A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Ma don Milani non abita più qui


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La proposta di inserire nei criteri di valutazione per i concorsi pubblici, oltre al titolo di studio, anche l’università di provenienza, non si sa bene sulla base di quali criteri, dimostra che gli insegnanti che da mesi protestano denunciando la distruzione della scuola pubblica non hanno allucinazioni (Boschi), non sono squadristi (Giannini) e capiscono benissimo quello che il governo vuole fare (Faraone, che è come Gurdulù: non sa se è lui a dire cazzate o sono le cazzate a dire lui. Ovviamente, non sa chi è Gurdulù)).

Questo esecutivo avanza al passo dell’oca verso  la creazione di una scuola sempre più classista, aperta a pochi ed elitaria. D’altronde, il sogno di ogni dittatura, anche quelle soft, è di creare una scuola che formi la classe dirigente secondo criteri e valori stabiliti dall’alto, in nome del bene comune ( di chi comanda), mentre una scuola che crea valori e segna i confini etici del mondo, è il peggiore dei suoi incubi.

La mafia uccide solo d’estate e la scuola si uccide solo d’estate. L’accostamento non è casuale: la privatizzazione è ormai una realtà, l’ingresso dei privati nelle scuole è consentito dal nuovo disegno di legge che verrà approvato Martedì prossimo e le università private faranno, letteralmente, carte false per entrare nel gotha delle facoltà che garantiscono punteggio aggiuntivo, casomai la folle e anticostituzionale proposta dovesse passare.

Non è lontano il giorno in cui sentiremo parla di “Scuola nostra” e la mafia festeggerà l’infiltrazione tra i suoi peggiori nemici. Perché la scuola è il peggiore nemico della mafia,  nei territori dove le cosche e le ‘ndrine spadroneggiano, spesso è l’unico presidio di democrazia,l’unico segno dell’esistenza dello Stato, perché a rialzare la testa contro la mafia,dopo Capaci e la strage che costò la vita a Borsellino e alla sua scorta, sono stati gli studenti palermitani, perché un’associazione come Libera attira migliaia di giovani straordinari che si impegnano quotidianamente in una lotta culturale contro le mafie.

Ieri sera a Genova si è tenuta una festa della musica contro le mafie e Anna Canepa, magistrato anti mafia, in un bellissimo videomessaggio ai tanti giovani accorsi( non troppi, perché Genova continua a dormire il sonno dell’ignavo) ha detto che quando le forze dell’ordine intervengono contro la criminalità organizzata ormai è tardi: la mafia è un fatto culturale e va combattuto alla radice. Ha fatto un accorato invito ai giovani a diventare consapevoli e informati: lo strumento prioritario per farlo è lo studio.

Ma tutto questo Matteo non lo sa, come, evidentemente, ignora che in questo paese squallidi e miserabili burocrati in cerca di squallida notorietà sequestrano i libri nelle scuole senza alcuna autorità, libri che insegnano il rispetto della diversità, perché il confronto con chi è diverso ci permette di cresce e maturare nuovi punti di vista sul mondo. D’altronde, a lui non importa nulla neanche di chi semina odio e pregiudizio, è indifferente ai segnali inquietanti che annunciano una notte lunga e tempestosa per la democrazia nel nostro paese.

Sarà difficile fermare questo ennesimo attacco al diritto allo studio, diritto sempre più esile, quasi impalpabile, ormai indirizzato a trasformarsi in privilegio per pochi. Oltre che la pietà verso le masse di disperati (create dalle nostre bombe) che arrivano sulle nostre coste, in questo paese sembra essersi completamente perso anche qualsiasi interesse per il futuro, qualsiasi spinta a costruire un paese migliore.

Don Milani, sulla porta della sua scuola aveva scritto “me ne curo”, traduzione dell’I Care che gli studenti americani che si apprestavano a far esplodere il ‘68 portavano sulle magliette. Probabilmente non avrebbe mai pensato che il suo “Lettera a una professoressa” sarebbe tornato di drammatica attualità nel secondo millennio, fotografando una situazione prossima ventura grazie a un fascista e ai suoi servi, alla guida di quello che fu il più importante partito della sinistra europea. Erano parole come sassi quelle scritte quasi cinquant’anni fa, parole che aprirono ferite nella coscienza di molti insegnanti a cambiarono, almeno per un po’, la scuola nel nostro paese, trasformandola da diritto teorico a diritto reale.

Bisognerebbe tornare a leggerlo, Lettera a un professoressa, prima che lo sequestrino, prima che ci sequestrino la libertà.

Categorie:Arte e spettacolo

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