A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La buona scuola al di là delle bugie di Stato


labuonascuola02

Volendo trarre un bilancio sulla presunta riforma della scuola, inopinatamente denominata “Buona scuola”, si può affermare che si è andati oltre le peggiori previsioni.

Non è stata necessaria neanche l’entrata a regime completa della riforma, che avverrà dal primo settembre 2016, per ottenere una funerea “normalizzazione” che ammorba come una nube tossica, moltissimi istituti, nell’indifferenza di tutti.

I dirigenti comandano, i collaboratori obbediscono, i docenti tacciono per paura di ripercussioni come la temuta esclusione dall’elenco dei meritevoli. I pochi docenti che non ci stanno, quelli che una infame circolare dell’ANP, sindacato fascistoide che annovera tra i suoi iscritti molti dirigenti scolastici, definisce “docenti contrastivi”, vengono emarginati dagli stessi colleghi che fino a ieri chiedevano consigli, chiarimenti, aiuto. Nulla di nuovo sotto il sole, la riconoscenza è il sentimento del giorno prima.

Di tutto questo, io che, lo confesso, sono un docente contrastivo, non mi curerei, non fosse che gli effetti più devastanti e infami di questa riforma ricadono sui ragazzi più deboli, quelli a disagio, quelli che non potranno mai concorrere a gare di merito ma che dovrebbero essere aiutati a trovare una strada che gli consenta una vita dignitosa.

La parola d’ordine dei dirigenti scolastici è diventata “rendicontazione”: l’aziendalizzazione della scuola parte da questa parola d’ordine. Non si tratta, intendiamoci, solo di una doverosa e indispensabile razionalizzazione delle spese, e quanto avrei da dire su questo se solo ne avessi voglia, ma di una cervellotica contabilità che dimentica che la materia prima della scuola sono giovani esseri umani.

Facciamo un banale e paradigmatico exemplum:

una mattina,in una scuola di periferia, a un docente escono gli occhi fuori dalle orbite leggendo una circolare interna  sull’organizzazione del contenimento del disagio: tale circolare prevede copertura fino a Giugno con interventi su gruppi di quindici alunni calendarizzati settimanalmente per un totale di quindici ore per corso. Chiunque si sia occupato seriamente di disagio scolastico capisce al volo che si tratta di una follia. 

In questa ipotetica scuola, “alunni a disagio” si traduce con caratteriali, ipercinetici, poveri, vittime di abusi, con disturbo dell’attenzione, con disturbi cognitivi non segnalati, ecc. Pensare di riunirli tutti in una classe per un’ora a settimana, per svolgere un’attività di gruppo, tanto da permettere al collega in cattedra di far lezione tranquillo, senza rompiscatole che lo disturbano mentre distilla gocce di sapere, questo è il senso di quella circolare, è come dare a malati di malattie diverse la stessa medicina, tanto per dare l’impressione di far qualcosa e permettere a un groppo di docenti di guadagnare qualche spicciolo.

Gli alunni realmente disagiati vanno seguiti singolarmente, per costruire quel rapporto di fiducia faticoso, estenuante, necessario per ottenere risultati a lungo termine. Ripeto, chi si occupa realmente di disagio scolastico e non per incrementare lo stipendio, queste cosa le sa, come sa che la frustrazione dell’insegnante che si trova spesso a intervenire in situazioni irrisolvibili, è terribile.

mettiamo che il docente di cui sopra faccia presente tutto questo al nuovo dirigente scolastico, e che questi sia  persona rispettabile, capace di ascoltare e molto franca nel rispondere. Si sentirebbe rispondere dal dirigente che pur comprendendo perfettamente la sua  posizione, la scuola ha un obbligo di rendicontazione e  il revisore dei conti non approverebbe mai cinque ore spese su un solo alunno, ma non avrebbe difficoltà ad approvarle se spese su quindici alunni.

Parliamo di un ipotetico dirigente che sta svolgendo egregiamente il proprio lavoro, preparato e consapevole dei problemi della scuola.

Questa, per me, è la morte della scuola pubblica, la negazione dei principi su cui si fonda il nostro sistema di istruzione, è il tradimento del mandato costituzionale.

La Buona scuola è il principio secondo cui il docente che segue quindici alunni per fornire un’ora di tranquillità a un collega in cattedra può essere retribuito (miseramente), mentre il docente che segue un caso gravissimo per tutto l’anno, sfruttando magari le sue ore buche, spendendo tutte le sue energie per cercare una dialogo, una soluzione, una strada che riduca la sofferenza di un ragazzo, non può essere retribuito neanche miseramente perché il revisore dei conti, che si occupa di numeri non di persone, di storie, di piccoli e grandi drammi, non approverebbe.

E’ probabile che il docente di cui sopra sia l’unico a palesare le proprie perplessità al nuovo dirigente, perplessità condivise da molti altri docenti coscienziosi che però non se la sentono di esporsi in questo momento. E’ ovvio che il docente di cui sopra è un docente contrastivo.

Mi domando: si può non essere docenti contrastivi? A quanto pare sì e, a questo punto, sono sempre più convinto che quello sbagliato sono io.

Categorie:Attualità

Tag:, , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...