A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il discorso del presidente non è stato un discorso da presidente


download (1)

Ho riletto con attenzione la versione integrale del discorso del presidente Mattarella ed è con rincrescimento sincero che mi trovo a scrivere un articolo critico. L’uomo, per la sua storia politica e umana, merita rispetto e in mezzo al cialtroni che affollano le panche del Parlamento spicca per serietà, compostezza e senso del decoro.

Tuttavia il suo discorso, semplice fino all’eccesso, scritto con uno stile colloquiale, è un poutpourri di luoghi comuni, una grigia rassegna di banalità con alcune affermazioni preoccupanti e qualche omissione allarmante. Insomma, quella di Mattarella è stata una relazione cerchiobottistica sulla stato del paese, tesa a non scontentare nessuno, a non criticare nulla che non sia ovvio, a sostenere tra le righe lo smantellamento dello stato sociale trionfalmente portato avanti dall’attuale esecutivo.

Non si spiega altrimenti, in un uomo di cultura come è il presidente, l’accenno all’aziendalizzazione della scuola che, secondo la logica renziana, deve essere subalterna alle imprese e avere come unico fine quello di preparare chi la frequenta a entrare nel mondo del lavoro. E la scuola maestra di vita? Lo sviluppo e il consolidamento del pensiero critico?  La scuola come palestra di tolleranza, rispetto dell’altro, la scuola che educa alla convivenza civile e al rispetto di chi la pensa diversamente? Non pervenuta.

Ancor meno ho apprezzato la parte in cui parlando delle mafie, il presidente ha sottolineato (giustamente) i successi ottenuti dalle forze dell’ordine senza un cenno alle connivenze politiche, alla irresistibile avanzata di quella che il grande Leonardo Sciascia ha definito “la linea della palma, del caffè ristretto”, al ruolo fondamentale delle mafie nel ritardo del sud del paese.

Ho trovato poi particolarmente irritante che il presidente della Repubblica, garante della costituzione, riproponga l’odiosa divisione tra migranti economici e rifugiati, ipocrite categorie semantiche utili a lavare la coscienza di chi, dopo aver avuto la pretesa di portare la democrazia con le bombe, si rifiuta di accettare le conseguenze. Non mi riferisco solo al nostro paese ma all’Europa tutta. Avrei voluto che il presidente del mio paese ribadisse i diritti civili garantiti dalla Costituzione (libertà di culto, divieto di discriminare per sesso, razza, religione, ecc.) e non che dicesse ovvietà come che chi commette crimini va punito. 

Nel complesso il discorso mi è sembrato un manifesto propagandistico per il governo in carica, probabilmente scritto in modo così elementare perché quello è il livello medio di cultura dell’attuale esecutivo. Insomma un discorso del presidente ma non da presidente, privo di spunti critici, di coraggio, di richiami forti alla Costituzione.

Anche l’accenno alla corruzione e all’evasione fiscale è stato blando, all’acqua di rose, un ammonimento paterno a non fare i cattivi, troppo poco per comportamenti criminosi che incidono quotidianamente sulla vita di ognuno di noi.

Naturalmente è piaciuto a tutti: a Renzi e ai suoi sodali, lieti che Mattarella non abbia indicato al paese che il re è nudo, a Salvini, che, evidentemente, dopo aver brindato in anticipo, ha visto nel discorso di Mattarella un comune sentire con la squallida xenofobia portata avanti dal suo partito. Il fatto che abbia accontentato anche finiti critici del regime come Gad Lerner, è la conferma di come lo stile democristiano funzioni sempre nel nostro paese.

E’ evidente che in questo momento nessuno ha il coraggio di toccare il piccolo principe, che continua a   svolgere il suo compito di re travicello semplicemente perché non ha avversari credibili. L’abilità con cui ha risolto il caso Boschi, la spregiudicatezza della ministra nel difendersi appellandosi all’eterno cardine del pensiero nazional popolare, la famiglia, i genitori, è inquietante. Sembra di essere tornati indietro al tempo del peggior berlusconismo, con un di più di cinismo, di superficialità e con una assenza di cultura politica, per quanto sembri impossibile, ancora maggiore.

Il presidente dovrebbe essere un garante, non l’amplificatore della propaganda di governo. Spiace che Mattarella abbia perso l’occasione per ricordare a Renzi che la Costituzione non è un giocattolo che si può smontare rimontare modellandolo a proprio gusto, che cancellare i diritti dei lavoratori non crea posti di lavoro, che delegittimare i sindacati e affidare un potere enorme alle aziende è controproducente anche per il governo, che trasformare gli insegnanti in sudditi, i dirigenti scolastici in padroni e i ragazzi in manodopera da sfruttare non è degno di un paese democratico, che se non si avvia una nuova stagione di lotta alle mafie che parta dalle collusioni con la politica è inutile pensare a progetti di sviluppo per il sud, che la corruzione è la madre di tutti i problemi del nostro paese e la corruzione politica è sua figlia. Spiace davvero, speriamo che sia per la prossima volta.

Categorie:Attualità

Tag:, , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...