A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Le lettere di un bugiardo


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Per l’ennesima volta il presidente (non eletto) del Consiglio invia una lettera agli insegnanti per magnificare la sua pseudo riforma della scuola e mente sui numeri e nel merito.

Non è stato azzerato il precariato della scuola, ma, quel che è peggio, le nuove normative impediscono di chiamare supplenti prima di cinque giorni di assenza del docente titolare alle elementari e prima di dieci giorni di assenza alle medie e superiori, senza contare l’impossibilità di sostituire subito il personale Ata assente, con gravi disagi che ricadranno soprattutto sui ragazzi e sul loro diritto allo studio, diritto di cui non sembra importare più nulla a nessuno.

Le assunzioni sono sedicimila in meno di quanto annunciato e sono state effettuate con criteri poco chiari.

Il famoso organico funzionale, tanto strombazzato dalla sempre più inutile e fastidiosa Giannini e dall’analfabeta di ritorno Faraone, si riduce a tre, quattro insegnanti per Istituto Comprensivo che, con buona pace della loro professionalità, saranno costretti a fare i tappabuchi.

L’autovalutazione delle scuole è stata ridotta ad uno strumento per stilare classifiche tra scuole di serie A e scuole di serie B, mentre la valutazione degli insegnanti servirà ai dirigenti scolastici per applicare la regola aurea del divide et impera. Già si sente nei corridoi il sibilo dei coltelli che vengono affilati.

I fondi d’Istituto, quei soldi che servono, per esempio, ad attivare progetti per recuperare i ragazzi a rischio dispersione, sono stati diminuiti e lo saranno negli anni a venire.

Di tutto questo, nella lettera piena di bugie di un bugiardo, non c’è traccia.

Tutta colpa di Renzi? No, non è tutta colpa di Renzi.

La categoria avrebbe potuto e dovuto opporsi con forza a questa riforma a Settembre, quando si sono convocati i collegi docenti e sono state approvate le prime delibere ma ha preferito adeguarsi, far finta che nulla fosse cambiato salvo accorgersi adesso che tutto è cambiato e pontificare, sdegnata, sui massimi sistemi sapendo che non comporta alcun rischio en non otterrà alcun risultato. E’ la rivolta due zero di chi vuol salvare la faccia continuando a fare i propri comodi.

I sindacati non hanno avuto la forza di soffiare sul fuoco della resistenza, che era divampato alto a Maggio, e si sono adeguati a loro volta, tornando ai soliti squallidi giochi di potere, attenti a mantenere posizioni consolidate e a tirarsi simpatiche coltellate alla schiena tra di loro nonostante ufficialmente esista ancora l’unità sindacale.

Ma i sindacati sono lo specchio di una categoria che, salvo poche eccezioni, non me ne vogliano le migliaia di colleghi che continuano una lotta destinata alla sconfitta ma onorevole, non ha coraggio né voglia di mettersi in gioco, terrorizzata dalla prospettiva di scontrarsi con chi è invece disposto a mettersi al servizio del padrone di turno per continuare a mantenere i propri piccoli privilegi. Quando a una manifestazione regionale di protesta contro la riforma partecipa una cinquantina di persone, a sentir pontificare poi in collegio docenti ti vengono da dire cose brutte ma ti trattieni, per tedio, perché sai che è inutile, per frustrazione, e perché, purtroppo, ci sei abituato.

Ma tutto questo, sia chiaro, non autorizza il presidente non eletto del consiglio  a continuare a prenderci per il culo.

Categorie:Attualità

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