A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Lettera al (basito) ministro Giannini


 

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Ministro Giannini, si vergogni.

Lei non può permettersi di definire “squadristi” e “abulici” dei lavoratori che manifestano il proprio dissenso, lei deve smetterla di insultare gli insegnanti italiani e dire che non capiscono e capiranno col tempo. Il problema, il suo grosso problema, sta proprio nel fatto che capiamo benissimo cosa state cercando di fare.

Lei deve piantarla di definire il disegno di legge sulla scuola “una rivoluzione”. Lei ha giurato sulla costituzione, ministro, e quel giuramento implica che non le è concesso mentire.

Lei mente quando parla di consultazione epocale con le parti interessate alla Riforma. Pochi incontri con platee compiacenti di aderenti al partito del presidente del consiglio o all’Anp, l’associazione più reazionaria dei dirigenti scolastici, non è una consultazione. Il sondaggio su internet, da cui siete stati subissati di insulti, non è una consultazione. Le sue interviste regolarmente smentite il giorno dopo, non sono una consultazione.

Lei mente quando parla di rivoluzione. Le elenco alcuni punti:

– Assunzione dei precari.

– Rinnovo del contratto di lavoro degli insegnanti e adeguamento degli stipendi agli standard europei.

– Adeguamento di tutti gli istituti scolastici italiani alle nuove tecnologie e messa in sicurezza degli edifici.

– Rinnovo dei programmi scolastici.

– Reintegro delle classi a tempo pieno e tempo prolungato.

– Riduzione del numero degli alunni per classe e introduzione della figura dello “psicologo d’istituto” ormai necessaria visti i problemi che ci troviamo ad affrontare quotidianamente.

– Aumento del fondo d’istituto per permettere quelle attività aggiuntive necessarie per il recupero degli alunni più in difficoltà.

– Una nuova legislatura per l’educazione degli alunni stranieri che superi quella vigente, assurda.

-  Aumento del personale Ata e di quello di segreteria per assicurare almeno l’ordinaria amministrazione.

Nel vostro disegno di legge, a parte le bugie che lei e il presidente del consiglio avete raccontato sull’assunzione dei precari, non c’è uno solo di questi punti, e non sono tutti,  uno che sia uno. Vi occupate di agevolazioni fiscali per enti e fondazioni private che investano nella scuola, inserite una sfilza di termini inglesi copiati da vari manuali che non significano nulla avulsi dal loro contesto, ecc.ecc.

La verità, Ministro, quella che non dite, quella che continuate colpevolmente a nascondere, è che state tentando di mettere a tacere gli insegnanti e di cancellare la libertà d’insegnamento. Il vostro disegno di legge, (io, al contrario di lei e del sottosegretario Faraone, bella figura di nullafacente, l’ho letto e posso spiegarglielo), con un colpo di spugna cancella tutti gli organi collegiali estromettendo dalle decisioni fondamentali della scuola, programmi, indirizzi didattici, ecc,, sia gli insegnanti che le famiglie e assegnando un enorme potere, non richiesto, ai Dirigenti scolastici.

La domanda che sorge spontanea è: perché? Su quale base un dirigente deciderà se un insegnante è degno o no di insegnare? La legge non lo dice. Potrebbe quindi farlo in base alle sollecitazioni delle famiglie, degli studenti, potrebbe anche farlo perché le idee politiche del docente in questione differiscono dalle sue, o perché gli è antipatico in quanto non china la testa di fronte alle sue decisioni. Come lo chiama questo lei, ministro? Lo chiama rivoluzione?

Come può decidere l’indirizzo didattico di una scuola un giovane dirigente formato come un manager aziendale dal suo ministero che non ha mai messo piede in un’aula e non ha mai avuto di fronte una platea di ragazzi?   Ma lei lo capisce che nella scuola si gioca il futuro di questo paese e che non potete usarla e stravolgerla nel suo assetto come fece a suo tempo Gentile?

E lei si permette di insultare dei lavoratori che le contestano questo schifo? Si vergogni, ministro.,

Un consiglio: il cinque maggio, quando riempiremo le piazze insieme alle famiglie e agli studenti, quando vi faremo capire forte e chiaro che la scuola della Costituzione non si tocca, non si affacci alla finestra: potrebbe restare basita.

Categorie:Attualità

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