A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Solo la scuola può salvarci


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Due notizie: la prima oggi su Repubblica, in prima pagina: 500 minori nelle carceri a rischio  di arruolamento tra i fondamentalisti islamici. La seconda è di qualche giorno fa: genitori e studenti contestano violentemente la preside del Liceo Viriglio di Roma per aver fatto arrestare uno studente che spacciava hashish.

La prima notizia riguarda uno dei fenomeni più nascosti e sottovalutati che colpiscono la scuola italiana: l’abbandono scolastico. L’abbandono scolastico è a livelli molto alti in certe zone del paese e preoccupanti in altre. Riguarda alunni stranieri e italiani ed è   un fattore che ha un’incidenza sociale rilevante.

Il ragazzo che abbandona la scuola spesso non ha una famiglia dietro le spalle, vive in condizioni di necessità e diventa, sia per fattori legati all’età sia per fattori oggettivi, facile preda delle organizzazioni criminali, in particolar modo in quell’ambito dell’illegalità, caro alle mafie e al terrorismo,  che è lo spaccio di droga.

Una scuola selettiva e premiale, la scuola di Renzi. Faraone e Giannini, è orientata a limitare l’abbandono scolastico? A parole, sì, nei fatti, lo favorisce.

Ragazzi con bassa autostima e una storia scolastica spesso fatta di incomprensioni e contrasti, non sono certo i candidati più adatti a competere, sono i perdenti istituzionali, le mele marce da scartare nel cestino dei “migliori”.

Sono recuperabili questi ragazzi? O effettivamente perdere tempo e risorse per cercare di aiutarli è inutile? La mia esperienza personale, che non è certo un campione statisticamente valido ma rappresenta comunque un’opinione, mi dice che sì, con pazienza e fatica, questi ragazzi si potrebbero recuperare. Era difficile fino a ieri, diventa difficilissimo oggi, in scuole dove i docenti sono divisi e in competizione e questo stato di cose è destinato solo a peggiorare.

Eppure la scuola della Costituzione è una scuola inclusiva, che ha come compito quello di mettere tutti sulla stessa linea di partenza.

Il secondo episodio è emblematico riguardo al concetto di legalità vigente nel nostro paese; studenti e genitori contestano la dirigente, rea di aver applicato la legge. Parliamo di studenti e genitori benestanti, della classe dirigente di oggi e di domani.Questo episodio spiega molte cose dell’Italia di oggi.

Io credo che i ragazzi debbano essere educati a riconoscersi in un nucleo di valori fondanti e condivisi, come la solidarietà, la cooperazione, il riconoscimento dell’altro, di cui la legalità è l’apice. Se non vogliamo che la mafia e il terrorismo continuino a fare adepti, è necessario che i ragazzi vengano educati a diventare cittadini onesti, alieni da quelle devianze “adulte” come l’intolleranza, il razzismo e la corruzione.

E’ un lavoro difficile, specialmente in una società che non premia i comportamenti onesti, che non getta il dovuto discredito sociale sui corrotti e i malversatori, in un paese dove mafiosi e assassini compaiono in televisione alla stregua di commentatori e ospiti speciali.

E’ un lavoro difficile anche perché le indicazioni del governo vanno in tutt’altra direzione, ma è un lavoro che gli insegnanti possono e devono fare.

Il futuro di questo paese passa dalla scuola, dall’azzeramento della dispersione scolastica, dall’inclusione e dalla condivisone di percorsi comuni con chi proviene da altre culture. Se riconosco l’altro non come diverso ma come simile, se i suoi valori sono anche i miei valori, diventa improbabile che possa pensare di ucciderlo.

Non è un discorso troppo difficile, ma oggi, in Italia, sembra complicatissimo.

Categorie:Attualità

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