A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Quando la misura è colma


deserto

In questo paese, negli ultimi trent’anni, le categorie etiche e morali sono state completamente ribaltate da politiche che hanno portato avanti una nuova ideologia basata sul mito dell’uomo solo al comando.

A dire la verità, il fenomeno non è solo italiano: basta guardare l’agiografia che si è creata attorno alla figura di uno spregiudicato e cinico capitalista come Steve Jobs, trasformato dalla vulgata in santino e modello per i giovani.

Perché il provvedimento passato ieri al senato colma la misura e rappresenta una linea di confine, lo spartiacque tra la democrazia e qualcosa che non lo è più?

Innanzitutto per l’ossessiva campagna mediatica portata avanti dal governo, campagna basata su spudorate menzogne. Non ci sono state ampie consultazioni, la riforma non permette un ampliamento dell’offerta formativa, le assunzioni sarebbero state comunque fatte per assicurare il turnover e rispondere alla sentenza di Bruxelles. Il problema è che chi continua a dare queste notizie non sono gli improbabili editorialisti berlusconiani, strasputtanati e farseschi, ma persone che fino a ieri apparivano come gli oppositori del sistema, chiedendo a gran voce il ritorno di una politica pulita. Il caso di Repubblica è emblematico: per una testa giornalistica importante che non sia il Corriere della sera, scegliere di non schierarsi su un provvedimento così importante, condotto e portato a compimento con modalità così discutibili, equivale a dichiararsi favorevoli. Dunque quelli che fino a ieri erano impietosi e feroci detrattori di un regime oggi sono diventato i fidi alfieri di un altro regime.

In secondo luogo la misura si colma per la vigliaccheria del governo, che approva un provvedimento su un settore strategico per il futuro del paese in Luglio, quando insegnanti e famiglie consumano il rito degli esami e non c’è spazio per proteste di massa. Per altro, dopo aver annunciato un rinvio e un dibattito aperto.

In terzo luogo perché, in un colpo solo, il presidente del consiglio mette la scuola al servizio di Confindustria, l’unica contenta del provvedimento, e assesta un colpo mortale al sindacato tutto, vanificando la più grande sollevazione che mai ci sia stata nella scuola.

Proprio qui sta il punto: al di là degli effetti devastanti che questo provvedimento avrà sulla scuola, la sconfitta del sindacato, mai così unito, mai così deciso, è la sconfitta di tutti i lavoratori italiani. Stabilisce il principio che il sindacato non conta nulla, la piazza non conta nulla, la gente non conta nulla, conta solo il volere del capo. Più o meno in questi termini ha parlato ieri sera Deborah Serracchiani, dicendo che a Renzi non importa del consenso ma di lavorare per il bene del paese. Peccato che la democrazia si fondi proprio sul consenso.

Eppure il disegno strategico, per chi conosce un po’ di storia, è chiaro: assicurarsi la totale complicità dei media, depotenziare quel presidio di democrazia costituzionale che, nonostante tutto, è ancora la scuola, azzerare i sindacati. Cosa seguirà, non ci vuole un geno a capirlo.

Nessuno, né sulla stampa né in televisione,  coglie l’enormità di un governo non eletto dal popolo, in calo emorragico di consensi che con un blitz vigliacco approva a forza di fiducia una riforma che risolve il problema dei precari nella scuola precarizzando tutti, non diversamente da quanto fatto in precedenza col jobs act.

Qui non si tratta di essere di destra o di sinistra ma di aver perso la capacità di applicare quella categoria etica necessaria alla democrazia che si chiama indignazione. Indignazione per una politica che non rispetta più la Costituzione e, soprattutto, non rispetta più il popolo.

 

Quello che è successo ieri, ci dice quello che succederà domani, ma nessuno sembra rendersene conto. E’ molto più comodo e semplice ascoltare le sirene che invitano a prendersela con i gay o con i profughi o con gli zingari,piuttosto che ragionare su quello che succede intorno a noi.

Il nostro paese vive un vuoto morale e ideale, spaventoso, Renzi è solo lo specchio di questa realtà, un paladino del nulla in un paese dove alla voce valori non c’è scritto nulla.

Sulla scuola concludo con un aneddoto: un mafioso, registrato in una intercettazione telefonica, disse che non aveva nessuna paura dei carabinieri e della polizia, ma temeva la maestra di sua figlia. Nulla spaventa più la mafia del pensiero libero, della cooperazione, delle decisioni collegiali. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. Posso segnalarti questa intervista a Pietro Guerrieri, direttore generale di SES Astra Italia, sul futuro della tv italiana? https://www.youtube.com/watch?t=200&v=pxZg5u7lJiw

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