A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Quei cento passi ancora tutti da fare


 

peppino impastato

La squallida partecipazione del figlio di Riina allo squallido programma di Vespa, avrebbe potuto, suo malgrado, avere un senso, qualora avesse dato luogo a una serie di riflessioni sul fenomeno mafie, sull’ allarmante penetrazione al nord della ‘ndrangheta, su come la Camorra occupa il territorio in Campania, sui rapporti tra le mafie nostrane e i cartelli sudamericani, ecc.ecc.

Nulla di tutto questo invece è apparso sui giornali: solo polemiche giustificate dalla gravità del fatto ma portate avanti, dai non addetti ai lavori, come se la comparsa di Riina jr. in tv fosse un fastidioso retaggio di un passato da dimenticare.

Questo paese non vuole o non riesce ad afferrare quanto le mafie riescano a incidere sul normale tessuto democratico, già indebolito da una politica trasformata sempre più in una partita tra affaristi e quanto la loro penetrazione influenzi e possa toccare la vita di ognuno di noi.

Due giorni fa Raffaele Cantone, che le mafie le conosce bene, ha fatto un’affermazione terribile: la sanità è un crocevia di delinquenti di ogni risma.

Tradotto significa che uno dei diritti fondamentali di ognuno di noi, quello alla salute, può essere messo a rischio da una fornitura medica scadente, da un primario assunto non per merito ma grazie alle sue conoscenze, da una partita di medicinali taroccati. E’ noto l’aneddoto di quel boss mafioso che, chiamato dalla moglie perché il figlio aveva avuto un incidente, prima di portarlo al pronto soccorso le ha chiesto di informarsi su chi fosse il medico di turno, nel timore che potesse trattarsi dell’incapace che lui aveva fatto assumere.

Questo è il paese in cui viviamo e l’indifferenza con cui le parole di Cantone sono state accolte, la mancanza di approfondimenti adeguati dopo la trasmissione di Vespa, dimostrano che siamo ancora ben lontani dal compiere i cento passi di Peppino Impastato, bussare a quella porta e chiedere di levare il disturbo. Se le tante librerie  che espongono il cartello in cui annunciano di non voler vendere il libro di Riina sono un segnale incoraggiante, non lo è il fatto che non l’abbia fatto il novanta per cento.

Finché la mafia non diventerà un problema di coscienza per tutti, finché il discredito sociale verso la corruzione, di cui la mafia si nutre, non sarà alto e duro, finché non ci sarà la consapevolezza che nessuno è escluso dal fenomeno, che se si muore per un colpo di pistola in Campania si può morire per un’operazione in Lombardia o per un’esalazione di rifiuti tossici in Liguria o per il crollo di una casa costruita male in Piemonte, finché non troveremo il coraggio, tutti quanti, non di protestare contro Vespa ma di spingere fino a far cacciare quelli come Vespa che con la mafia giocano, i politici che ricevono i voti, gli imprenditori che con la mafia si accordano, le possibilità di questo paese di ricominciare saranno sempre vicine allo zero.

Ci sono segnali inquietanti e la trasmissione dell’altra sera è solo uno dei tanti: certi articoli di giornale, approssimativi e inesatti, attaccano con titoli che vogliono destare scalpore l’antimafia, sono in uscita due libri, su cui non esprimo giudizi perché non li ho letti, ma di cui posso immaginare il tenore, sullo stesso argomento, last but not least le infami parole del fidanzato della Guidi su Rita Borsellino e gli altri figli di vittime della mafia, che tradiscono un sentimento di fastidio diffuso in certi ambienti., . Senza tirare fuori il famoso articolo di Sciascia, che probabilmente si rivolterà nella tomba nel vedere come vengono usate ed abusate le sue parole, le offensive contro chi quotidianamente studia e combatte contro le mafie, non hanno mai portato a nulla di buono in questo paese. Fermo restando, s’intende, il dovere di fare chiarezza dove ci sono zone d’ombra e facendo salvo il diritto di critica (non di calunnia o di menzogna).

E’ per tutto questo che, a mio parere, nelle scuole bisogna fare antimafia, bisogna istituzionalizzare l’antimafia e spingere affinché i ragazzi riescano a maturare una repulsione tale da unirli attorno al valore comune della lotta per la legalità.

Perché loro, i ragazzi, la la forza di fare quei cento passi e andare oltre per fortuna ce l’hanno, tocca a noi dare l’esempio.

Categorie:Attualità

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1 risposta

  1. Italiani, fate 1.000 passi da vespa….. evitatelo.

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