A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La classe operaia non abita più qui


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La notizia passa in terzo piano, come sempre accade, sui nostri giornali, con le notizie importanti. Una recente ricerca mostra che sono crollate le iscrizioni all’università nel meridione d’Italia e che, anche nel resto del paese, sono ormai appannaggio di chi sceglie la strada del Liceo, cioè, tradizionalmente, i figli delle classi medio alte del paese. Chi frequenta gli Istituti tecnici sceglie di non continuare a studiare: dal momento che dubito lo faccia perché trova lavoro, immagino che tale scelta sia dettata da necessità economiche e dall’impossibilità per la famiglia di continuare a sostenere i figli. E’ un dato che, purtroppo, ho toccato con mano diverse volte: ragazzi e ragazze da liceo, studenti di alto livello, scelgono sempre più spesso la strada che comporti il sacrificio economico minore per le proprie famiglie.

I dati sono numeri e come tale vanno interpretati, ma una prima conclusione arriva quasi spontanea: la scuola italiana non è più un ascensore sociale. Anni di tagli, riforme confuse, delegittimazioni, fino al disegno di legge in corso, ignobile ritorno a un passato remoto  e sinistro, hanno raggiunto lo scopo: fare sì che i livelli più alti d’istruzione restino appannaggio dei rampolli della classe dirigente peggiore d’Europa e che tutti gli altri vadano a rinfoltire le fila dei lavoratori, meglio se precari, flessibili, disposti a guadagnare meno e lavorare di più. Se almeno tale tendenza producesse fini intellettuali, sarebbe triste ma accettabile, il problema è che i prodotti sono di scarto, gente come Faraone e Salvini.

Che il potere non gradisca che il popolo possa attingere alla cultura è cosa nota, per altro facilmente dimostrabile con gli osceni programmi di basso livello che la televisione pubblica ci propina quotidianamente e dall’altrettanto osceno livello della nostra stampa, ma qui siamo di fronte a un vero e proprio ritorno al passato. Se leggiamo in parallelo questi dati con quelli sulla dispersione scolastica ci possiamo rendere conto che sta crescendo una generazione di emarginati, di giovani senza prospettiva e senza futuro, con ricadute sociali in termini di abusi di sostanze e violenza che saranno altissime. Con buona pace della Costituzione, naturalmente, testo ignoto ai più che recita addirittura l’obbligo dello Stato di rimuovere le cause che ostacolano il progresso e lo sviluppo degli individui, che pone come conditio sine qua non che la corsa non sia truccata ma che tutti possano partire con le stesse chances di vittoria.

Invece di un intervento strutturale sulla scuola che corregga questa tendenza, come è accaduto, ad esempio, in quel piccolo paese sottosviluppato che sono gli Stati Uniti, ci troviamo di fronte a provvedimenti che la peggioreranno, a un attacco frontale senza precedenti a una categoria, quella degli insegnanti, necessaria per dare una prospettiva alla paese. Non aiuteranno i ragazzi a scegliere di studiare e le loro famiglie a incoraggiarli né la guerra tra poveri che si scatenerà nelle scuole né i presidi sceriffi, né la cancellazione di migliaia di precari che da anni lavorano nella scuola e che da Settembre non esisteranno più.

La scuola cresce e svolge appieno il proprio ruolo se cresce la società che le sta attorno. Anni di politiche scellerate, la corruzione dilagante, l’infiltrazione mafiosa a tutti i livelli, la filosofia delle scorciatoie e del denaro come panacea di ogni male, stanno trasformando le scuole in tante fortezze Bastiani, in attesa di un cambiamento che non arriverà mai. Fortezze Bastiani che vengono sistematicamente bombardate da governi che considerano le scuole come corpi estranei, vuoti a perdere, spiacevoli saldi negativi nei loro bilanci. Invece di una rivoluzione culturale ormai necessaria, siamo di fronte a una controrivoluzione, a un’ondata reazionaria di fascismo travestito da efficienza manageriale.

I discorsi di Renzi e della Giannini sulla buona scuola, le idiozie di Faraone non sono solo l’espressione di una politica vuota, senza più idee, sono pura pornografia intellettuale, una tempesta fecale di parole inutili.

Categorie:Attualità

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