A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La violenza a orologeria dei soliti sospetti


scontri_milano

 

Mi trovo, e non capitava da tempo, a dissentire dall’opinione di Roberto Saviano riguardo la violenza consumata ieri a Milano dai black bloc. Lo scrittore napoletano loda l’operato delle forze dell’ordine che, secondo la sua opinione, hanno evitato la carica dei violenti per non coinvolgere i manifestanti. Mezza città devastata in cambio della salute dei manifestanti pacifici: sarà, ma non mi convince.

A parte che i manifestanti si sono immediatamente allontanati dai violenti che, come di consueto, agivano lontani dal grosso del corteo,  e quindi la polizia poteva tranquillamente disperderli senza bisogno di alzare il manganello su chi non c’entrava nulla, non concordo con Saviano perché, a mio modestissimo avviso, gli scontri di ieri fanno il gioco del potere e, in particolare, mirano a due obiettivi ben precisi: delegittimare chi protesta contro l’Expo, facendolo apparire come un violento e intimidire chi Martedì 5 Maggio si appresta a partecipare a quello che si annuncia come lo sciopero più importante da molti anni a questa parte da parte degli insegnanti della scuola pubblica contro l’osceno disegno di legge presentato dal governo.

L’aria che si sta respirando da qualche giorno è simile all’aria mefitica che precedette quel maledetto Luglio 2001 ( al contrario di Saviano, chi scrive c’era). Anche allora c’era un governo in cerca di stabilità, una tensione sociale sopra il livello di guardia, il preannuncio di un autunno caldo. Anche allora i violenti fecero il gioco del potere, accendendo la miccia che deflagrò in una reazione sadica, violenta e criminale da parte delle forze dell’ordine presenti a Genova. Tra parentesi, anche allora c’era un fasc… pardon, uomo di destra al ministero degli Interni.

Il golpe bianco di Renzi sulla riforma elettorale rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol. Il premier si è fatto molti nemici ed è mal consigliato da una cerchia di consiglieri fidati più simili a cortigiani che a strateghi politici. C’è il fondato sospetto che l’alta considerazione che ha di sé stesso abbia portato il piccolo principe a un passo falso, ponendolo in bilico su una fune: una partecipazione straordinaria allo sciopero di martedì prossino farebbe oscillare pericolosamente quella fune. Non perché all’opinione pubblica e ai politici importi molto della scuola pubblica, e questo va detto chiaramente, ma perché ad aspettarlo sul fiume cominciano ad essere in troppi e lo stop sulla scuola potrebbe essere l’inizio di una ingloriosa nuotata.

Renzi sa benissimo di non poter rinunciare ai voti degli insegnanti, tanti, troppi per regalarli agli avversari politici, soprattutto adesso che comincia a pensare seriamente alle elezioni  e sa benissimo di non poter fare una totale marcia indietro sulla   pseudo riforma, perché costituirebbe la prima incrinatura, il primo rallentamento di quella che, nella sua mente, vive come una inarrestabile marcia verso la modernizzazione del paese. Una Milano di nuovo messa a ferro e fuoco da sobillatori mascherati, servirebbe a legittimare l’accusa di squadristi lanciata dal più inutile ministro della pubblica istruzione che si ricordi agli insegnanti e dargli ampia libertà di manovra in parlamento. Sarebbe un gioco troppo sporco? Non è stato un gioco sporco il G8? A chi ha fatto comodo, tornando indietro con la memoria, la mattanza di quei tre giorni?

I corsi e ricordi storici di vichiana memoria esistono come esiste un indubbio deficit nella memoria degli italiani, deficit che porta costantemente a rinnovare il mito dell’uomo forte che decide da solo. A studiare la storia italiana dagli anni settanta ai giorni nostri, si scoprirebbe che a pensar male quasi sempre si va nel giusto. La teoria nel complotto, nel nostro paese, si è’ rivelata quasi sempre realtà.

Ovviamente la speranza è che le mie siano elucubrazioni dettate dai brutti ricordi e che, quindi, martedì le piazze si riempiano di colleghi incazzati e Renzi capisca che deve tornare indietro. Io sarò a Milano perché non mi lascio intimidire, perché la riforma è una porcheria che non va approvata e perché voglio avere fiducia nelle forze dell’ordine, voglio pensare che Saviano ha ragione e io torto e che la Diaz e Bolzaneto sono stati due brutti sogni ormai passati. Da quello che accadrà nei prossimi giorni potremo misurare lo stato di salute della tenuta democratica di questo paese. Dopo ieri, non c’è da essere granché ottimisti.

Categorie:Attualità

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