A ciascuno il suo

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La Mafia non è una carnevalata


Un recente sondaggio dell’Istituto Piepoli riguardo l’immigrazione, ha dato un risultato abbastanza grottesco: gli italiani percepiscono gli immigrati come fuori dalla legge per il fatto che non vengono rapidamente identificati al loro arrivo. Secondo il sondaggio, la rottura del patto sociale non sarebbe più provocata dalla divisione tra ricchi e poveri ma da quella tra chi vive rispettando le norme e chi vive al di fuori delle norme. L’immigrato viene percepito come appartenente alla seconda categoria.

Questo è il paese dove medici, avvocati, professionisti forniscono prestazioni a prezzi più bassi se non si chiede la ricevuta fiscale, dove l’evasione fiscale raggiunge cifre sconvolgenti, dove il rispetto delle regole più elementari di convivenza civile viene sistematicamente, quotidianamente, regolarmente violato senza alcun problema, è il paese dove si seppelliscono rifiuti tossici ovunque, vicino agli asili nido, alle scuole, sotto le strade, dove  indagini che molti vorrebbero bloccare sta cercando di provare quello che tutti sanno, cioè che venne stipulato un accordo con la mafia per far terminare la stagione delle stragi, qui abbiamo un governo che stipula un accordo con un gruppo di inquisiti e che chiede a un inquisito di votare le proprie riforme e la gente percepisce gli immigrati come una minaccia perché vivono fuori dalla legge.

E’ uno degli effetti della distorsione informativa a cui stiamo assistendo da troppe settimane: il fenomeno immigrati fa gioco a tutti, sono il capro espiatorio perfetto. Nel secolo scorso questo ruolo era sostenuto dagli ebrei, e portò a quello che tutti conosciamo, adesso le vittime predestinate hanno cambiato colore ma lo schema è sempre lo stesso.

Accentrare l’attenzione sul fenomeno immigrazione distorcendone le dimensioni serve a una opposizione inesistente  e inconsistente a trovare un cavallo da cavalcare in vista delle prossime elezioni ma è utile anche a un esecutivo inconsistente  e inesistente a continuare la propria opera di distruzione dello stato sociale indisturbato.

Nel frattempo, l’unico vero potere stabile del nostro paese, quello mafioso, festeggia e celebra uno dei suoi padrini con un funerale sontuoso.

Semplificando quanto afferma Nando Dalla Chiesa ne La convergenza, un libro che invito a leggere, che la penetrazione della mafia nella nostra società è favorita, tra le altre cose, dalla presenza di cretini in posti chiave. Il cretino non è colluso e non è corrotto, tuttavia con il proprio operato apparentemente razionale ma, in realtà, insensato, favorisce l’operato delle mafie spesso aprendogli strade insperate.

Verrebbe da dire che, se la mafia trova l’appoggio dei cretini al potere, mai come in questo periodo ha potuto contare su basi solide.

Deviando la polemica politica sugli immigrati si finisce per tenere nascoste notizie che risulterebbero piuttosto inquietanti agli occhi dell’opinione pubblica: ad esempio, la destituzione del capitano Ultimo, l’uomo che, tra le altre cose, arrestò Riina, da qualsiasi incarico dirigenziale del Noe, a seguito delle intercettazioni trapelate che riportavano una interessante conversazione tra il presidente del consiglio e un magistrato riguardo la possibilità che l’ex presidente della repubblica fosse ricattato, oppure la soppressione del corpo forestale.

Pochi, credo, sanno che il corpo forestale è in prima linea nella lotta agli ecoreati e che proprio da un verbale dei forestali è partita, nel 1985, la prima grande indagine sul traffico di rifiuti nel nostro paese.

Notizie inquietanti nascoste nelle pagine interne dei giornali, dove domina incontrastata la questione immigrazione. Intanto si continua a morire nei campi, dove il caporalato mafioso impone ritmi di lavoro disumani e centinaia di migliaia di braccianti agricoli non hanno mai visto in vita loro un contratto di lavoro.

Intanto si continua a morire di droga, un altro business mafioso, che miete giovani vittime nelle discoteche grazie all’immissione sul mercato di sostante più “efficaci”, dall’effetto immediato e devastante.

Non si parla neanche del fatto che in Liguria è partito l’appello del processo sulle infiltrazioni mafiose nel ponente ligure, quella zona della Liguria che aveva permesso alla Paita di vincere le primarie in modo quantomeno sospetto (ma regolare per il suo partito) e che ha visto trionfare proprio quella parte politica che da anni spadroneggia nel ponente contribuendo in modo significativo alla cementificazione selvaggia e alla devastazione del territorio.

No, la mafia non è una carnevalata, non è un funerale pacchiano e offensivo, anche se a molti fa comodo pensarla così. La mafia è velenosa, non si mostra, non ha bisogno di ribadire il proprio controllo del territorio, non fa rumore: si limita a controllare, a manipolare,  a far annacquare il contenuto di leggi importanti ( ecoreati, auto riciclaggio), a gestire i propri affari nell’ombra, senza neanche più il bisogno di ricorrere alla violenza.

La politica, sembra aver dimenticato la priorità della lotta alla mafia, che viene portata avanti da magistrati e forze dell’ordine lasciati sempre più soli. Sarebbe importante comprendere se questa dimenticanza è dovuta  a un numero rilevante di utili cretini al potere o è il frutto di un patto scellerato i cui frutti amari crescono ancora oggi.

Categorie:Cronaca

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