A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Perché Vecchioni ha sbagliato


Vecchionipalermo

In un primo momento, da siciliano, mi sono sentito offeso. Poi ho ascoltato il discorso integrale di Vecchioni e all’offesa si è aggiunta l’irritazione. Inanellare banalità populiste tipo “i siciliani sono il popolo più intelligente del mondo, odio la Sicilia che non ha cura di sé, ecc.” e condirle con una frase volgare per far notizia, è artificio che dimostra solo la pochezza argomentativa del professore.

A chi obietta che è stato coraggioso a dire quelle cose in Sicilia, replico che quelle cose in Sicilia avrebbe dovuto dirle trent’anni fa, allora sì che avrebbe dimostrato coraggio, ma trent’anni fa lui e tanti come lui, se ne sarebbero guardati bene dal fare simili esternazioni. Il coraggio retroattivo è una caratteristica propria di molti intellettuali italiani, ma alla fine, di Vecchioni che pontificano ce ne sono tanti, di Sciascia ce n’è stato solo uno.

E’ tempo di capire, è tempo che i settentrionali capiscano, che la Sicilia non è una terra incognita, un’isola antropologicamente e culturalmente altra cosa dal resto del paese. La Sicilia è la cartina di tornasole di questo paese, il suo specchio, il suo laboratorio, la sua  possibilità di rinascita. I mali dell’Italia, il malgoverno,la corruzione, le mafie, la mancanza di progettazione a lungo termine, il populismo, il fascino dell’uomo solo al comando, sono stati prima i mali della Sicilia e l’errore è stato illudersi che fossero solo i mali della Sicilia, propri di quella terra altra.

Don Sturzo agli inizi del novecento scriveva che il cuore della mafia era a Roma e sarebbe dilagato per tutta l’Italia, ne “Il giorno della civetta” Sciascia contrappone il boss Arena alla figura del capitano Bellodi, settentrionale incapace di afferrare il presente, che inquadra perfettamente, per metafora, un’Italia incapace di capire che il radicamento mafioso in Sicilia era il radicamento mafioso nel resto del paese. Giovanni Falcone avrà l’illuminazione che gli permetterà di arrivare a scardinare Cosa nostra dalla lettura de “Il contesto”, in “Todo modo” a far da protagonista è la corruzione, implicazioni vaticane incluse.

Solo chi non aveva occhi per vedere e orecchie per sentire poteva credere che certe cose riguardassero solo l’Isola. Solo chi ha la memoria corta può crederlo oggi.

Vecchioni dimostra di appartenere a quest’ultima categoria denunciando a Palermo, come propri dell’isola, mali e magagne.che sono  mali e magagne dell’Italia: l’incuria verso il patrimonio culturale e artistico, l’indifferenza verso le regole della più elementare convivenza civile, ecc. Ovviamente non va più a fondo, perché la prudenza non è mai troppa e va bene scalfire la superficie, stigmatizzare cattivi comportamenti di facciata, senza mai addentrarsi troppo in profondità. Tipico esempio di coraggio controllato e sterilizzato da intellettuale di sinistra italiano, attento a restare nel mainstream facendo finta di esserne fuori.

Vecchioni  soffre di nordcentrismo, orrendo neologismo che descrive la presunzione che al nord tutto vada bene, le regole si rispettino, ecc.ecc.

Vecchioni vive in una regione dove il tasso di inquinamento ambientale è il più alto in Italia, il consiglio regionale è stato dimezzato dalle inchieste giudiziarie, metà delle imprese partecipanti all’evento del secolo, l’Expo, è sotto inchiesta, dove Rozzano, il paese assurto alle cronache per la ridicola vicenda dei canti natalizi, ha una infiltrazione mafiosa da far concorrenza a Corleone. Certo, la gente porta il casco in motorino, ma mi chiedo se Vecchioni è mai passato per i quartieri dormitorio, dove le regole, esattamente come allo Zen di Palermo, non esistono, o se ha provato a chiedere  a un disoccupato o a un neo occupato con contratto a termine, qual è la sua opinione sullo Stato.

In classe dico sempre ai ragazzi che non esistono i problemi di un alunno, ma esistono problemi della classe, quando a essere messa in gioco è la convivenza e l’armonia al suo interno. Ecco, io credo che non esistano problemi propri della Sicilia, della Campania o del Veneto, ma esistano problemi dell’Italia e  il problema fondamentale di questo paese è il non capire questo passaggio.

Ricordo, molti anni fa, un concetto di Vecchioni per pochi intimi, nella piazzetta di un paese sulle Madonie, poco distante da quello dove è nata la mia famiglia e io ho passato tante estati. Il professore aveva la pancia piena per la generosa cena offertagli prima del concerto, innaffiata con quel vino corposo e forte che si beve dalle nostre parti. Disse cose molto diverse sulla Sicilia e sui siciliani quella sera, ma comincio a pensare che l’abbia fatto perché, in un momento di scarsa popolarità, avesse bisogno di nuovi fans. Peccato.

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. Ciao Pietro, fai riferimento al concerto di Rometta? C’ero anch’io!

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  2. Si, esatto. Eravamo davvero pochi…

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