A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La mafia non fa notizia


 

Graziella  pietro processo

Oggi volevo scrivere un articolo per ricordare Graziella Campagna, sono passati infatti trent’anni da quando una ragazzina innocente venne assassinata brutalmente da due latitanti mafiosi.

Volevo parlare soprattutto di Pietro Campagna, mio  compagno di avventure di tante estati passate a Saponara, piccolo paese in provincia di Messina da cui i miei genitori sono emigrati negli anni sessanta in cerca di lavoro al nord. Poi ho letto un articolo dell’avvocato della famiglia Campagna,Fabio Repici, un uomo coraggioso e onesto, caratteristiche che in Sicilia possono essere pericolose quando sono assommate in un’unica persona, e ho deciso di inserire il link, perché descrive in modo molto più accurato di quanto possa fare io la vicenda grottesca, tragica e drammatica del lungo cammino per arrivare alla condanna degli assassini di Graziella. Lo trovate qui: http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/58039-trent-anni-dall-omicidio-di-graziella-campagna.html è una lettura che mostra  cosa è la mafia, cosa è la giustizia nel nostro paese, cosa è stato il rito peloritano, che ha mandato assolti tanti criminali a Messina.

Il ritratto di Pietro che fa Repici, si sovrappone a quello dell’amico con cui, dalla mattina alla sera, spesso dalla mattina a quella seguente, passavo le mie estati siciliane. Nervoso, impulsivo, ostinato e testardo come un mulo, onesto per natura e legato in modo viscerale alla famiglia. Nulla di quello che ha fatto dopo l’omicidio di Graziella mi ha stupito: era la logica conseguenza del suo modo di essere, della sua avversione verso qualsiasi forma di prepotenza e di ingiustizia che manifestava già da ragazzo, nelle piccole beghe tra adolescenti di paese.

Pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo della sorella, lo incontrai a Saponara insieme al fratello Pasquale. Mi raccontò quello che stava succedendo, i primi passi falsi nelle indagini, la consapevolezza che qualcosa non si muovesse come doveva. Un dolore straziante traspariva in ogni suo atto, nei suoi gesti come sempre concitati e nervosi, nello sguardo febbrile, in quel suo parlare velocemente in dialetto. Ma chi lo conosceva bene poteva riconoscere nel suo sguardo una determinazione ferrea, feroce, un desiderio di giustizia che non lo ha mai abbandonato.

Ho già raccontato di averlo risentito recentemente, dopo tanto tempo. Inevitabilmente il discorso è caduto su Graziella, segno di un dolore ancora presente, di un tormento che, temo, non troverà mai completa quiete. Sono certo che ogni dodici dicembre il dolore diventa più forte, la rabbia e l’ingiustificato senso di colpa tornano ad angosciarlo. Sono certo che da domani tornerà in strada più determinato che mai a operare per la giustizia. Sono fiero che un uomo come Pietro Campagna mi onori della sua amicizia.

Avrei voluto terminare il post con queste parole, ma questa settimana le cronache si sono riempite all’improvviso di notizie riguardanti la mafia, quasi a ricordare che quello che è successo trent’anni si può ripetere, quasi a invitare non a celebrare un ricordo ma a tenere la guardia alta contro un pericolo sempre presente.

A preoccupare, soprattutto, sono le notizie provenienti dalla Campania e dalla Liguria.

In Campania, ventotto arresti per Camorra non costituiscono una novità,la novità, semmai, sta nel fatto che tra gli arrestati ci siano imprenditori, funzionari pubblici, un ex sindaco, insomma esponenti di quella zona grigia in cui le mafie trovano humus che le nutre e le fa prosperare. L’opinione pubblica è ancora legata allo stereotipo del mafioso tramandato dal cinema e dalla televisione ed è difficile far comprendere come oggi, sia una parte della società “rispettabile” a cercare la mafia e non viceversa, grazie all’enorme disponibilità di denaro liquido delle organizzazioni mafiose e al conseguente illimitato potere corruttivo. La stampa stessa sembra sottovalutare questo aspetto oltre a sottovalutare la settimanale serie di omicidi che insanguinano le strade della Campania da mesi. E’ come se in una parte d’Italia morire ammazzati per strada sia normale, non meritevole che di poche righe in cronaca. Un centro commerciale del valore di dieci milioni che con alcune varianti in corso d’opera sale al valore di sessanta milioni di euro, di proprietà di un prestanome dei casalesi, non potrebbe mai essere stato costruito senza una rete di connivenze articolata e radicata, connivenze con presone “rispettabili”, incensurate, al di sopra d’ogni sospetto, come si diceva un tempo.

