presidente Mattarella

 

Egregio Presidente Mattarella,

lei è un costituzionalista ed è stato ministro della pubblica istruzione, mi chiedo come possa assistere in silenzio allo schifoso ricatto che il presidente del Consiglio ha fatto sulle assunzioni dei precari nella scuola pubblica, alle meschine bugie di squallidi comprimari come la Serracchiani e il servo di scena Faraone che parlano di assunzioni organiche a un riforma che di organico non ha nulla. Un ricatto a lavoratori che da anni aspettano un posto fisso è l’espediente più vile e meschino che un politico possa usare e lo qualifica per quello che è.

Mi chiedo come possa stare in silenzio di fronte al paradosso di un esecutivo non eletto, guidato da un megalomane affetto da narcisismo patologico e infantilismo, in calo inarrestabile di consensi, che si appresta a chiedere la fiducia su un provvedimento che demolisce un settore strutturale dello Stato.

Non si è mai visto nulla di simile in nessun paese civile, o meglio, sì, si è visto, nell’Italia di Mussolini. Ma quella riforma, brutta e classista, la scrisse Giovanni Gentile, una delle menti migliori del tempo, questa l’ha scritta Faraone, uno che la mente non si sa neppure se ce l’abbia. Dietro Mussolini c’era un’idea, da combattere senza riserve, dietro Faraone c’è solo arroganza e stupidità senza fondo.

Signor Presidente, gli insegnanti non stanno difendendo inesistenti privilegi, ma la loro dignità e gli articoli 33 e 34 della Costituzione che sanciscono il diritto allo studio e la libertà d’insegnamento che verrebbero cancellati se il testo passasse così com’è. Senza dimenticare l’articolo 3 e i diritti di migliaia di alunni stranieri su cui non viene spesa nemmeno una riga nel testo del Ddl.

Diceva don Milani che una scuola selettiva uccide la cultura: noi la pensiamo così, noi crediamo che la scuola, soprattutto la scuola dell’obbligo non debba creare uomini-merce da immettere sul mercato del lavoro, ma debba contribuire a formare uomini e donne responsabili e consapevoli, n non crediamo che la scuola, soprattutto quella dell’obbligo, debba preparare al lavoro ma siamo fermamente convinti che debba preparare alla vita.

Troviamo inquietante quest’enfasi posta sul ponte scuola-lavoro da parte di chi ha appena cancellato lo statuto dei lavoratori, ci viene il sospetto che si voglia tornare a un’idea di scuola a due binari: su uno si forma la classe dirigente, sull’altro la manodopera a basso costo. Questa visione ci ripugna e ci preoccupa.

Come ci ripugna e ci preoccupa l’antisindacalismo volgare e abietto, le bugie tendenziose, il sorriso sprezzante di chi non ha mai lavorato un giorno in vita sua e pretende di dire agli altri come devono svolgere il proprio lavoro.

Troviamo spaventoso che si voglia riproporre nella scuola, luogo di collegialità e condivisione, il modello che il presidente del consiglio ha imposto nel   partito: un uomo solo al comando, non importa quanto incompetente o mentalmente instabile, e uno stuolo di servi a ossequiarlo a riverirlo.

Non ci illudiamo, signor Presidente: i servi e i cretini proliferano anche tra di noi e si stanno già preparando a riverire il giovin signore di turno ma, per la natura del nostro lavoro, per la responsabilità che comporta, sono in numero minore che in altre categorie e la maggior parte di noi sta preparando la resistenza.,

Noi non ci stiamo a questa visione della scuola, signor Presidente, e se nonostante buon senso  lo sconsigli, questa riforma passerà, la combatteremo in ogni scuola, annullandola, ridicolizzandola, cancellandola.

Ma di lei abbiamo stima, per la sua storia, per la sua integrità, per questo la preghiamo di non apporre la sua firma su una legge assurda, inutile, grottesca, che metterebbe a grave rischio il futuro dei nostri ragazzi e del nostro paese.

Cordialmente suo

Un insegnante della scuola pubblica italiana

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