A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Di guerre e di muri


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Nelle “Conversazioni contadine”, a un certo punto Danilo Dolci chiede ai contadini siciliani che sta seguendo se è giusto uccidere. Subito tutti dicono di no poi, stimolati dalle domande di Danilo, comincia a farsi luce un certo relativismo: è lecito uccidere, per legittima difesa, per vendicare l’omicidio di un familiare, se la moglie ti tradisce, ecc.

Lo stesso accade con i media quando devono giustificare atti di guerra: la violenza, normalmente condannata, diventa accettabile,addirittura necessaria. C’è poi la violenza quotidiana, quella che non fa notizia, la mattanza campana che non interessa a nessuno e quindi non esiste, o meglio, esiste solo per Roberto Saviano, quando gli danno spazio.

Bombardare ospedali e scuole, come accaduto ieri in Siria, è un crimine contro l’umanità, chiunque l’abbia commesso andrebbe giudicato e condannato da un tribunale internazionale. Invece in Siria si continua a giocare un partita sporca, degna dei peggiori anni della guerra fredda: stessi massacri ingiustificati, stesso cinismo, stesso disprezzo delle vite degli altri, stesse bugie, la stessa fabbrica del consenso.

La Siria è un quotidiano esercizio di menzogne, il terreno di gioco su cui si scontrano Putin e Washington, la Turchia, l’Arabia saudita e comprimari vari, tutti impegnati a salvare la pelle a un dittatore sanguinario per impedire l’avanzata dell’Is, il mostro che hanno contribuito a creare, Un gioco delle parti surreale, se non fosse tragico, l’epitaffio ideale per la morte della politica e la vittoria del denaro che domina su tutto.

La Siria è il paradiso dei trafficanti d’armi e di droga, il canale di scolo del fallimento delle politiche estere americane, la palestra personale di Putin, dittatore spietato di un paese dove i suoi migliori alleati sono le mafie. La Siria è lo specchio della nostra realtà.

La foto di un bambino annegato ha, per un momento  acceso i riflettori sul dramma dei migranti, suscitato un moto di sdegno generale, come se prima non sapessimo, come se anni di naufragi e corpi ripescati non fossero stati sufficienti. Quante foto di bambini siriani dilaniati dalle bombe americane, russe, europee ci vorranno perché si alzi un no alla guerra talmente forte da assordare il cielo? Quante volte ancora i canno ni dovranno assordarci tuonando? E per quanto tempo continueremo a fare finta di non sentire?

L’Europa da un lato crea le condizioni perché ondate di nuovi profughi in cerca di una speranza di vita arrivino sulle sue coste,dall’altro innalza muri, sospendendo Schengen e cancellando l’unica vera  e grande conquista di civiltà che ha ottenuto dalla sua unificazione. E torna il relativismo dei contadini di Dolci: l’Europa è un paese che ha al centro le libertà civili ma… l’Europa ha come valore fondante l’uguaglianza di tutti gli uomini ma… l’Europa è terra cristiana però… puntini di sospensione che significano vite umane cancellate, ignorate, umiliate, dilaniate.

L’Europa tollera che l’Ungheria innalzi un muro, che la Danimarca si comporti alla stessa stregua dei nazisti, che i dritti civili vengano violati sistematicamente, quotidianamente, impunemente all’interno dei suoi confini. L’Europa è come le tre scimmie sul tempio shintoista di Tokio.

Mentre un papa rivoluzionario, continua ostinatamente a predicare la pietà e la misericordia anche in casa dei narcos, i più sanguinari assassini del pianeta, l’Europa sancisce la fine della pietà, se mai c’è stata.

Tutto questo accade nell’indifferenza più totale della maggior parte della gente. Se metti una rana in una pentola piena d’acqua e accendi il fuoco, la rana si accorgerà che sta bruciando quando ormai è troppo tardi.

Ecco, noi, con la nostra ignavia, il nostro egoismo, il nostro egocentrismo, siamo quella rana.

Chiudo ancora con Danilo Dolci, che insegnava ai contadini a reclamare non per sé ma per tutti un mondo più giusto, un mondo dove lavoro e dignità sono patrimonio di ogni individuo, un mondo senza guerre e senza sopraffazioni.

Sono passati più di sessant’anni e quella strada è ancora tutta da percorrere.

Categorie:Attualità

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