A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’insostenibile ( e comprensibile) tendenza del sindacato ad evitare la lotta.


Calvino

Ci sono colleghi insegnanti che in varie regioni d’Italia stanno lottando contro una riforma ingiusta che, se applicata pienamente, cancellerà, di fatto, il concetto di scuola pubblica così come lo conosciamo.

Ci sono colleghi insegnanti che, in varie regioni d’Italia, si sono adeguati cercando di ritagliarsi il proprio piccolo spazio di infimo potere e garantirsi bonus e prebende per il futuro.

Ci sono colleghi insegnanti, in varie regioni d’Italia, che attendono segnali di vita da un sindacato che sembrava aver ritrovato consensi e voglia di lottare, per poi tornare allo stato letargico dopo la pausa estiva.

Sono un insegnante e un sindacalista confederale,partecipo ad assemblee che sono tornate numerose e, per la prima volta da tanti anni a questa parte, non veniamo assaliti, criticati, attaccati, ma la gente guarda a noi in cerca di risposte e soluzioni che non possiamo quasi mai dargli.Gli insegnanti sono smarriti, spaventati, confusi e cercano qualcuno che li porti fuori dal guado.

Sento di dirigenti che (per ora) mantengono un atteggiamento equilibrato e democratico e di altri che invece danno letteralmente di testa,agendo più da ducetti che da funzionari pubblici.

Ho sempre pensato che alla base dell’azione sindacale debba esserci la mediazione, la ricerca di un accordo con la controparte che, possibilmente, risulti moderatamente vantaggioso per tutti. Sono anche convinto che quando quest’accordo non arriva, si debba lottare per cercare di ottenere quegli stessi obiettivi. Arrendersi e aspettare non porta frutti.

Contestualizzando, parlando dell’attuale situazione della scuola, entrano in gioco numerosi fattori che determinano la ritrosia dei confederali ad avviare una seria azione di contrasto e lotta:

1) Una grande confusione generata dal fatto che non sono ancora stati emanati i decreti attuativi e non si capisce quale uso voglia fare il governo delle deleghe (o meglio, si capisce benissimo ma facciamo finta di non capire).

2) L’apertura del tavolo contrattuale che, se si rivelassero fondati i rumori di corridoio che parlano di offerte di aumento offensive, difficilmente avverrà ma che tuttavia va reclamata con convinzione, supportati da una sentenza della corte europea e una della corte di cassazione. Il pericolo è la contrattazione decentrata che sancirebbe la divisione delle scuole in istituti di serie A e di serie C, con tutto quello che ne consegue e la trasformazione dei dirigenti in gerarchi, con aumento esponenziale di patologie come il clientelismo, il leccaculismo, ecc.

3) Una unità sindacale precaria, che miracolosamente ancora regge ma chi fa sindacato sa benissimo che i colpi bassi, le meschine ripicche, le ambiguità, gli scontri tra componenti delle varie sigle sono all’ordine del giorno nei territori.

4) La consapevolezza di scontrarsi con un governo che gode di una copertura mediatica mai così completa dai tempi del ventennio e di un consenso (inspiegabilmente) ancora ampio.

5) L’ambiguità di fondo di un sindacato che difende i Dirigenti e tutti gli altri, posizione che, ma lo dico da anni, non è più sostenibile.

6) Una categoria tra le meno sindacalizzate, divisa, frammentata in microcosmi, disinformata  sui propri diritti, spesso avvezza a chiedere per favore ciò che le spetta di diritto. Che la parte avversa alla riforma sia maggioritaria, considerando tutti i comparti, non è assolutamente scontato.

7) L’impopolarità diffusa della categoria che favorirebbe, unita al potere mediatico della controparte, un gioco al massacro da cui usciremmo senza dubbio sconfitti.

Tuttavia ritengo che l’attendismo sia controproducente e vada a erodere il consenso acquisito nei mesi precedenti. La riforma è legge dello Stato, ergere barricate sarebbe inutile ma, dal momento che è stata scritta da incompetenti, le scappatoie per annullarla ci sono, annullarla in modo assolutamente legale, naturalmente. Tuttavia sarebbe necessaria una coscienza di categoria diversa, una grande assunzione di responsabilità e la rinuncia di pochi a piccoli privilegi per garantire il bene di tutti. Non è retorica affermare che “il sindacato siamo noi” ma una semplice constatazione.

Non ci sono i presupposti per un’azione di lotta condivisa e non abbiamo mai avuto la forza per un’azione di lotta prolungata anche se, ad ogni assemblea, sento parlare di “sciopero a oltranza”. Una parte della categoria sogna ancora di poter lottare come gli operai e dimentica che non lo fanno più neanche gli operai.

Il sindacato sta sicuramente tentennando ma è la categoria per la maggior parte dei suoi componenti, a manifestare una certa ansia di normalizzazione, a chiedere che si ristabilisca il quieto vivere nelle scuole.

Un quieto vivere che, a mio parere, per molto tempo non avremo più.

Categorie:Attualità, La scuola

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