A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Noi non vogliamo merito ma dignità


 

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Egregio signor Presidente del consiglio, egregia Ministra Giannini, egregi tirapiedi, lacchè, amplificatori umani di sciocchezze, ripetitori di mantra e servi del padroncino al seguito,

Gli insegnanti non hanno paura del merito né di essere valutati, perché vengono valutati ogni giorno dagli unici che hanno il diritto di farlo: i ragazzi e le loro famiglie.

Vi dirò di più: se c’è una parte poco gratificante, frustrante, a volte deprimente del nostro lavoro è proprio quella che scatena la vostra foia: la valutazione.

A noi non piace mettere voti, fare graduatorie e classifiche, stilare verdetti: non è quello il nostro lavoro. Il nostro lavoro, come è scritto in un libriccino di poche, chiarissime pagine che vi invito a leggere, la Costituzione, è quello di mettere tutti sullo stesso piano: ricchi e poveri, belli e brutti, bianchi e neri, tutti devono avere la stessa possibilità di acquisire valori, conoscere le regole del gioco, scegliere se rispettarle o no, imparare anche un po’ di nozioni utili a scoprire la bellezza che, nonostante tutto, ci circonda ancora in questo mondo schifoso: la bellezza insita in una equazione algebrica (io non ho mai imparato a vederla, purtroppo), quella clamorosa  di Michelangelo o Piero della Francesca, quella ironica e profonda di una pagina di Manzoni, quella alta e orgogliosa di un articolo della Costituzione.

Forse il problema è proprio questa: manca in tutti voi l’amore per la bellezza, il rispetto della dignità altrui, il senso del lavoro che dovreste svolgere e non svolgete. Conoscete il mito della caverna? No, lasciamo perdere, passare da Fonzie a Platone potrebbe risultare traumatico. Diciamo solo che il mito della caverna dice che, a furia di guardarsi allo specchio, si finisce per pensare che il mondo sia a nostra immagine e somiglianza, a furia di confrontarsi con chi è sempre d’accordo per calcolo, si finisce per pensare che tutti siano d’accordo. Ecco, lei si guarda troppo alla specchio.

Il presidente del consiglio che scrive alla lavagna non è divertente, ma solo offensivo. Trattare gli insegnanti come una platea di alunni un po’  tardi squalifica lei, signor presidente, la riduce al ruolo di un triste comico di avanspettacolo quale è, di un arrogante giovanotto accecato dal proprio ego che non conosce la differenza tra un sostantivo e un aggettivo. Lei deve guidare un paese in crisi, non fare cabaret. E’ pagato per questo e sta rubando il suo stipendio.,

Noi, signor presidente e signori di cui sopra, siamo sottoposti a una valutazione continua e a una autovalutazione altrettanto continua, quotidiana, che non termina col suono della campanella. Lei non ha idea di cosa significhi, di quale fatica si faccia a volte a cercare un dialogo con un ragazzo o una ragazza che hanno dei problemi, non sa quanto è sottile il filo della fiducia che si stabilisce con degli adolescenti, come sia sufficiente un gesto sbagliato, una parola di troppo, a spezzarlo e non recuperarlo mai più, non conosce il peso che si sente nell’anima quando si dice a un ragazzo che ha visto troppo per la sua età che le cose andranno meglio in futuro consapevoli che non è così. Noi facciamo tutto questo e anche di più,ogni giorno, cari signori privilegiati che ve ne state lì a pontificare con le vostre facce da culo, è il senso e la dignità del nostro lavoro.

Perdoni il turpiloquio: lo consente Boccaccio e lei lo provoca ogni volta che compare in televisione o apre bocca.

E’ triste che lei non lo capisca tutto questo,  come è tristissimo che i dirigenti scolastici tacciano: quelli più idioti, pregustando il sapore del presunto potere che sta per mettere nelle loro mani, quelli più accorti, sapendo che quel potere lo rispediranno al mittente, perché la scuola, le piaccia o no, piaccia o no a tutti voi, sepolcri imbiancati, la fanno gli insegnanti, non perché qualcuno glielo ordina, ma per quell’impulso interiore a voi sconosciuto che ci spinge a curarci del futuro di quei ragazzi che ci troviamo davanti ogni giorno, per quella cosa a voi sconosciuta che si chiama senso di responsabilità. I dirigenti questo lo sanno, molti di loro,la maggior parte di quelli che ho conosciuto, sono persone responsabili, rispettabili, oneste, cuor di leone no, di quelli ne ho conosciuto solo uno, ma onesti sì. E allora, per una volta, perché non uscire dal quel grigio riserbo in cui si trincerano di solito, per dire che questa presunta riforma è una porcheria.? Perché non scendere in piazza con noi a protestare con noi? Li attira il ruolo di caporali senza portafoglio che lei vuole assegnarli? Sono ubriacati dall’odore dell’arbitrio che lei li autorizzerà a commettere? Non credo, ma penso che non si possa passare la vita a non schierarsi mai, salvo arrivare un giorno a chiedersi se davvero si è vissuto.

Concludo, signor presidente: lei non può continuare a calpestare la nostra dignità. la nostra funzione sociale; il nostro senso morale è parecchi gradini sopra il suo e quello dei suoi servi. Faccia pure passare la sua riforma, la neutralizzeremo, come abbiamo neutralizzato le altre, la renderemo carta buona per sostituire quella igienica quando mancherà nelle nostre scuole, la faremo diventare materiale per comici a corto d’ispirazione. Intanto le manderemo un gigantesco vaffanculo alle prossime elezioni.

Perché, signor presidente, oltre ad avere più dignità di lei, oltre a essere più utili al paese di lei, oltre a parlare molto meglio di lei, noi abbiamo qualcosa che latita nel suo governo: un cervello che funziona.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Bellissimo articolo. Si nota subito scritto da persona competente, colta, onesta e di grande professionalità. Nessun paragone con questi politici che hanno un’unica dote: rubare il lauto stipendio e distruggere quel poco di buono che è rimasto in questo paese ridotto alla ignoranza, alla fame da un pupazzo ed una schiera di marionette. Presidente, la scuola è la base della civiltà. Studiare significa capire anche e soprattutto di che materia siete fatti voi politici. Voi potete governare solo un paese : ignorante. Professori andate avanti, perchè avrete sempre dalla vostra parte i giovani e le loro famiglie.

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