A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Per una nuova Resistenza


 

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Ho sempre considerato il 25 Aprile la festa più importante dell’anno, una festa che non è solo civile. Il ricordo di chi ha dato la propria vita per la libertà di tutti, di chi si è sacrificato per un ideale comune di uguaglianza, sconfina nel sacro, assume inevitabilmente le vesti di un rito nobile e ineludibile, che affonda le proprie radici nei culti arcaici che celebravano gli eroi.

Questo 25 Aprile che arriva dopo la tragedia del mare di Sicilia è gravido di malinconia, di cattivi presagi e, a un tempo di semi di speranza. I cattivi presagi nascono da quello che si sente sugli autobus o che si può leggere nei forum o sui social network, testimonianza di una assenza di valori spaventosa, vertiginosamente distante dai valori di quei ragazzi morti sulle nostre montagne settant’anni fa. La speranza nasce da tante persone che scelgono di stare dalla parte degli altri, che quotidianamente spendono parte del loro tempo per costruire un mondo migliore.

Per chi fa il mio lavoro, diventa complicato accettare affermazioni di sconcertante  e cinico razzismo che arrivano da ragazzini di dodici, tredici anni. Complicato e avvilente. Tanto più complicato e avvilente quando si prende consapevolezza del fatto che a inculcare certe idee nei ragazzi sono spesso i genitori, brave persone, che tengono al futuro dei loro figli, che apprezzano il lavoro svolto a scuola e conoscono benissimo le idee del sottoscritto in fatto di accoglienza e solidarietà perché non ne ho mai fatto mistero e lavoro da tanti anni nella stessa scuola da essere piuttosto conosciuto ne quartiere. Queste persone sanno anche che la scuola, in quanto presidio di democrazia, non può ignorare quello che recita l’articolo tre della Costituzione:  la parità di diritti senza discriminazioni di sesso, razza, religione.  A dire la verità, a nessuno dovrebbe essere lecito ignorare la Costituzione.

Che fare? Entrare in conflitto con le famiglie sarebbe sbagliato e deontologicamente scorretto, la libertà d’opinione vale anche quando le opinioni altrui non ci piacciono, e allora? Allora, a mio parere, si può, si deve proporre, proporre, non inculcare o insegnare, proporre una gamma di valori diversi, invitare i ragazzi a cambiare punto di vista, a mettersi dalla parte dell’altro, senza pretese di possedere la verità in mano.  Si sente sempre più forte nelle nostre scuole la necessità di una svolta pedagogica che ci permetta di tornare a essere magistri vitae oltre che magistri scholae, mentre da più parti si alzano voci che vorrebbero che gli insegnanti fossero ridotti a meri ripetitori di nozioni tecniche, asettiche e monotone voci impegnate a ripetere formule vecchie e fredde.

Se c’è ancora una dignità nel mio mestiere, se c’è ancora un motivo per continuare a farlo nel migliore dei modi, è offrire a chi hai di fronte una possibilità di scelta, quella scelta che tanto intimorisce il potere, accendere nei ragazzi lo spirito critico, la consapevolezza che si può dire di no, che non è necessario pensare sempre come gli altri, che è importante pensare i propri pensieri. Le formule e i tecnicismi non sviluppano lo spirito critico, non propongono valori, le idee e i pensieri sì.  Qualcuno vorrebbe che nelle scuole italiane si limitassero le idee e si anestetizzassero i pensieri. Se non fosse per i partigiani, vivremmo esattamente in una società con un’unica idea e nessun pensiero.

E’ necessaria oggi una nuova Resistenza, è ineludibile un’ assunzione d’impegno da parte di tutti per cercare di frenare una deriva che potrebbe portare a conseguenze drammatiche. Dobbiamo ritrovare la forza e la voglia di impegnarci quotidianamente contro i mostri che infestano il nostro tempo: l’indifferenza, il razzismo, l’egoismo, l’individualismo, i quattro cavalieri dell’apocalisse, figli degeneri del pensiero liquido e del relativismo morale, del cinismo politico e del crollo di valori. 

Chiudo con una poesia di Louis Aragon, dedicata agli eroi di ieri, sperando sia un monito per tutti noi:

«Quando eravamo stranieri in
Francia, / dei mendicanti sulle
nostre strade / quando tendevamo
a spettri di speranza / la nudità
vile delle mani / allora quelli che si
sollevarono / foss’anche un istante,
foss’anche se colpiti troppo presto / 
in pieno inverno furono le nostre
primavere / e il loro sguardo ebbe il
bagliore di una lama».
 

Buon 25 Aprile.

Categorie:Attualità

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