A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Et voilà, il capro espiatorio è servito.


 

Attacchi-ISIS-Parigi-09-1000x600

Quasi a ricordare la recente scomparsa del grande René Girard, l’Isis bagna di sangue Parigi e offre su un piatto d’argento alle potenze occidentali la possibilità di rinviare sine die la discussione sulle cause reali del terrorismo, al di là delle ignobili sciocchezze di un miserabile come Salvini e degli squallidi titoli di giornalisti che andrebbero radiati non dall’ordine ma dal genere umano.

Detto tra parentesi, una mia ex alunna che lavora in Francia mi ha confermato che su nessuna rete o giornale francese è comparso un commento ostile all’Islam, a dimostrazione di un evidente deficit di civiltà del nostro paese, incapace di trovare una strada alternativa alla nauseabonda retorica di Gramellini e alle becere volgarità di leghisti e affini.

Chiariamo due punti importanti: il primo è che l’Isis conta tra i quarantamila e i sessantamila adepti, cioè tutta l’Isis potrebbe stare comoda dentro la Stade de France che ha tentato di distruggere due giorni fa. Come un pugno di fanatici possa tenere in scacco tre continenti è un mistero, o forse no, non è un mistero, ma di questo parleremo in un’altra occasione.

Il secondo punto importante da chiarire è che le vittime islamiche dell’Isis sono assai superiori alle vittime europee, basta considerare le notizie di agghiaccianti massacri che arrivano dall’Africa. Il dato non è una sorpresa, dal momento che l’Isis è una emanazione della secolare contesa tra sunniti e sciiti e il suo scopo primario è cancellare gli avversari religiosi dalla faccia della terra.

Dunque è storicamente scorretto parlare di scontro di civiltà: la stragrande maggioranza del mondo islamico vive l’Isis come una aberrazione e confida, esattamente come tutti noi, che possa trasformarsi presto in un brutto ricordo. Scrivendo “bastardi islamici” in prima pagina, non solo si compie il reato di istigazione all’odio razziale, non solo si discrimina una cultura e una religione, ma si dimostra una inaccettabile ignoranza o una inaccettabile malafede.Oltre che uno squallore umano profondo.

Se vogliamo fare una similitudine, identificare l’Islam con l’Isis è più o meno equivalente a identificare il cristianesimo con il Ku Klux Klan che, ai tempi della segregazione razziale negli Stati Uniti, nemmeno troppo lontani, numericamente superava l’esercito del califfato.

Ma quello che mi preme sottoporre all’attenzione dei lettori è che nessun paese europeo, in questo momento, si sta interrogando sul perché otto ragazzi francesi hanno deciso di legare per sempre il loro nome a un atto di inaudita crudeltà sacrificando la loro stessa vita.

Tantomeno, l’Europa si interroga sui paradigmi economici che fondano il suo sistema, sulle leggi di quel mercato che crea ogni giorno fasce di poveri ed emarginati, discrimina e cancella dalla vista i deboli e riempie le tasche già colme oltre ogni limite dei ricchi. A nessuno dei notabili del G20 passa per la mente che forse c’è qualcosa da correggere.

L’Isis con la sua brutale e ottusa violenza è il capro espiatorio ideale per evitare di assumersi le proprie responsabilità, per rimandare i problemi a domani e indirizzare la rabbia e l’esasperazione della gente verso un nemico che facilita molto il processo di disumanizzazione necessario per accendere la scintilla dell’odio e far soffiare il vento della guerra.

Il problema è che se domani l’Isis venisse sconfitta e diventasse un brutto ricordo, tra un anno, o due, o cinque, nascerebbe una nuova organizzazione terroristica, magari proprio tra le fila di quella destra radicale,nazista e infame che raccoglie consensi in tutto il continente. Se non si elimina la radice del male, una radice fatta di emarginazione, mancanza di prospettive, disperazione, razzismo, assenza di un futuro, il male tornerà a crescere sotto altre forme.  Se non ribaltiamo il sistema, se non si arriva a codificare un nuovo concetto di sviluppo, una nuova narrazione dell’economia che comprenda termini come cooperazione, solidarietà, società, comunità, il sonno della ragione continuerà a generare mostri.

E’ un circolo vizioso a cui assistiamo dal dopoguerra, ma mentre in passato la politica aveva ancora un ruolo nel poter gestire il welfare, oggi il welfare è considerato dall’economia dominante uno scomodo fardello di cui liberarsi in fretta. I risultati  di questa visione sono sotto gli occhi di tutti. Il welfare regola la vita di milioni di persone, gli permette di vivere in modo dignitoso, di costruirsi delle opportunità mentre taglia fuori dalla vita chi non vi può accedere. Chi è fuori dalla vita, è facile arrivi a scendere a patti con la morte.

Un’ultima parola su Gianni Rondolino, collaboratore dell’Unità, che non ha trovato di meglio da fare, in un momento come questo, che attaccare in modo volgare e indegno, Gino Strada, invitando a boicottare Emergency.

Considero Gino Strada, insieme a Don Ciotti e a pochi altri, uno degli uomini per cui si riesce ancora a provare orgoglio per essere italiani. L’uomo ha il difetto di dire sempre quello che pensa in modo chiaro, senza giri di parole, senza ipocrisia. Ha il difetto ancora più grave di cogliere quasi sempre nel segno. Ovvio che questo rovini la festa a quei pseudo intellettuali il cui unico scopo nella vita è stare sempre dalla parte del più forte, cercando di non sbilanciarsi troppo, casomai il vento cambi.

Che un giornalista dedito all’arte antica del cortigiano su un quotidiano che è diventato la cassa di risonanza del potere, si permetta di attaccare un uomo vero, lo trovo segno di quella mancanza di civiltà e di senso della decenza di cui ho parlato sopra.

Categorie:Attualità

Tag:, , , , , , , , , , , ,

1 risposta

  1. Che aggiungere? Nulla….condivido pienamente la tua analisi e sottoscrivo ogni tua parola. Anna Parodi

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...