A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Se l’Unità dà del mafioso a Saviano


Ci si chiede che bisogno abbia Renzi  di Fabrizioi Rondolino, giornalista dell’Unità, il fu giornale fondato da Antonio Gramsci, con una pietosa tendenza alla  proskýnesis, la genuflessione del cortigiano davanti al padrone.

Il piccolo principe ha a sua disposizione La Repubblica, addirittura oggi uno Scalfari ormai avviato verso una senilità nebbiosa, lo paragona a Giolitti, tutte le reti televisive, una miriade di altri quotidiani, che bisogno c’è di un fogliaccio indecente talmente impregnato di bava da far rimpiangere gente come Sallusti e Feltri?

L’ultima prodezza di Rondolino è un attacco meschino e ignobile a Saviano, accusato di essere un “mafiosetto di quartiere” per aver osato chiedere al Ministro Boschi chiarimenti sul caso Guidi. Non scendo nei particolari dell’articolo, primo perché, come ho già detto, ignobile, secondo perché lo ha fatto benissimo Travaglio sul Fatto.

Mi interessa invece soffermarmi su un certo clima che, come una nebbia sottile ma invadente, aleggia nel nostro paese e che trovo francamente assai incompatibile col concetto di democrazia.

Quando Alessandro dal Lago scrisse nel 2010 “Eroi di carta”, un saggio in cui attaccava, da critico, non Roberto Saviano ma quello che Saviano aveva scritto in Gomorra, con argomentazioni puntuali, documentate e mai volutamente polemiche, Saviano venne difeso a spada tratta e acriticamente proprio da quella sinistra che oggi lo attacca e che gratificò il professor Dal Lago, uno degli intellettuali più lucidi del nostro paese, con insulti non troppo dissimili da quelli lanciati ieri da Rondolino a Saviano.

Dunque Saviano veniva bene sei anni fa, non viene più bene oggi. Sei anni fa era un eroe calunniato e vilipeso ( non è vero, ma così passò la narrazione dei fatti sui giornali), oggi è un bullo di quartiere che osa attaccare uno dei punti focali del cerchio magico del piccolo principe.

E’ un segno non del cambiamento della sinistra ma di come la sinistra non sia più tale da tempo. L’acritica difesa di Saviano e il livore contro un intellettuale di sinistra che lo aveva attaccato, in pieno berlusconismo, rispondevano a una strumentalizzazione politica che è la medesima che oggi spinge Rondolino al suo volgare attacco. Non era sinistra allora, non lo è oggi.

Bisognerebbe forse spiegare a Rondolino che la sacralità del sovrano è concetto decaduto con la rivoluzione francese e che nelle democrazie moderne, quindi non in Italia, chi viene eletto è tenuto a dare conto a chi lo ha eletto di ogni suo atto.

Si potrebbe obiettare che questo esecutivo non è stato eletto, certo, ma questo non lo esime dall’obbligo di dare conto ai cittadini di quello che sta succedendo nel nostro paese. Di cose ne stanno succedendo molte, quasi tutte spiacevoli.

Consiglierei a Rondolino e ai giornalisti dell’Unità,  la lettura di Graham Greene, scrittore inglese  che diceva che l’intellettuale “ deve stare a destra con un governo di sinistra e stare a sinistra con un governo di destra” frase da non intendersi letteralmente,ovviamente, che ribadisce il ruolo dell’intellettuale come provocatore, suscitatore di problemi, stimolatore di dubbi.

La verità è che questo governo, questo “sistema” che il piccolo principe sta creando, un sistema di amici degli amici che richiama alla memoria, sinistramente “cupole” ben note, non contempla l’intellettuale che dissente dalla narrazione del capo, non contempla il dissenso e la discussione,considerata una perdita di tempo che che contrasta con l’epica del “fare” riproposta dai continui mantra dei cortigiani del piccolo principe.

La verità è che la democrazia in questo paese è a rischio, un rischio serio e incombente e Saviano, verso cui nutro un atteggiamento non privo di riserve come scrittore ma che rispetto incondizionatamente  per il suo coraggio, è uno dei pochi a sottolineare con tenacia i buchi e le falle sempre più grandi nel tessuto della democrazia del nostro paese. Per questo va denigrato, ma senza esagerare, perché è ancora troppo popolare, nella più genuina logica mafiosa.

Nei paesi anglosassoni i giornalisti sono i cani da guardia del potere, pronti ad azzannarlo quando supera i limiti. Da noi, troppi giornalisti, sono i cani da riporto del potere, pronti a tornare dal capo portando in bocca il lavoro svolto e con la lingua bene a penzoloni per ottemperare al prossimo compitino.

Categorie:Attualità

Tag:, , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...