A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Saviano , quando la verità disturba


È mia abitudine, in estate, sospendere il blog. Nel mio eremo la connessione internet è, a dir poco, episodica e guardo pochissima televisione, aggiornandomi su televideo e seguendo sporadicamente qualche briciola di dibattito politico su La7.
Preferisco dedicare tempo alla famiglia e ai miei hobbies: la cucina,la scrittura,la pesca e,naturalmente, la lettura.
Sono stato più volte sul punto di scrivere sulla marea di razzismo gretto,ottuso e violento che sta sommergendo il nostro paese ma ho desistito:certi argomenti vanno affrontati con ponderazione, ragionando e confutando,non sull’onda dello sdegno. Se sei figlio di emigranti,nato a Genova per caso ma siciliano dentro e lavori da quindici anni in un quartiere difficile,insegnando ai tuoi ragazzi che siamo tutti uomini sulla stessa isola e che la diversità è un’occasione di confronto e di crescita e poi assisti a certi episodi, ascolti Salvini o uno dei suoi tetri epigoni pontificare su argomenti che vanno al di là delle loro limitatissime capacità cognitive, cogli frammenti di frasi xenofobe perfino in trattoria, è ovvio che finisci per scivolare nel turpiloquio.

Vorrei invece spendere due parole sulla questione meridionale, di cui molto si discute in questi giorni.
Come per una sorta di malia o forse in funzione apotropaica, o per chiare indicazioni che giungono da colà dove si puote, si continuano a prospettare ipotesi,proporre soluzioni o finte soluzioni, magari sotto etichette anglofone,che fa tanto fico e giovane, senza mai nominare il convitato di pietra, il nodo cruciale da sciogliere per avviare qualsiasi operazione di rilancio non solo del meridione, ma dell’intero paese: le mafie.

Roberto Saviano è stato molto chiaro nel suo editoriale, ricevendo le solite critiche inconsistenti, i soliti insulti, le consuete, arroganti repliche da parte del presidente del consiglio, ormai prigioniero del suo delirio narcisistico che gli fa vedere un paese inesistente. Saviano ha ribadito quello che don Ciotti va dicendo da anni: non può esserci rilancio economico e un recupero del tessuto etico del nostro paese se non si sconfigge la corruzione, la fonte da cui le mafie traggono sostentamento. Si tratta di un assioma elementare, quasi banale nella sua semplicità, che non necessita di corollari né di note a margine.

Saviano ha anche aggiunto un dato amaro: le mafie, avendo prosciugato il prosciugabile al sud, investono nel nord del paese e nel resto del mondo i proventi dei loro traffici. Da fenomeno regionale, se mai lo sono state, sono da decenni un fenomeno transnazionale, una multinazionale che macina miliardi e non conosce bilanci passivi. Forse è proprio questo il nodo del problema, il motivo per cui Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra restano fuori da ogni dibattito, come ombre sinistre e inafferrabili che si muovono sullo sfondo.

Il problema è che in questo paese la penetrazione mafiosa è arrivata al punto da non essere più riconoscibile dal quotidiano malaffare politico, tanto da essere diventata invisible.  Se non vedo qualcosa, se non ne sento parlare se non in termini di trionfali (e meritevoli) operazioni di polizia, se quella cosa ha scelto di mettere da parte le pallottole e di gestire le proprie faccende nei consigli d’amministrazione di aziende più o meno rispettabili, nelle assemblee regionali, nei comuni, con l’appoggio di professionisti, medici, funzionari, spesso inconsapevoli, ma non per questo meno colpevoli, di essere al soldo delle cosche, ecco che quella cosa, la mafia, le mafie, non esiste e al suo posto c’è solo una immensa, impalpabile zona grigia che si allarga sempre di più e ingoia ogni cosa che incontra sul suo cammino.

Questo è il paese della “trattativa”, di uno Stato che è sceso a patti con un potere che ne ha condizionato la vita per l’incapacità e la mancanza di volontà di assestargli il colpo finale, è il paese dove viene commesso un reato contro l’ambiente ogni tre ore, il paese più corrotto d’Europa, sopra solo alla Grecia, il paese dei braccianti che non hanno mai visto un contratto di lavoro, degli immigrati da bruciare sul rogo della propaganda o da schiavizzare, un paese di sindaci, assessori, consiglieri regionali che finiscono in manette ogni giorno. Tutte le chiacchiere sul rilancio del sud, sul rilancio dell’Italia, sono solo strategie di distrazione di massa dal vero nocciolo della questione.

Non c’è dunque speranza? La mafia ha tessuto una ragnatela tanto stretta attorno allo Stato da diventare essa stessa Stato? Gioverebbe rileggere Il Contesto di Leonardo Sciascia, troppo spesso ricordato per il suo errore riguardo Falcone e Borsellino e troppo poco ricordato per quanto ha scritto, detto e fatto, per la sua amarissima analisi della situazione italiana e l’ancor più amara capacità di prevedere un futuro prossimo che è ormai il nostro presente.

Ma qualcosa si muove, c’è una nuova consapevolezza. in molti hanno cominciato a dire basta, a credere in un cambiamento possibile.

Mi conforta sapere che, negli ultimi giorni di Luglio, tanti giovani di Libera Liguria hanno scelto di dedicare tre giorni delle loro vacanze a studiare e parlare di mafia, beni confiscati, ecc., a pensare un paese diverso, durante il raduno regionale tenutosi a Sarzana all’ombra del polpo Belin, la simpatica mascotte ideata per promuovere l’evento. Ne conosco alcuni di quei ragazzi, conosco il lavoro che fanno e l’entusiasmo che li anima, ne ho parlato qualche volta e altre volte ne parlerò. Non può che confortarmi pensare che sta crescendo una generazione di giovani impegnati, informati, motivati e determinati a non dimenticare e a fare il possibile perché la parola mafia possa un giorno diventare solo un brutto ricordo, di quelli che si cancellano in fretta.

Non so se un polpo possa sconfiggere una piovra, certo a poco giovano il vuoto chiacchiericcio e gli opportunismi politici di individui lombrosiani o i proclami ridondanti di un re travicello.

Concludo esprimendo piena solidarietà a Roberto Saviano, sempre più lucido e chiaro nelle sue analisi, sempre più amaro. Qualcuno ha confuso per rassegnazione il suo messaggio rabbioso, qualcun altro ha parlato di piagnisteo, qualcun altro ha riso.  Roberto non è solo e come ha scritto qualcuno:” Ride chi ha nel cuore l’odio e nella mente la paura”.

Categorie:Cronaca

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1 risposta

  1. Dovresti scrivere di più…in estate

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