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E’ dal Rinascimento che qualcuno non avanza in modo credibile l’idea di unire le tre grandi religioni monoteiste. Era il sogno di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, dei neoplatonici alla corte di Lorenzo de Medici, un sogno di libertà e di tolleranza che si infranse nelle guerra contro i Turchi, nei roghi dell’Inquisizione e nei ghetti di tutta Europa, fino a incenerirsi nelle fiamme maledette dell’Olocausto.

Oggi, mentre qualcuno agita di nuovo la bandiera dello scontro di civiltà, Papa Francesco rilancia quel sogno, maledicendo chi opera per la guerra, dunque terroristi e governanti senza distinzione, e aprendo il Giubileo a tutti quelli che credono in un Dio della misericordia, appunto alle tre grandi religioni monoteiste.

Si tratta di una presa di posizione rivoluzionaria, di un cambiamento di prospettiva che non ha precedenti nella storia della chiesa cattolica, disposta a tratti al dialogo ma sempre arroccata nella propria pretesa di supremazia. E’ un segnale forte, che arriva in un momento drammatico, un segnale che ritrova l’essenza del messaggio cristiano, la vera sostanza della parola evangelica.

Il Papa ha molti nemici, in particolare la fazione della Chiesa compromessa con il potere, poco disposta a rinunciare ai propri privilegi, corrotta, sporca, che nel nostro paese annovera, in tutte le categorie, moltissimi adepti. Dai sacerdoti che proni alla mafia, fermano le processioni davanti alla casa del boss, agli imprenditori che mascherano i loro sporchi affari sotto la comoda bandiera della mutualità, dai giornalisti prezzolati ai cardinali che mostrano un singolare senso della carità.

A questi, oggi si aggiungono le destre radicali, gli squallidi sciacalli, gli intellettuali dell’armatevi e partite, i razzisti, e categorie affini. 

Il papa ha pochi amici, perché i suoi messaggi chiari, privi di ambiguità e diretti, scuotono la coscienza  e turbano i sonni  anche in quest’epoca materialista. Al potere non piace chi dice la verità.

Oggi più che mai, oggi che Dio sembra essersi allontanato dalle nostre vite per essere evocato solo in stanchi rituali privi di significato, oggi più che mai c’è bisogno di ritrovare il pensiero di Dio, di quel Dio unico di cui parla Francesco, c’è bisogno di ritrovare un senso etico della vita che può prescindere da Dio ma non ignorarne l’universalità del suo messaggio. “La legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me” disse Kant ,in una sintesi mirabile rimasta ancora oggi insuperata.

Agli atei idioti, quelli che nella loro tronfia arroganza enumerano i crimini dovuti alla religione, posso ricordare che Hitler era ateo, Stalin era ateo e ateo era Mao: anche se voi vi sentite assolti…

Quanto agli atei pensanti, che da credente rispetto profondamente, sono certo che anche loro si sentano quantomeno colpiti dalle invettive del pontefice, dalla sua statura morale, da quel suo parlare all’uomo prima che al fedele.

La comunità islamica sta lanciando segnali chiari e forti, da qualche giorno a questa parte: i musulmani non vogliono la guerra, ripudiano il terrorismo, cercano il dialogo.

Vado in controtendenza a quanto scrivono alcuni autorevoli giornalisti che hanno invitato il governo italiano a rinviare il Giubileo: credo che il Giubileo vada celebrato e debba diventare una grande occasione di incontro tra tutti i credenti. Un altro gesto clamoroso del Papa è stato quello di aprire le porte del Giubileo a tutti coloro che credono nella pace.

C’è l’enorme rischio che qualcuno colga l’occasione per togliere di mezzo un pontefice scomodissimo e scatenare una guerra che fa gola a molti.

Perché, parliamoci chiaro,come cantava De Gregori, la guerra è bella anche se fa male: è bella per i trafficanti d’armi, e noi siamo tra i primi in classifica, è bella per gli alti gradi degli eserciti, quelli che la vedono da lontano, è bella per gli appaltatori dei servizi, per le compagnie petrolifere, per le imprese che otterranno i contratti della ricostruzione,ecc.

Le guerre aprono un giro d’affari incommensurabile, capace di risollevare un paese  dalla crisi o farlo cadere definitivamente nel baratro, le guerre attirano sciacalli di ogni genere, armati di carte di credito e completi Armani, le guerre, lungi da essere l’igiene del mondo sono la sua manifestazione più squallida, brutale, disumana e schifosa.

Anche l’Isis fa parte di questo quadro perché con il califfato nero, la religione non c’entra nulla, questo dovrebbero averlo ormai capito tutti e alcuni dei capi dei terroristi hanno ottime entrature nel campo degli affari in quasi tutte le capitali europee. Da sempre, pecunia non olet, neppure se macchiata di sangue.

Renzi, capo incontrastato del paese in cui si sta per celebrare il Giubileo più importante della storia della Chiesa, ha assunto una posizione una volta tanto condivisibile: non vuole entrare in guerra, non perché è buono ma perché è consapevole che noi saremmo uno di quei paesi che, se entrassero in guerra, finirebbe nel baratro; vuole probabilmente  ottenere un ruolo da mediatore in quei paesi del Maghreb che, tradizionalmente, non ci sono ostili e, soprattutto, non vuole mettersi in contrasto con la Chiesa in un momento che, perfino lui, comprende che potrebbe essere di cruciale importanza. Se l’Italia si schierasse apertamente dalla parte della pace, se Renzi avesse il coraggio di farlo in modo netto, chiaro, comprensibile… ma non corriamo troppo con la fantasia.

Per chi, come chi scrive, crede che la pace sia un’opzione non negoziabile, la posizione del Papa, la prudenza di Renzi e la presa di posizione degli islamici nel nostro paese e in quasi tutta Europa, non possono che apparire come segnali positivi. Ma tutto sembra remare contro le prospettive di pace, compresa l’ultima risoluzione dell’Onu che, di fatto, autorizza la guerra.

Sta a tutti noi, italiani ed europei, credenti e atei, dimostrare che i terroristi si sbagliano, che l’Occidente può diventare una terra promessa per chi viene qui in pace, che può invertire la sua rotta folle verso la deriva liberista e riunirsi attorno a quei valori forti di libertà e tolleranza troppo spesso rimasti inascoltati.

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