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L’importanza del teatro civile, recensione de “Il testimone”


testimone

Si esce dal teatro in preda ad astratti furori e a un indefinibile senso di colpa. Gli astratti furori nascono dal fatto di aver vissuto da sempre in un paese dove, spesso, essere onesti ha significato rischiare la vita e perderla da parte di chi si era assunto l’onere di salvaguardare la democrazia; il senso di colpa nasce dalla consapevolezza di aver sprecato gli anni della giovinezza in un attivismo politico che, col senno di poi, si è rivelato l’ennesimo imbroglio, disperdendo energie, entusiasmo e forza di volontà che avrebbero potuto essere indirizzate a scopi migliori.

Lo spettacolo teatrale, scritto da Mario Almerighi, pretore d’assalto e giudice scomodo perché non aduso a compromessi, e Fabrizio Coniglio, della cui prova d’attore parlerò più avanti, ripercorre le trame che portarono, nel 1983, all’omicidio del giudice Giacomo Ciaccio Montalto da parte della mafia trapanese. Il giudice stava indagando su un gigantesco traffico di droga che coinvolgeva Cosa nostra, la ‘ndrangheta, i narcotrafficanti sudamericani, Libano e Algeria.

La tesi portata avanti da Almerighi, è che il magistrato sia stato assassinato perché aveva scoperto che un collega della procura di Trapani era al soldo della famiglia trapanese dei Minore. A impedire che venisse fatta giustizia sulla fine di Montalto, fu quell’ineffabile giudice della corte di Cassazione famoso per aver fatto assolvere numerosissimi mafiosi e uscito indenne e pulito dai processi a suo carico. A impedire che il famoso giudice venisse perseguito per quella sentenza che bloccò le indagini, fu, sorpresa, Giulio Andreotti. D’altronde  questo è un paese dove un’assoluzione non si nega a nessuno, giudice corrotto o politico intercettato che sia e dove le amicizie importanti valgono più della giustizia.

Lo spettacolo è recitato benissimo da Bebo Storti, che fa la parte del giudice Almerighi e del capo del clan Minore, e da Fabrizio Coniglio, che interpreta vari personaggi, tra cui Giacomo Ciaccio Montalto, con straordinaria abilità mimetica, cambiando registro ed espressione senza bisogno di trucchi di scena.

La scenografia è spoglia, il breve monologo iniziale di un intenso e amaro Bebo Storti ci introduce subito nel clima della pièces. I dialoghi sono fitti, vivaci, a tratti divertenti, i due attori tengono la scena senza un attimo di stanca e raccontano una storia terribile di corruzione, infamia e ingiustizia. Storti disegna un Almerighi ironico, amareggiato, ma mai rassegnato con la levità di toni propria dell’attore che si mette al servizio del personaggio e della storia. Senza istrionismi e gigionerie, senza mai strafare, con un senso della misura straordinario, i due protagonisti incollano gli spettatori al filo di quelle parole pesanti come sassi, di quella storia terribile.

Senza preavviso, esplodono in scena gli spari che uccidono il giudice. Il pubblico sobbalza sulla sedia, ma la mafia uccide così, senza climax, senza una musica incalzante o malinconica di preparazione, i colpi di pistola che spezzano il silenzio e lasciano spazio a un silenzio diverso.

Uno dei momenti salienti è quello in cui, a luci spente, Coniglio ripete le offensive parole pronunciate da Giulio Andreotti contro il giudice Almerighi, durante un’apparizione in prima serata, ospite di quella prova vivente del miserando stato in cui versa il nostro paese che è Bruno Vespa.

Almerighi denuncerà Andreotti per diffamazione e vincerà la causa, unico ad essere riuscito a far condannare l’ex presidente del consiglio da un tribunale.

Al termine dello spettacolo, tanti e meritatissimi applausi a scena aperta e standing ovation per il giudice Almerighi, presente in sala.

Ci si domanda perché uno spettacolo come questo non trovi posto in una prima serata televisiva, perché il teatro civile, in questo caso grande teatro civile, che trovava spazio nella Grecia antica, non lo trovi oggi. E’ la storia di un paese che non vuole fare i conti con la propria memoria perché dovrebbe farli anche con il proprio presente.

E gli astratti furori di cui sopra tornano a premere con forza.

Categorie:Arte e spettacolo

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1 risposta

  1. …gli astratti furori…a futura memoria…

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