La sentenza d’appello del processo “La svolta”, in Liguria, lascia deluso chi si aspettava un verdetto chiaro che finalmente dimostrasse il radicamento della ‘ndrangheta in Liguria, radicamento che è il segreto di Pulcinella ma che risulta difficile da provare. Sostanzialmente i giudici hanno stabilito che la ‘ndrangheta ha operato a Ventimiglia e non a Bordighera, dunque potremmo parlare di “svoltina” più che di svolta, i Pellegrino, principali imputati per i fatti di Bordighera, sono stati assolti e i beni confiscati immediatamente restituiti, come sono stati assolti i politici implicati. Potete trovare tutti i particolari e i commenti alla sentenza qui: http://mafieinliguria.it/ , leggete attentamente quello che scrivono i ragazzi dell’osservatorio sulle mafie  in Liguria Boris Giuliano, e consultate il sito di tanto in tanto: la troverete una lettura istruttiva.

Le sentenze non si discutono, neanche quando non piacciono, ma questa lascia l’amaro in bocca: o i Pellegrino sono realmente innocenti e giustizia è stata fatta, o possono pagarsi eccellenti avvocati, o la mafia, insieme ai mafiosi, ha esportato al nord anche il potere di condizionamento sulle sentenze. Personalmente mi auguro che la prima ipotesi sia quella giusta, crederci, è un altro discorso.

Last but  no least, non è il caso di dire dulcis  in fundo, la notizia del tentativo di riorganizzare Cosa nostra secondo le regole pre Riina, quelle che Buscetta svelò a Giovanni Falcone. Ovviamente Cosa nostra non è mai morta e ha continuato in questi anni a condurre affari sporchi, a uccidere, a riciclare denaro proveniente da attività illecite. Tuttavia, gli arresti di Riina e Provenzano e alcune brillanti operazioni condotte dalle forze dell’ordine, l’hanno fortemente ridimensionata, sempre relativamente, dato che parliamo di un’organizzazione criminale che ha enormi risorse finanziarie a disposizione. I boss che compaiono nelle foto apparsi sui giornali possono sembrare innocui vecchietti nostalgici di un passato che non tornerà ma, primo, si tratta di criminali con anni di carcere alle spalle per reati gravissimi, secondo, la mafia, dopo la Chiesa, è l’organizzazione più longeva esistente nel nostro paese e non va mai sottovalutato il suo potere rigenerativo.

la mia impressione è che questi fatti, gravi, inquietanti, non vengano né adeguatamente illustrati dai mass media né recepiti dalla gente, perché, nel primo caso, stonano nel clima di falso ottimismo che da qualche tempo si è creato nel paese, favorito dalla falsa lettura delle statistiche sul lavoro e dall’omissione delle statistiche sulla crescita reale dell’economia; nel secondo, c’è una sorta di amnesia collettiva su quello che la mafia rappresenta e ha rappresentato nel nostro paese.

Graziella Campagna, una ragazzina innocente, brutalmente assassinata trent’anni fa da due miserabili individui, ci ricorda, insieme a tante, troppe altre storie, che la mafia può toccare chiunque, e che combatterla, diffamarla, disprezzarla è compito di ognuno  di noi. Perché uomini coraggiosi come Pietro Campagna non restino mai soli nella loro lotta e la loro lotta diventi la nostra.

Categorie:Attualità

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2 risposte

  1. condivido al 100% quanto di più tragico ci può essere nella morte, soprattutto in quella di una bambina innocente che come Graziella non faceva male a nessuno; è vero quando affermi che ci rendiamo conto dello strapotere di tutte le mafie, anche quelle dei cosiddetti colletti bianchi, quando a morire è un nostro parente, un familiare, un amico, il figlio di un conoscente; ma la storia chi la conosce bene è un’altra; ci sono vittime consapevoli perchè combattono tutti i giorni contro l’illegalità straripante e vittime inconsapevoli, anche bambini, ragazzi di ogni sesso ed età; quando ci renderemo conto che potremmo essere anche noi bersaglio di questi malavitosi e criminali, allora dovremmo scegliere da che parte stare. Io ho già scelto come il Signor Campagna, papà della piccola Graziella, di stare con la parte legale di questo paese, insieme con tanti altri e la nostra forza sarà sempre più incisiva se il nostro vivere quotidiano sarà all’insegna di gesti e comportamenti sani ed onesti.
    E insieme a Graziella voglio pensare a tanti altri suoi coetanei ai quali è stata strappata la possibilità di sognare, di pensare al loro futuro oltre che al vissuto quotidiano, di andare a scuola per istruirsi, per poter un giorno svolgere un compito nella società, di poter giocare con i propri amici, di ricevere regali per il compleanno; si a loro è stata tolta anche la possibilità di festeggiare il compleanno.
    E questo fa rabbia, ma non dobbiamo demordere; anzi dobbiamo rimboccarci le maniche e continuare a seminare germi di giustizia e di legalità, contaminare con la nostra intelligenza ma anche con i nostri gesti e comportamenti chi ci sta vicino.
    Marcello Scaglione

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  2. Non posso che sottoscrivere ogni tua parola e farla mia.

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