A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Gli applausi degli imprenditori a Renzi


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A Cernobbio si riunisce ogni anno il gotha dell’imprenditoria italiana. Molti sono inquisiti, molti lo sono stati, molti, sono amici del premier. Tutti lo hanno applaudito quando ha detto quello che volevano sentirsi dire.

Tra quelli che applaudivano c’era anche quel suo amico che qualche mese fa ha parlato di forti limitazioni del diritto di sciopero perché aveva perso l’aereo.

Potrei chiuderlo qui questo articolo: il leader di quella che un tempo era la sinistra applaudito dagli imprenditori.

Renzi è andato oltre le più rosee aspettative di quella gente: ha cancellato i diritti dei lavoratori, marginalizzato i sindacati, annacquato in modo da renderle più o meno facilmente bypassabili leggi importanti come quella sugli ecoreati e quella sulla corruzione. Prossimamente, cancellerà anche le tasse sulla casa permettendo al suo ricco pubblico di risparmiare qualche migliaio di euro insieme alle molte migliaia di euro che annualmente evadono.

Perché a Cernobbio Renzi non ha parlato di evasione fiscale, di innovazione e ricerca, di un coraggio che manca da sempre al novante per cento dell’imprenditoria nostrana: no, ha fatto come sempre l’elogio di sé stesso e l’elogio dei presenti perché non si sa mai, un un po’ di condiscendenza con chi ha la grana può sempre venire utile.

Renzi è democratico: ama i Marchionne e le Marcegaglia, i piccoli e i grandi senza riserve. A lui sono antipatici gli operai, i poveri in genere, ultimamente  detesta particolarmente gli insegnanti.

Questo paese si sta avviando a un deregulation sfrontata e senza controllo, senza tenere conto dei danni che la deregulation ha fatto in tutto il mondo. Renzi non ha nulla di nuovo, è un clone mal fatto, una pallida copia di un leader mediocre e bugiardo che ha già reso questo paese il palco cadente di una brutta opera buffa.

Non c’è nessun disegno dietro le sue azioni, come qualunque dilettante Renzi scimmiotta gli altri: distrugge la scuola pubblica come la Thatcher, azzera i sindacati come Reagan, ogni tanto dice qualcosa di vagamente liberal come Blair, sfrutta i temi caldi per blaterare al vento come faceva Berlusconi. La sua non è la sintesi propria del genio, ma la scopiazzatura squallida dell’emulo frustrato.

La scelta di campo è ormai chiara: toglie ai poveri per dare ai ricchi, lo stesso vacuo refrain di Berlusconi, la stessa vecchia storia che ascoltiamo da vent’anni. La novità è che qualcuno ancora gli crede e qui non parliamo di nostalgici del ventennio o figli della Milano da bere, l’elettorato base di Berlusconi, parliamo di brave persone, gente che ha sempre votato a sinistra, si è sempre occupata di chi aveva accanto e ha sempre creduto nella fedeltà al partito.

Il partito non esiste più, la sinistra non esiste più e ci vorranno anni perché possa tornare fuori dalla montagna di merda sotto cui l’ha sepolta il piccolo principe. Renzi non esiste, è l’avatar di un incubo, il logorroico ectoplasma di uno yuppie.

Se quella base non si scuoterà dalla letargia, Renzi continuerà ad andare avanti fino a quando non si voterà di nuovo e, a quel punto, saremo davvero sul baratro. Ma se si sveglia in tempo, se morde le caviglie a questa banda di pagliacci, se in ogni sezione di partito comincia a montare la rivolta contro questo schifo, forse c’è ancora speranza, prima che i bravi borghesi, conquistati dalla sua ipocrisia, passino a votarlo in massa e traformino questo paese in una discarica fognaria.

Categorie:Attualità

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