A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Gli insegnanti italiani possono (e devono) bloccare la riforma della scuola


Premessa: la presunta riforma della scuola del governo Renzi non verrà cancellata dal referendum. Ammesso che si raggiunga il numero legale di firme, o il referendum non arriverà mai a essere votato o, se questo accadesse, la macchina propagandistica di questo governo, la più potente dai tempi di Mussolini, riuscirà a far sì che non si raggiunga il numero legale di votanti.

Archiviata questa amara premessa, passiamo a note più confortanti. Gandhi mise in ginocchio il regime imperialistico britannico partendo dalla elementare constatazione che senza la collaborazione degli indiani, gli inglesi non avrebbero potuto esercitare la loro autorità. La Danimarca non perseguitò gli ebrei, pur essendo stata occupata dai nazisti che emanarono le leggi razziali, applicando lo stesso principio e la stessa cosa si verificò, per motivi diversi ma con esiti simili, in Italia. Il potere autoritario, per sua natura, è stupido e la stupidità è sempre aggirabile, almeno parzialmente, usando il cervello. Nove volte su dieci, una legge idiota si può ignorare senza violarla.

Lungi da me paragonare i tre tristi figuri a capo della scuola, Renzi, Giannini e Faraone, a sua maestà britannica o a Hitler, gli esempi servono solo a chiarire il concetto.

Nonostante gli ipocriti e falsi auguri di Renzi ai nuovi assunti (circa la metà di quanto annunciato, circa gli stessi che aveva previsto Letta), la soddisfazione della Giannini (sempre più estranea alla realtà terrena, ogni volta che apre bocca lo fa per dire inconcepibili minchiate, come Alex Drastico augurava al  ladro del suo motorino anni fa), la certezza che tutto andrà senza intoppi di Faraone ( gli intoppi ci sono già, eccome: d’altronde, se al ministero girano squallidi dilettanti prezzolati come lui, è inevitabile) io sono convinto che la categoria sia in grado di dimostrare che non bastano l’arroganza e le chiacchiere a far chinare la testa e mettere in riga gli insegnanti italiani.

Come possiamo bloccarli? Ecco alcune idee:
1) Rifiutare qualsiasi incarico dirigenziale. I vice presidi sono stati aboliti e gli eventuali collaboratori scelti dal Dirigente non possono essere pagati col fondo d’Istituto. Che il super preside applichi i suoi super poteri e faccia da solo.
2) Rifiutare di entrare a far parte della commissione sul merito, annullandone il potere.
3) Applicare costantemente, ossessivamente, maniacalmente le prerogative e i compiti dei consigli di classe e dei collegi docenti, far capire al dirigente che senza la collaborazione del collegio lui non conta nulla.
4) Scegliere con cura i rappresentanti dei docenti in consiglio d’Istituto: è in quella sede che le irregolarità possono essere meno controllabili.
5) Svolgere al meglio il proprio lavoro e non offrire nessuna disponibilità a fare di più, per nessun motivo.
6) Rinviare al dirigente qualsiasi lamentela, problema, protesta da parte dei genitori: se necessario, rifiutare il coordinamento della classe.
7) Se qualcuno accettasse comunque ad esempio, un incarico di vicepresidenza, non riconoscerne l’autorità, dal momento che tale figura è stata cancellata.
8) I ragazzi sono al centro di tutto: si lotta per i nostri diritti e per il loro futuro: questo va ribadito in ogni occasione pubblica di dibattito, incontro eccetera, va chiarito e ripetuto fino alla nausea. Rifiutiamo la logica meritocratica che il governo vorrebbe imporre perché la riteniamo anti democratica, pedagogicamente oscena e classista.
9) Il personale Ata deve capire che questa lotta è anche la loro, che tagli e aggravi di lavoro stanno già ricadendo anche su di loro e che l’unico modo che hanno per far valere le proprie ragioni è seguirci nelle nostre iniziative.

Questa riforma si basa sul collaborazionismo, legalizza il clientelismo e la cortigianeria, se insieme adottiamo quanto scritto sopra, ne uccidiamo lo spirito e il senso, togliendo immediatamente dalla testa ai dirigenti l’idea di poter essere giudici del bene e del male.
Ovviamente, per fare questo, è necessario un grande senso di responsabilità, una collaborazione molto più stretta all’interno dei consigli di classe, un briciolo di coraggio: è necessaria quella collegialità che tutti abbiamo rivendicato fino a qualche mese fa.

E’ tempo che i timidi escano dal guscio, che i servi vi ritornino e che chi fino adesso ha delegato ad altri la tutela dei propri diritti, capisca che è arrivato il momento di cominciare a lottare in prima persona, non per una ideologia o appartenenza politica ma per una battaglia etica in nome di quei principi di democrazia, pluralismo e libertà a cui la nostra scuola non può abiurare, se vuole continuare ad avere ancora un senso.

Così si può vincere e ritrovare forza e compattezza, per evitare altre future cattive sorprese, altrimenti, assisteremo inerti alla distruzione della scuola pubblica  e del futuro dei nostri ragazzi.

Categorie:Cronaca

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