A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’emergenza democratica di cui nessuno parla


emergenza_democratica

Un governo che propone una legge elettorale con un premio di maggioranza assurdo che assicurerebbe al vincitore delle elezioni un potere, di fatto. totale per i cinque anni di legislatura, che con un’altra legge propone una astrusa modifica del Senato, privandolo della sua funzione prioritaria, quella di contrappeso al potere parlamentare, un governo che propone una riforma della scuola facendo a pezzi il principio di collegialità e delegando il potere di decisione a un uomo solo, col sottinteso, chiaro compito di mettere a tacere le voci fuori dal coro, che propone una norma secondo cui la Corte Costituzionale avrebbe il dovere di vagliare il peso economico che comporterebbero le sue sentenze e, nel caso, chiudere un occhio se i diritti dei cittadini vengono calpestati, è un governo liberticida e fascista.

Questo sa succedendo in Italia, oggi, nell’indifferenza e nella disinformazione più totali. Complici di questa vera e propria offensiva reazionaria senza precedenti, sono i grandi organi di informazione, stampa e televisione prima di tutti. Stiamo vivendo una situazione di “normalizzazione” fascista senza precedenti: le notizie, quando compaiono, sono frammentarie, imprecise, inesatte, tendenziose. Non c’è  un solo giornale che abbia il coraggio di affrontare i nodi reali di questa emergenza democratica.

Dall’altra parte, un paese sonnolento, inerte, che trova più comodo individuare facili capri espiatori per giustificare la propria ignavia e affidarsi a improbabili capitani di ventura che, quotidianamente, quasi ogni volta che aprono bocca, violano la Costituzione, violentano la lingua italiana e inquinano le nostre menti con cumuli di idiozie.

Ma la cosa più irritante sono i servi e le serve del capo: irritanti, onnipresenti, vuoti a perdere mentali in libertà, ripetitori e ripetitrici di slogan da venditori di terza categoria, privi di idee, di logica, di preparazione, di espressione, una generazione di cortigiani senza dignità che infesta programmi televisivi e direzioni di partito, che sorride vacua e finge comprensione e compassione verso chi ha di fronte che, naturalmente, non capisce. Gente che avrebbe fatto rivedere a Gandhi molti passaggi delle sue teorie sulla non violenza.

Eppure, nell’indifferenza dei più, nel silenzio assordante dei media, si resiste: i giuristi resistono e preparano ricorsi, gli insegnanti,compatti come mai, stanno bloccando gli scrutini nonostante le minacce infantili e meschine di dirigenti sull’orlo di una crisi di nervi, persino la sinistra del partito al potere sta rialzando la testa, forte del penoso esito delle recenti elezioni regionali, mentre l’unica vera opposizione oggi presente in parlamento, i Cinque stelle, nonostante i suoi radicalismi e le sue chiusure, nonostante i consensi persi, continua a mordere le caviglie agli avversari.

Ma questa resistenza non può avere successo senza l’appoggio delle gente. “Impugna un libro, è come un’arma” scriveva Brecht in una poesia che di solito faccio trovare appesa al muro, il primo giorno di scuola, ai miei alunni di prima. E’ necessario che la gente torni a informarsi, a partecipare, a prendere coscienza e in questo possono giocare un ruolo importante le associazioni, la società civile. Libera, Anpi, Arci, le associazioni cattoliche e quelle di sinistra, devono continuare senza tregua la loro azione di informazione e di azione sui territori.

Bisogna informare, partire dai quartieri, incontrare le persone, spiegare e invitare a partecipare e a diffondere le notizie.

E’ tempo che anche i social network abdichino in parte alla loro dimensione ludica per svolgere la funzione, appunto, di reti sociali: bisogna intensificare il tam tam di informazioni, petizioni, mobilitazioni.

E’ tempo che tutti si mettano i gioco, che si ritrovi la dimensione politica del vivere, l’impegno, la voglia e il coraggio di cambiare. Non solo contro il nemico di oggi ma contro il sistema che stanno creando alle nostre spalle.

Per non sentirci dire domani: “Welcome to the machine”.

Categorie:Attualità

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