A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La scuola si uccide solo d‘estate


 

ripscuolapubblica

Ormai non è neanche più argomento da talk show, anzi a dire il vero non lo è mai stato: il silenzio sotto il quale è passato l’omicidio della scuola pubblica  è un silenzio da regime, o da paese a democrazia limitata, se preferite.

Cosa succederà adesso? Da sindacalista, da insegnante,da attivista di Libera (una delle 35 associazioni che ha firmato il manifesto per una scuola più vicina al dettato costituzionale, ignorato dal governo), non posso che accusare il colpo. Inutile cercare di nascondere che il k.o. è stato micidiale, non solo per tutti noi che sediamo in cattedra, ma per il paese intero.

Una delle prime cose che si imparano a scuola, specie se hai a che fare con ragazzi difficili, è che le prove di forza è meglio evitarle ma se ci arrivi, le devi vincere. La scuola italiana è arrivata a una prova di forza e l’ha persa. Questa volta, almeno, ci siamo battuti con tutti i mezzi, certo, forse svegliarsi un po’ prima avrebbe giovato, anche se non so quanto.

Avrebbe certamente giovato una levata di scudi da parte dei dirigenti scolastici, a difesa di quella istituzione che sarebbero tenuti a rappresentare, ma d’altronde dovrebbe rappresentare la scuola anche il ministro Giannini, che ha dimostrato più volte di essere completamente a digiuno sull’argomento.

Così ci tocca incassare anche l’autoglorificazione di un insulso portaborse di terza categoria con amicizie discutibili assai, come il vice ministro Faraone, perfetto rappresentante di quella burocrazia parassitaria e arrogante che nessuno si sogna di riformare né di eliminare.

Avrebbe giovato anche una levata di scudi di intellettuali come Umberto Eco, Eugenio Scalfari, Marco Travaglio, Zagrebelski, che si sono ben guardati dall’affrontare l’argomento. L’hanno fatto il solo Rodotà, persona autorevole di grande caratura ma, purtroppo, identificato con la sinistra radicale e quindi ghettizzato e Tullio De Mauro, autorevolissimo anch’esso, ma per gli addetti ai lavori. E’ paradossale, ma a difesa della cultura è mancata la cultura.

Tutto si è svolto come da copione, compreso l’atto finale a fine Giugno, a giochi fatti nelle scuole, mentre si svolgono gli esami  ed è impossibile pensare a grandi azioni di protesta. In perfetto stile mafioso, l’agguato è stato vile, i vigliacchi colpiscono solo alle spalle.

Ma l’assalto alla scuola o.meglio, alla colonizzazione della scuola, alla mafiosizzazione della scuola, continua in modi più o meno sottili: dopo i presidi padrini, ecco centinaia di migliaia di persone  scendere in piazza contro la cultura gender e, più specificamente, contro l’insegnamento della cultura gender nelle scuole. Al di là del merito, è il principio che va evidenziato: delegittimare gli insegnanti come è stato fatto dal governo, significa metterli alla stregua di chiunque, dare a chiunque il diritto di dettargli l’agenda didattica dicendo cosa è lecito e cosa non è lecito spiegare a scuola. E’ solo il primo attacco alla libertà d’insegnamento: ne arriveranno altri.

“Qui non si fa politica”, c’era scritto nelle aule durante il ventennio, ed è esattamente quello che vuole Renzi: un pensiero unico, convergente con quello del potere. Peccato che la scuola sia luogo politico per eccellenza, la sede dove si dovrebbe aiutare lo sviluppo del pensiero critico, dove si dovrebbe insegnare ad andare contro il pensiero dominante per svilupparne uno autonomo e libero, Ma autonomia e libertà sono parole che spaventano questa sinistra, e allora mettere gli insegnanti sotto padrone, precarizzare una categoria mettendola sotto ricatto triennale, può essere una buona idea per chi ha a cuore solo la propria immagine riflessa.

Cosa succederà adesso? Calma piatta per un paio di mesi, poi si torna in piazza, di nuovo oscurati dai media, che inviteranno ai vari, nauseabondi talk show, la vergine cuccia Boschi che sbatterà gli occhioni stupefatta dicendo che abbiamo le allucinazioni o lo scadente servo di scena Faraone, utile idiota di turno, o magari la basita Giannini, incapace di esprimere un pensiero proprio.

Non ci sarà, in quei talk shows, né Pantaleo, né Scrima, né colleghi normo pensanti che possano spiegare come e perché, uccidendo la scuola d’estate, si è ucciso un pezzo libertà.

Categorie:Attualità

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