A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lettera aperta di un insegnante al presidente del consiglio


renzi-napoleone

Egregio sig. presidente,

Le scrivo controvoglia, consapevole della patologica incapacità che ha più volte manifestato ad ascoltare voci diverse dalla sua. Tuttavia, poiché lei ha offeso la mia categoria, ritengo doveroso indirizzarle queste righe.

Lei oggi ha affermato che lo sciopero proclamato dai sindacati della scuola la fa ridere.

Ride della democratica manifestazione di dissenso di una categoria che, ogni mattina, quando entra in aula, se il soffitto non le cade sulla testa, mette in atto quella Costituzione che lei sta facendo a pezzi, la rende cosa viva, reale, eroga un diritto fondamentale la cui importanza è riconosciuta in ogni democrazia, tranne che nella nostra.

Lei ride del fatto che lavoratori mal retribuiti decidano di rinunciare a una giornata di lavoro, rinuncia che comporterà altre rinunce, per manifestare il proprio dissenso e denunciare le stupidaggini che da mesi sta facendo circolare sul nostro conto.

Dal momento che ogni mese noi la paghiamo, la prego, smetta di ridere, mostri rispetto, presidente.

Lei è un bugiardo, presidente, e glielo dimostrerò, perché, al contrario di lei, non ho l’abitudine di buttare al vento frasi prive di qualsiasi fondamento.

Quanto al fatto che la scuola è delle famiglie e non dei sindacati, ci tengo a dirle che fare sindacato, chi le scrive lo fa, significa rinunciare a una parte del proprio tempo libero per difendere i diritti degli altri. Chi fa sindacato non ruba, come fanno e hanno fatto persone a lei vicine, e non accampa pretese di potere, si limita a chiedere che vengano rispettate regole spesso stabilite dallo Stato e dallo Stato disattese, come ad esempio, il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Lo aspettiamo da sei anni.

Il suo populismo, l’affermazione che la scuola è delle famiglie, in un momento tragico, in cui l’unica cosa che le si richiede è il silenzio, non è solo stucchevole, arrogante, penoso, è osceno.

Lei è un bugiardo perché non ha firmato nessun decreto di assunzione, e avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento, e non farà nessuna svolta storica sul reclutamento perché lei, presidente, è costretto da una sentenza della corte europea ad assumere un numero di docenti comunque molto inferiore a quello che ha annunciato ai quattro venti a Settembre. Noi non siamo i suoi lacché, presidente, non siamo le sue veline dal sorriso smagliante, noi abbiamo la memoria lunga.

Lei è un bugiardo perché  non ha varato nessuna riforma epocale,  quel testo che ha inopinatamente intitolato La Buona scuola, oltre ad essere scritto malissimo, non è una riforma, ma un golpe. E’ il tentativo di violentare per l’ennesima volta la Costituzione snaturando la funzione della scuola, svilendo il ruolo degli insegnanti nel tentativo di costringerli a una guerra tra poveri per spartirsi l’elemosina, di trasformare ogni singolo istituto in un feudo, dove il feudatario può concedere manodopera gratuita alle imprese dell’amico o costringere gli insegnanti sgraditi ad andare via, facendoli rotolare come palline in una grottesca roulette. Questo lei sta cercando di fare presidente, e lei e i suoi vassalli siete dei bugiardi quando affermate che si tratta di una rivoluzione. Ma forse voleva dire reazionario.

Il suo progetto ci riporta alla riforma Gentile. Lei sa chi era Giovanni Gentile? No, vero? Era un filosofo, un brillante filosofo che purtroppo finì per credere alle vanterie rivoluzionarie di un ignobile e criminale cialtrone e ne diventò l’ideologo, pagando con la vita questo errore. Il cialtrone di cui sopra, una volta raggiunto il potere grazie a quella grande borghesia italiana da sempre fucina inesauribile di disgrazie per il paese, per prima cosa, guarda un po’, riformò la scuola. Sa quali erano le parole d’ordine di Gentile? Ad andare avanti dovevano essere i meritevoli, meglio se figli di ricchi, per tutti gli altri la scuola doveva preparare al lavoro. Le ricorda niente?

Nel suo nefasto progetto non c’è nemmeno un accenno ai ragazzi e alle ragazze che ogni giorno si siedono sui banchi davanti a noi, non parla di riforma dei programmi scolastici, di adeguamento di ogni scuola alle nuove tecnologie, così che allo Zen di Palermo si possa insegnare esattamente come in via Monte Napoleone a Milano eliminando una discriminazione tra scuola e scuola, discriminazione anti costituzionale che di fatto esiste ma di cui né lei, né i suoi servi fedeli, vi siete accorti, non c’è una parola sulla valutazione, né sulla modifica di un esame di terza media ormai obsoleto, per non parlare della possibilità di abolire un istituto ormai quasi inutile come la bocciatura. Non c’è neanche il rinnovo degli organi collegiali che, anzi, verrebbero di fatto esautorati dal nuovo preside-feudatario, altro che scuola delle famiglie! C’è invece, la possibilità per fondazioni private di investire il loro denaro nelle scuole, anche questo in violazione al dettato costituzionale che prevede che la scuola pubblica debba ricevere finanziamenti dallo Stato e ci sono i finanziamenti alle scuole private, anche questi in violazione al dettato costituzionale.

La sua idea di scuola è quella di una fucina di servi, obbedienti e ligi alle direttive del potere, votati alle magnifiche sorti e progressive che lei riserverà al paese. Gli insegnanti, secondo lei, devono essere come i suoi lacchè: obbedienti, fedeli alla linea, cassa di risonanza delle sue idiozie. La sua idea di scuola non nasce da studi pedagogici o sociologici, viene direttamente dalle pubblicità del Mulino Bianco.

La scuola che noi vogliamo, la scuola per cui scenderemo in piazza, signor presidente, è una scuola solidale e cooperativa, che torni ad essere ascensore sociale e a formare la coscienza critica dei nostri giovani, una scuola che sia uno spazio di libertà e di democrazia, aperta al mondo e alla condivisone, una scuola costituzionale.

Si vergogni, signor presidente, si vergogni delle sue bugie, del suo progetto, del suo disprezzo verso chi ogni giorno cerca di svolgere nel migliore dei modi il proprio lavoro, nonostante le difficoltà, nonostante la burocrazia, nonostante quelli come lei.

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. Sono con lei e contro il parolaio tanto aduso di proclami roboanti quanto vuoto nei fatti.

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  2. La ringrazio, siamo tutti stanchi di bugie.

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