A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Il cinismo al servizio del boss


Non è una questione di pacificazione, né di revisione storica, la presenza del figlio di Riina a Porta a Porta è frutto del cinico calcolo di un ex giornalista che per rialzare l’audience non esita a giocare una carta truccata.

Non esiste diritto di cronaca né libertà di pensiero quando a parlare è la mafia. Remarque diceva che la guerra va diffamata, sempre e comunque, io penso che la mafia vada combattuta, odiata e avversata,sempre e comunque e che chi non lo fa sia un infame, nel senso letterale di “persona che non merita di essere nominata”.

Ai parenti di vittime di mafia, ne conosco personalmente due, uno è un amico di vecchia data,. un altro un amico recente, va non la mia solidarietà, che è scontata, ma la condivisione della rabbia, dello schifo e del sovrano disprezzo per chi ha ordito una operazione di livello così infimo.

Ma io credo che i primi a indignarsi, i primi ad alzare gli scudi e a rifiutarsi di avallare una simile porcheria, avrebbero dovuto essere i giornalisti. Il giornalismo, al di là degli improperi che rivolgo a questo o quell’editorialista da queste pagine, è mestiere nobile, al servizio della verità e della libertà di pensiero. Come possono i giornalisti televisivi e della carta stampata tollerare la placida arroganza del padrone del vapore e limitarsi a riportare la notizia senza chiedere che venga radiato dall’ordine chi ha fatto un tale affronto alla loro professione?

In Campania si muore di camorra ogni giorno, la presenza delle mafie nel nostro paese è soffocante, ieri Cantone ha sottolineato come la sanità sia ricettacolo di criminali d’ogni risma. Com’è possibile dare la parola a chi, lungi dall’esprimere l’ombra di un pentimento, mostra di aver assimilato le folli idee paterne e ha la faccia di recriminare sul fatto che un pluriomicida stragista marcisca ancora, giustamente, in galera? Com’è possibile fornire per due volte a parenti di mafiosi una vetrina da cui vomitare sugli italiani falsità, risposte ambigue e giustificazioni dell’ingiustificabile?

Forse il programma vuole dare un amano al premier che ama considerare la mafia un orpello del passato o almeno, è evidente che non la considera qualcosa di cui preoccuparsi, dal momento che non un passo ha compiuto il suo esecutivo per combattere questo male.

Eppure leggendo oggi i forum dei quotidiani, c’è chi difende questa scelta, chi interpreta la libertà d’opinione come libertà di menzogna, chi confonde l’infamia col diritto. Segno che stiamo perdendo il senso della libertà, la sua essenza più preziosa: quella di essere tale se non urta o limita la libertà del vicino. La presenza del figlio del capo della mafia in tv urta milioni di italiani onesti, centinaia di parenti delle vittime, migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine, non è quindi libertà ma arbitrio.

Parecchi anni fa Sergio Zavoli, grande giornalista di tempra ben diversa dal piccolo uomo di cui stiamo parlando, portò in televisione i terroristi, in uno dei migliori programmi mai prodotti dalla Rai: La notte della Repubblica.

I terroristi intervistati spiegarono i motivi che li avevano condotti alla lotta armata e quelli che li avevano portati al pentimento: sui loro volti, nei loro gesti, si leggeva il tormento e la necessità di una confessione in pubblico dolorosa e catartica. Non cercavano giustificazioni, chiedevano perdono. Ci volle coraggio allora per fare quello che fece Zavoli, ma il programma era talmente ben costruito e tanta impressione fecero quello interviste, che nessuno poté negare la bontà dell’operazione. Operazione ben diversa dalla squallida trovata pubblicitaria da mentecatto descritta sopra.

Poiché è inutile cercare di parlare a Vespa di principi etici e rispetto, di senso del limite e misura, sarebbe forse il caso che chi di dovere, lo pensionasse o quantomeno, chiudesse la sua oscena trasmissione e gli desse una collocazione tale da nuocere il meno possibile.

Questo se ancora si vuole dare alla Rai l’etichetta di servizio pubblico, in caso contrario, cancelliamola e sostituiamola con l’etichetta di pubblica latrina.

Categorie:Attualità

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