A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

I sommersi e i dimenticati


profughi

Le prime pagine dei giornali sono da giorni occupate dalle miserie di una politica italiana sempre più infima e meschina. Nel frattempo in Europa, Juncker lancia un grido d’allarme dicendo chiaramente che eliminare Mare nostrum è stato un errore, che bisognerebbe ridiscutere le quote e il problema dell’immigrazione non può restare esclusivo appannaggio dell’Italia. Parole pesanti, da prima pagina ma che in prima pagina non ci finiscono. Perché non interessano a nessuno, perché quei novecento morti di qualche giorno fa sono, per i politici europei e italiani in particolare, un problema in meno da affrontare.

La retorica di regime vuole che nel recente vertice europeo sull’emergenza immigrati si siano fatti passi avanti quando, in realtà, non è così. Si è parlato di problemi pratici di contenimento dell’afflusso di profughi, ma il problema umanitario, il dramma di centinaia di migliaia di persone disposte a rischiare la vita per una ipotesi remota di futuro, non è stato neanche sfiorato. Per gli europei è fastidioso che i profughi muoiano in mare ma va benissimo che muoiano sotto le bombe, nelle prigioni o nei deserti di casa loro.

Basta salire su un autobus o, come il sottoscritto, sulla cattedra a scuola, per toccare, a tutti i livelli, il razzismo strisciante che si respira nell’aria. “ Non possiamo accoglierli tutti”, “Tra loro ci sono anche tanti delinquenti”, “ Bisogna aiutarli a casa loro” sono le irritanti e ossessive  litanie che si sentono ovunque.

E’ soffiando sul fuoco di questi luoghi comuni, di questo pensiero superficiale, decontestualizzato  e privo di di una seppur minima analisi dei fatti che lo preceda, che Salvini, politico dalla facies lombrosiana e dall’eloquio da bar sport sta costruendo il proprio consenso. Con irresponsabile e criminale accanimento soffia sul fuoco del razzismo e dell’odio disseminando bugie, sospetti, insinuazioni, volgarità di bassa lega.ì, scusate il gioco di parole involontario.

Ma il fenomeno Salvini non è politico, bensì mediatico. Dare spazio al radicalismo di Salvini  serve a Renzi a nascondere la deriva autoritaria a cui sta conducendo il paese. La disinformazione si conduce tramite quegli organi, come la stampa e la televisione, che dovrebbero essere i cani da guardia del potere e sono diventati i suoi cani da compagnia. Sbattiamo il mostro in prima pagina, mandiamolo ai talk show e nascondiamo l’altro mostro, quello sta tradendo la costituzione, che ha abolito il senato, sta approvando una legge elettorale che porta dritta al partito unico e vuole cancellare la scuola pubblica.

Ci sarebbe da ridere e da fare dell’ironia non fosse che stiamo parlando di esseri umani, di un esercito di disperati che è improvvisamente scomparso da giornali e telegiornali, sostituito per qualche giorno dalle vittime dell’ecatombe nepalese anch’esse, tra breve, destinate a non esistere più. Il tutto nell’indifferenza generale di un’opinione pubblica che si scuote solo se sente l’odore del pericolo arrivare su ciò che le somiglia: siamo stati tutti Charlie per un giorno (io non, ma questo è un altro discorso) perché Charlie era fatto della nostra stessa sostanza, vestiva come noi, parlava come noi ed era anche arrogante e blasfemo come noi. Gli altri, i sommersi dal mare o dalle macerie del terremoto, sono quello che siamo stati e non ci fa piacere ricordarlo.

Sono urla del silenzio quelle si levano dall’Africa e dal mondo di sotto, storie destinate a non essere raccontate, morti che pesano sulla coscienza di tutti. Nel Mediterraneo, insieme a novecento poveri cristi è annegata anche la pietà. Sarà un conto molto salato quello che, prima o poi, la storia ci presenterà.

Categorie:Attualità

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