prescrizione e non rischia nulla, se non una doverosa sospensione dal servizio per la sua imbecillità e le inascoltabili parole su Carlo Giuliani, calpestato per l’ennesima volta.

Sul coraggio di quella squadra di picchiatori molto si è scritto in questi giorni, molti politici hanno chiesto con sdegno la testa di Tortosa, politici che nel 2001 sono rimasti al loro posto tacendo. Si è distinto, come di consueto, per sprezzo del pericolo e audacia, il presidente del consiglio che, non avendo fatto il militare ignora il concetto di catena gerarchica e, a proposito di De Gennaro ha detto che non può esserci un solo capro espiatorio. Sono d’accordo: vogliamo davvero che venga condannato chi ha dato gli ordini delle cariche, chi ha autorizzato le torture di Bolzaneto e la temeraria incursione alla Diaz?

Un altro grande esempio di responsabilità è quella dello della candidata della regione Liguria che, indagata per reati gravissimi, invece di restituire banalmente la sua candidatura, proclama con italico orgoglio, citando Puccini: “Vincerò”.

Che dire poi di Salvini? Questo eroe padano sempre pronto a lanciarsi nella mischia difendendo l’indifendibile, questo abbagliante esempio di leone pronto a lanciarsi senza timore sugli agnelli specie se, come i profughi, come i rom, gli agnelli non hanno voce per belare?

Ma l’esempio più supefacente di nostrano ardimento l’ha avuto il governo  dopo le esternazioni di Papa Francesco sul genocidio degli armeni. Il pontefice è stato subissato di insulti e minacciato da Erdogan e non un membro del governo, sempre pronti a tirarlo in ballo in ogni occasione quando gli conviene, ha detto una parola per difenderlo, forse memore dell’antico detto:”Mamma li turchi”.

Ieri ho assistito a un incontro tra don Ciotti e Anna Canepa, procuratore nazionale della Dia. Ascoltando le parole chiare, nette e senza possibilista di essere equivocate della dottoressa Canepa, che ha spiegato come la nostra legislatura non renda ancora conveniente la scelta della legalità, come sia necessario un intervento più incisivo della stato e soprattutto, un cambiamento culturale, e il consueto, accorato appello di don Ciotti che, con voce rotta a causa dell’influenza, ha lanciato l’ennesima sfida al potere mafioso, intervento che ha trovato, a mio parere, il suo punto più alto quando, ricordando che ai tempi della raccolta firme sulla legge per la confisca dei beni alla mafia, qualcuno aveva detto: “farà la fine degli altri”, don Luigi ha ruggito:”Siamo ancora qui, siamo vivi e continuiamo la nostra battaglia” facendo esplodere il pubblico in un applauso commosso.

Ascoltando questi due esempi di coraggio e comparandoli con quello che ogni giorno ascoltiamo in video e leggiamo sui giornali, con le miserabili e meschine storie di cui gli esempi citati sopra sono solo pochi fili di un immenso pagliaio sporco di letame, ascoltando le parole di Gino Strada, che ha annunciato col consueto volto sofferente che la battaglia contro l’Ebola è per ora stata vinta, mi sono detto che sì, molte volte ci si deve vergognare di essere italiani ma, qualche volta, per fortuna no.

Categorie:Attualità

Tag:, , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...