A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Risposta alla lettera gli insegnanti di Renzi


 

renzi-pinocchio

Senza inutili cappelli che sfocerebbero nel vilipendio, prendo punto per punto la lettera inviata dal presidente del consiglio agli insegnanti e la confuto:

1) Assumiamo oltre centomila precari:

Non è vero perché i tempi tecnici non lo permettono più, è vero invece, anche se Renzi lo nega, che le assunzioni nascono da una sentenza europea che ha condannato l’Italia. Quando il presidente parla con sufficienza e ironia degli scontenti, quelli del TFA, delle GAE ecc., che non rientreranno nel favoleggiato piano di assunzioni dimentica che:

a) Parla di lavoratori che vanno rispettati.

b) Parla di persone a cui lo Stato, in cambio di parecchi soldi, ha chiesto di frequentare dei corsi per ottenere un punteggio e una qualifica che adesso il presidente dice che non vale più nulla.

2) . Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno

Lo vedremo e vedremo anche se al concorso seguiranno i posti di lavoro: conti alla mano e precedenti storici, la promessa appare piuttosto azzardata.

3) Mettiamo circa quattro miliardi sull’edilizia scolastica

Chiacchiere, promesse fatte già lo scorso anno e mai avverate. Per altro, se mai avverrà, c’è poco di che vantarsi: si tratterebbe solo di un investimento necessario, doveroso e fuori tempo massimo.

4) Diamo più soldi agli insegnanti

Balle. I cinquecento euro per la formazione non sono a bilancio e quindi sono solo chiacchiere. Quanto al merito, non c’è un’idea, una griglia di regolamentazione, verrebbe deciso solo dal dirigente e da un gruppo di insegnanti non si sa a che titolo. Abbiamo il contratto bloccato da sei anni: l’unico modo lecito per dare più soldi agli insegnanti è sbloccarlo e adeguare gli stipendi, il resto sono chiacchiere e fumo negli occhi.

5) Attuiamo l’autonomia.

Balle. L’autonomia si attua dando fondi alle alle scuole e lasciando loro libertà di gestirli. Il preside sceriffo c’è eccome, forse il presidente non ha letto bene la legge che propone, e il modello di scuole che propone è quanto di più distante dalla scuola cooperativa e solidale disegnata dalla costituzione. Quanto al fatto che i presidi non possano assumere amici e parenti, ci sono parecchi dubbi. Non per nulla, il disegno di legge ha fatto saltare di gioia la Aprea e l’Anp, l’associazione di dirigenti scolastici più reazionari del panorama associativo. Ma cosa crede, presidente, che siamo una massa di analfabeti?

6) Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro

Balle. La legge propone un grazioso regalo alle aziende: con la scusa dell’alternanza si fanno lavorare i ragazzi a costo zero. Tuttavia questo è, tra tutti i punti, quello meno sgradevole e insensato. Per calcolo di probabilità, qualcosa di vagamente positivo doveva pur esserci.

7) Educhiamo cittadini, non solo lavoratori

Balle galattiche. Non sono stati riformati i programmi né gli orari e i presunti incrementi di ore per certe materie sono solo dichiarazioni prive di un fondamento solido. Noi educhiamo cittadini, non lei, presidente, lei vorrebbe che educassimo sudditi.

8) Affidiamo a deleghe legislative settori chiave.

I settori chiave non si affidano a deleghe ma alla contrattazione o a leggi quadro. Altrimenti si resta alle solite chiacchiere.

Due note per finire:

1) Il Presidente afferma che l’Italia è un paese superculturale. Frase priva di qualsiasi senso logico che denuncia il suo retroterra culturale fumettistico e adolescenziale, che, per altro, si deduce anche dalla lettura della missiva.

2) La missiva è no reply, cioè non si può replicare. A parte che dimostra il senso per la democrazia del presidente del consiglio, è evidente che Renzi era consapevole della marea di insulti che avrebbe intasato la sua casella di posta se le repliche fossero state libere.

La scuola è una cosa seria e ogni giorno persone serie si siedono in cattedra e svolgono seriamente il proprio lavoro. Vorremmo tanto poter dire lo stesso di lei e dei suoi collaboratori, presidente. La sua lettera è un insulto all’intelligenza e alla professionalità degli insegnanti italiani.

Categorie:Attualità

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