A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Un 21 marzo diverso


vittime di mafia

E’ un 21 Marzo diverso quello che si va a celebrare domani, quando i volontari di Libera riempiranno le piazze di tutta Italia per ricordare le vittime innocenti di mafia.

Ho ancora sotto gli occhi le immagini dei tifosi cechi che umiliano una mendicante a Roma nell’indifferenza di tutti, dei muri costruiti in Ungheria, dei profughi che cercano disperatamente di passare il confine con la Macedonia, faccio fatica a contare i morti di camorra in Campania e mi chiedo se i nomi delle vittime innocenti di mafia non sarebbe meglio recitarli ogni giorno, a voce alta nelle strade, ossessivamente, un mantra che esorcizzi la violenza e l’indifferenza della nostra società.

Da volontario di Libera, provo spesso la sensazione di aver la pretesa di provare a vuotare il mare con un bicchiere. La mafia sembra diventato un problema secondario agli occhi dei più, perchè  ha fatto un salto di livello, perché ormai è organica alla politica e all’economia e non ha più bisogno, salvo eccezioni, di ricorrere alla violenza brutale. La mafia vera, il terzo livello, non è neppure la ‘ndrangheta che imperversa nel ponente ligure, o in Piemonte e Lombardia, la mafia vera bisogna cercarla nei consigli d’amministrazione, negli studi professionali, nelle sale della massoneria. La linea della palma di cui parlava Sciascia è ormai diventata una vera e propria foresta in cui rischiamo di soffocare.

La zona grigia ormai si è espansa a macchia d’olio e fa comodo a chi regge le fila puntare i riflettori sul funerale dei Casamonica o sulle madonnine che “salutano” la casa del boss in paese siciliano o calabrese piuttosto che su altre sfere d’influenza della mafia, più ampie e più direttamente collegate alla nostra vita.

Manca in questo paese la consapevolezza che le mafie sono un problema  comune, che ogni volta che entriamo in un centro commerciale sorto all’improvviso in mezzo al nulla, probabilmente contribuiamo a riciclare denaro sporco, che ogni volta che un ragazzo compra uno spinello finanzia degli assassini, ecc.ecc. Senza considerare la mala sanità, le case che crollano, le discariche clandestine, le piccole e grandi tragedie a cui siamo ormai abituati, che se non nascondono la mafia, nascondono la corruzione, che della mafia è sorella.

Viviamo ormai in una narcosi costante, un’indifferenza difficile da scuotere. Ci siamo abituati alla corruzione quotidiana, al razzismo quotidiano, all’inciviltà quotidiana, anche ai morti di camorra quotidiani, troppo presi a conservar i nostri agi o a polemizzare su argomenti di nessuna importanza, troppo storditi da una informazione drogata e da una televisione che con i suoi plastici e i suoi volti di plastica ha perso qualsiasi attributo a cui possano collegarsi le parole pubblico e servizio.

Serve ancora in questo panorama, riempire le piazze e gridare no a tutto questo? Serve ancora ricordare i nomi di chi ha perso la vita per senso del dovere, coraggio, o solo per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato? Io credo di sì, nonostante tutto, anche se non ho accolto con qualche dubbio l’istituzionalizzazione di questa giornata.

Io credo che questo paese non sia maturo, non abbia sufficiente coscienza e spirito civico, non sia pronto a cogliere l’importanza di questo giorno. Temo che istituzionalizzare il 21 Marzo porti, sin dal prossimo discorsi di comodo, passerelle, a trasformare questo giorno, il “nostro” giorno, il giorno dei parenti delle vittime di mafia, il giorno di chi crede e lavora per un paese migliore e più giusto, in una parata.

E’ già successo col 25 Aprile, quando ero ragazzo un giorno sacro, condiviso e solenne, oggi una data in cui sia accendono polemiche, pettegolezzi su chi c’è e chi non c’è, dibattiti sull’opportunità di continuare a celebrarla. Temo che possa accadere lo stesso, ma il timore peggiore è che si faccia passare il 21 Marzo come una celebrazione, il ricordo di una battaglia vinta, invece che lo sprone a continuarla la battaglia, ogni giorno.

Non sarò in piazza domani per via dell’assurda burocrazia scolastica, ma celebrerò lo stesso il 21 marzo con i miei alunni, cercando di fargli capire che la strada da fare è ancora lunga e una parte del cammino spetta a loro.

Mi spiace se qualcuno degli amici di Libera leggendo questo articolo ne resterà deluso, trovandolo forse troppo critico e poco celebrativo, ma quando, qualche giorno fa, ho letto l’invito di quel politico tedesco che raccomandava di non pensare agli occhi dei bambini, riguardo i profughi,e poi ho visto i risultati delle elezioni e ogni volta che leggo un nuovo articolo di Saviano, sempre più amareggiato, sempre più sarcastico e rassegnato, mi chiedo davvero se non ci stiamo solo illudendo, se davvero riusciremo a creare quella coscienza civile condivisa che conduca a un reale discredito sociale nei confronti della corruzione, del razzismo , dell’intolleranza, o se continueremo a ricevere consensi di comodo da parte di istituzioni che poi non daranno seguito ai loro sorrisi.

Categorie:Attualità

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