A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Quanto dà fastidio la Chiesa che si fa Chiesa!


Ho molte volte stigmatizzato su queste pagine quelle che consideravo indebite intromissioni della Chiesa nelle faccende politiche italiane. L’ho fatto da credente fermamente convinto che lo Stato debba essere laico per la sua funzione prioritaria, quella di garantire tutti.

Questa volta  sono invece finalmente lieto, ma da quando Papa Francesco è salito al soglio pontificio capita spesso, di condividere in pieno le recenti osservazioni del segretario della Cei, monsignor Galantino, che ha, nella sostanza denunciato chi soffia sul fuoco del razzismo e l’assoluta mancanza di organizzazione da parte del governo italiano sull’accoglienza agli immigrati.

Non commento le dichiarazioni in questione perché, ripeto, le sposo in toto ma voglio invece soffermarmi sul nuovo corso del razzismo italiano, sulla nuova catechesi dell’infamia che spregevoli individui continuano a predicare in ogni talk show televisivo.

Per deformazione professionale mi irrita la gente che parla male, mi irrita ancora di più la deformazione del lessico, la trasformazione non si sa quanto voluta delle parole in qualcosa di diverso dal loro significato.

MI riferisco, ad esempio, alla frase ripetuta alla nausea da leghisti e affini riguardo al “volontariato che lucra sugli immigrati”. E’ evidente la confusione tra volontariato e cooperative sociali e tra un lavoratore che percepisce un emolumento per l’opera prestata e chi specula illegalmente sulla pelle degli altri. Vediamo dunque di fare chiarezza.

I volontari, per definizione, non percepiscono una lira per l’opera prestata. Comprendo che per un leghista o un iscritto a Forza Italia questo possa essere un concetto incomprensibile, ai limiti dell’assurdo, roba da fisica quantistica, eppure così è, chi scrive è un rappresentante sindacale e attivista di Libera e dedica parte del proprio tempo a queste due organizzazioni ricevendo, nel primo caso, una discretà quantità di seccature, nel secondo, soddisfazione morale. Come me, molto più di me, migliaia di persone nel nostro paese si dedicano agli altri gratuitamente, senza chiedere niente in cambio. Questo è il volontariato, e non sto a fare una lista di organizzazioni perché sono note a tutti.

Esistono poi le cooperative sociali, si occupano ad esempio dei ragazzi segnalati dal tribunale dei minori, di quelli con famiglie disagiate, ecc. A volte sono onlus, quindi non lavorano a scopo di lucro e le entrate di bilancio devono pareggiare le uscite, a volte no, quindi lavorano, come tutti noi, per guadagnare il pane quotidiano.

I famosi trentacinque euro che lo stato elargisce alle cooperative sono quanto si ritiene necessario per il mantenimento dei migranti nel tempo che intercorre tra l’identificazione e la concessione del permesso di soggiorno o il rimpatrio. Che poi possano esserci cooperative o alberghi che lucrano su quel denaro, non si può escludere ma è fatto di rilevanza penale che nulla ha a che fare con la stragrande maggioranza di chi presta servizio nelle cooperative e fa spesso una vita non facile.

Dunque la polemica leghista e grillina appare capziosa, largamente inficiata dalle consuete falsità e, lo ripeto, infamie. A speculare sulla pelle dei disgraziati sono in realtà bifolchi come Salvini e comici sfiatati come Grillo che, con un cinismo e una spregiudicatezza che puzza di politica stantia, soffiano sul fuoco dell’odio razziale.

Ma, va detto, molta gente li segue: l’Italia è un paese razzista almeno a metà e non si può non tener conto di questo. E’ necessaria una rieducazione culturale degli italiani che parta dalla scuola ma che coinvolga anche gli adulti. Per fare questo sarebbe necessario uno Stato che si facesse agente morale del paese, una televisione e una stampa assai diverse da quelle che abbiamo.

E’ per questo che l’unico agente morale credibile, oggi, è il Papa e con lui quei sublimi rompiscatole con il mai troppo compianto don Gallo, don Ciotti e tanti altri sacerdoti di strada che, ogni giorno, in ogni momento, fanno chiesa, nell’originario significato di comunità e richiamano ognuno di noi ai propri doveri etici.

Certo, una Chiesa che propone una visione del mondo diversa da quella comune, una Chiesa che richiama l’uomo ai suoi doveri primari, una Chiesa che si fa Chiesa, disturba parecchio. Molto meglio, per il potere, una gerarchia cattolica con le mani in pasta, un papa che va ai meeting di Cl  approvando, di fatto, il cattolicesimo annacquato e relativista che fa tanto comodo a molti.

Il merito maggiore del papa, a mio parere, è quello di ricordarci ossessivamente, continuamente, che le masse di disperati che arrivano sulle nostre coste sono, prima di tutto, esseri umani e che, come tali, hanno gli stessi diritti essenziali di tutti noi. Troppo spesso cifre e inutili divagazioni a latere ci fanno dimenticare questo.
E se qualcuno si sente offeso da questo pontefice che guarda agli ultimi, faccia un atto di coerenza: smetta di andare in Chiesa e di genuflettersi, smetta di pregare e di professarsi cattolico, di usare la religione solo quando gli viene comodo: resti solo con il proprio vuoto morale, il proprio egoismo, la propria incapacità di essere uomo.

Categorie:Cronaca

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