A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

La sinistra che s’incazza e quella che s’accontenta


sinistra italiana

Io comprendo benissimo chi, dopo essere stato di sinistra per una vita e aver creduto che l’appartenenza fosse soprattutto una condivisione di valori comuni, sussulti ad ogni scandalo e scandaletto che coinvolge il governo Renzi e abbia bisogno di un calmante ogni volta che il piccolo principe apre bocca.

Li capisco perché sono uno di loro, perché ho sempre creduto che essere di sinistra comportasse la responsabilità di essere più onesti, più coerenti, più lucidi degli altri per dare un esempio e segnare la strada. Essere di sinistra, per me e per chi ci ha creduto davvero, ha significato, significava e continua a significare fare la differenza, in qualunque ambito si opera, qualunque lavoro si faccia.

Comprendo meno invece, i tanti che continuano ad essere fedeli alla linea, forse sognando che il rospo, prima o poi, si trasformerà in principe o in virtù di un vincolo di fedeltà assurdo e immotivato. 

Purtroppo il rospo è un rospo, brutto, schifoso, nemmeno utile per l’agricoltura e la sua corte di piccoli mostri è forse anche peggio.

Non capisco come molti si ostinino a non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti: questo governo è un’accozzaglia di yuppies e figli di papà senza un retroterra culturale, senza altri valori condivisi che non siano quelli della peggiore borghesia reazionaria e cafona italiana. Lo stesso patetico esibizionismo del premier, che canta quando viene ricevuto dal sindaco di Chicago, che non lesina citazioni e battute d’accatto a ogni occasione, che recita una poesia di Borges durante una lezione all’università di Buenos Aires che non è di Borges ed è presa da internet, sembra tolto di peso da uno dei cinepanettoni del peggior Christian de Sica, come vecchio e ritrito suona il coinvolgimento di un ministro negli affari più o meno puliti del compagno, roba vecchia, abbiamo visto di peggio.

Ecco, io non comprendo come compagni veri, gente che ha passato la vita a credere che il mondo possa cambiare davvero, possa continuare a dare fiducia a un leader che, da quando è al governo, non ha fatto una, dico una cosa che in qualche moda possa definirsi di sinistra. Al confronto, il D’Alema beffeggiato da Moretti era una specie di Che redivivo.

Va bene essere fedeli alla linea ma è assurdo continuare a farlo quando la linea non esiste più, cancellata dalla storia e da chi quei valori li ha traditi, ripudiati, infangati.

Non basta una riforma della scuola gentiliana,le continue menzogne su assunzioni e ripresa, una politica estera da operetta, alla vorrei ma non posso, le brutte figure rimediate con i diktat all’Europa e gli obbedisco successivi per nulla garibaldini, una politica industriale inesistente, la cancellazione de facto dello Statuto dei lavoratori, la cancellazione de facto dei contratti di lavoro nazionali, gli insulti a quasi tutte le categorie di lavoratori e ai loro rappresentanti sindacali, le mille promesse non mantenute, le donazioni elettorali, la cancellazione di tasse vitali per il funzionamento dei Comuni,per far capire alla gente che abbiamo a che fare con un mediocre demagogo e una banda di incompetenti?

Capisco che per chi vive in terra di Lega, perfino questa banda di quaqquaraqqua sia meglio di Salvini e compagnia bella, ma il paese è attanagliato da problemi enormi che questo governo continua sistematicamente a ignorare costruendo una narrazione assurda e incongruente. Scusate, perché il ministro Guidi ha dovuto dimettersi e il ministro Boschi no? La situazione della seconda era e resta,se possibile peggiore rispetto alla prima eppure, l’eterea e sorridente madonna fiorentina resta ancora al suo posto a sciorinare le sue banalità.

Incontro spesso miei ex alunni,. ovviamente spesso non li riconosco, ma loro sì e, come un tempo, si fermano a parlare, a raccontarmi di loro. In quasi tutti c’è un pensiero fisso: andare via, meglio lavorare onestamente lontano da questo paese che lavorare in nero in Italia. Incontro anche sempre più genitori con problemi di lavoro, brava gente che si trova ad aver a che fare con una incertezza che non era nelle previsioni, che non sarebbe dovuta rientrare nel novero delle possibilità.

Tocco con mano anche cose belle: le classi multietniche mie e dei miei colleghi, che mi illudo possano essere un modello, l’unico antidoto contro gli integralismi: insegnare ai ragazzi a riconoscere valori comuni e fargli condividere insieme un pezzo importante della loro strada. Purtroppo, grazie a questo governo, sta diventando sempre più difficile fare anche questo. 

Il modello che questa sinistra sta contribuendo a costruire per i nostri giovani è questo: se sei ricco è tutto ok, batti il cinque, altrimenti, o ti adatti o puoi sempre emigrare, come cantava il grande Edoardo Bennato in  “Tutti in fila per tre”, canzone che trent’anni fa descriveva il mondo di oggi con impressione lucidità.

Ma si sa, gli artisti sono i non riconosciuti legislatori del mondo, mentre i legislatori ufficiali, purtroppo, tutto sono tranne che artisti.

Categorie:Attualità

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