A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La scuola buona di Libera


 mONTEPORZIO 028

Cento insegnanti di tutta Italia riuniti a Monteporzio Catone, in un bene confiscato alla mafia, per discutere della scuola che potrebbe essere e non è, per cominciare a costruire un’idea, una narrazione condivisa.

Questo, in sintesi, lo scopo di “Abitare i margini” il corso di formazione che Libera organizza ormai da anni per fare il punto sulla scuola.

Quattro relatori di alto livello hanno illustrato le linee guida della moderna economia, i campi di azione delle nuove mafie e le connessioni con quella zona d’ombra che ha assunto un ruolo sempre più determinante nell’assicurare il successo della criminalità organizzata, per poi parlare di sociale e di capitale umano.

Dopo aver ascoltato e dibattuto le relazioni, gli insegnanti si sono divisi in gruppi di lavoro e hanno cominciato a costruire concreti percorsi di cambiamento, accompagnati dai facilitatori di Libera che, con pazienza, hanno mediato i conflitti e smussato le divergenze d’opinione.

E’ stato emozionante rivedere le amiche dello scorso anno e scoprire che quel filo rosso, quel sentire comune che ci aveva unito non si è spezzato ma che, in qualche modo, la lotta continua in tutta Italia, come è stato confortante conoscere nuove colleghe (parlo al femminile, perché gli uomini non arrivavano alle dita di una mano) ascoltare esperienze e proposte, scoprire che esiste una scuola che funziona, che sperimenta, che vive, lontana dagli stereotipi governativi.

E’ una scuola che non ha bisogno né di presidi sceriffi, né di merito, ma di tornare a sentirsi comunità, di tornare a dare un valore alla parola “insieme”.

I tragici fatti di Parigi ci hanno fatto comprendere una volta di più quanto la partita della civiltà e della barbarie, dell’incontro e dello scontro, passi dalle nostre mani, quanto il nostro ruolo, in un momento cruciale per la nostra cultura, assuma un’importanza capitale. Il futuro si gioca nelle nostre classi ed è una partita che non possiamo prendere.

Un altro tema portante della tre giorni di discussioni è stato quello del “fuoco”, della necessità di accendere la scintilla della curiosità nei ragazzi, di iniziarli al viaggio della conoscenza qualunque sia la strada che decidano di prendere. Diventa fondamentale il concetto della “perdita di tempo” come strumento per recuperare qualità al rapporto educativo, mettendo da parte programmi e burocrazia e assumendo come principio che nulla è extracurricolare, tutto può essere argomento di narrazione e di memoria.

In tutti c’era la consapevolezza che cambiare questa scuola si può, se la scuola torna a farsi coscienza critica della società, se non si chiude e non si adegua alle logiche comuni. Cambiare la scuola si può, restituendo dignità agli organi collegiali, lavorando con la consapevolezza di dovere, a volte, fermarsi e ascoltare chi abbiamo di fronte, capire la sua storia, toccare le corde delle sue emozioni.

Sono stati tre giorni entusiasmanti di racconti, esperienze, ipotesi e sogni attorno a un’idea condivisa, quella di una scuola viva che operi nei territorio in sinergia con quel mondo sociale e cooperativo il cui sviluppo dovrebbe essere la chiave di volta per invertire il corso di un’economia che schiaccia l’uomo, lo spersonalizza, lo mercifica, e che la scuola non può e non deve condividere.

Si torna a casa con un filo di rabbia per tante buone energie che rischiano di disperdersi in tanti rivoli, per tanta scuola buona che in tutto il paese opera e crea, inventa e riscopre senza chiedere in cambio nient’altro che la possibilità di continuare a farlo senza passare per le forche caudine della burocrazia scolastica.

Si torna a casa con l’angoscia per la tragedia che ha colpito Parigi e con il desiderio di lavorare ogni giorno sugli uomini di domani perché non succeda mai più.

Grazie a Libera e a chi ha condiviso con me e Claudia queste giornate. Alla prossima.

Categorie:Attualità

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