A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Perché il Pd ha paura dell’Anpi?


Le polemiche di questi giorni tra alcuni esponenti del Pd e l’Anpi, rea di aver manifestato  la propria contrarietà al pacchetto di riforme costituzionali presentato dal governo che verrà votato nel referendum di Ottobre, caratterizzano questo 25 Aprile, insieme alle esternazioni del premier riguardo alla giustizia.

Su quest’ultimo punto voglio sottolineare come l’uomo che non è stato nominato da nessuno si è ben guardato dal controbattere le argomentazioni di Davigo e Di Matteo riguardo l’incapacità della classe dirigente di arginare la corruzione, polemizzando invece sulla lentezza dei processi e sul giustizialismo, termine incongruo e insensato, se ci riflettete con un minimo di attenzione. Ma ne riparleremo in un’altra occasione.

Quanto all’Anpi, alcuni deputati del Pd ritengono che non abbia il diritto di manifestare la propria opinione in quanto sarebbe  “come l’Avis” e quindi, evidentemente, priva di quella libertà d’opinione e di espressione che caratterizza, più o meno, tutti gli altri cittadini italiani. Ovviamente, colui che non è mai stato nominato da nessuno, si guarda bene dall’affermare direttamente simili idiozie, lascia che lo facciano i suoi servi sciocchi e il suo giornale, quell’Unità che ormai ha meno credibilità di del Giornale.

Perché il Pd ha paura di una parte della società civile con cui la sinistra ha spesso camminato fianco a fianco?

La risposta è sotto gli occhi di tutti: l’Anpi è custode di una memoria e portatrice di valori che questa classe dirigente, insieme a quelle che l’hanno preceduta da vent’anni a questa parte, ha tradito.

L’Italia di oggi non è certo quella che sognavano i ragazzi che, sulle montagne, rischiavano la pelle per cambiare il destino di questo paese. La Costituzione più avanzata del mondo è stata ripetutamente vilipesa e tradita, ogni volta che si sono fatti gli interessi di pochi a scapito di quelli di molti, ogni volta che si è cancellato un pezzo di stato sociale, ogni volta che si è scelto di intervenire militarmente in contese internazionali, ogni volta che non si è fatta giustizia.

Non è necessario leggere le statistiche di Amnesty International o quelle sulla libertà di stampa per capire che in Italia non c’è più una democrazia compiuta, se mai c’è stata nel paese di Gladio, della P2 e del terrorismo. Questo è un paese da cui, ogni giorno di più, provi l’irrefrenabile impulso di andare via, specie se sei povero e onesto.

L’Anpi continua quotidianamente, ostinatamente, testardamente a portare avanti la sua battaglia per la libertà, a farsi portavoce delle istanze dei più deboli, a resistere a uno spirito del tempo liberticida, menzognero e privo di valori, e per questo dà fastidio. Un conto per il Pd è essere contestato dal Cinque stelle o dalla destra fascista, un conto è essere contestato dall’Anpi: politicamente è molto peggio della finta fronda interna di una minoranza forse ancora più impresentabile della maggioranza che guida il partito. Quindi la querelle continuerà con colpi bassi, affermazioni demenziali e tentativi di normalizzazione di un’associazione che, in barba a chi vorrebbe dettarle i programma, cresce ogni anno di più.

Saviano ieri ha pronunciato parole pesanti affermando di non credere più nella politica e nella giustizia di questo paese, dicendo di poter confidare solo nella bontà del prossimo. Credo che siano parole condivise da molti che non devono, però, dare come risultato l’indifferenza, ma casomai spingere a un impegno maggiore, a un coinvolgimento più profondo nel cambiamento di una società civile che sembra anestetizzata, inerte, priva di volontà. Esiste un’altra società civile, Anpi, Libera, Gruppo Abele, Antigone, ecc. solo per citare alcuni nomi, viva, impegnata e per nulla disposta a scendere a compromessi o a rinunciare alle proprie battaglie. 

Questo 25 Aprile è la festa di chi crede che i valori stabiliti dai padri costituenti siano ancora attuali, necessari, fondamentali e meglio farebbe chi li sta demolendo a restare a casa, invece di sommergerci di fastidiosa e inutile retorica. Questo 25 Aprile è ancora la festa della resistenza e della memoria, il giorno in cui si rende onore a uomini e donne che hanno messo da parte le differenze ideologiche per unirsi nella battaglia contro chi aveva cancellato la libertà. Questo 25 Aprile deve suonare come un monito a chi, quella libertà, la erode giorno dopo giorno.

Lo slogan del movimento no Global a Genova, nel 2001 era “Un mondo migliore è possibile”, abbiamo visto tutti come è finita, sono passati quindici anni e perfino i torturatori dormono sonni tranquilli nei loro letti. Ma io continuo ancora a credere che un mondo migliore, più giusto, più democratico, sia possibile.

Diceva Pavese che l’Italia è un paese fascista e sempre lo sarà, per quanto si cerchi di cambiare le cose. Credo che sia compito di tutti noi provare finalmente a smentirlo.

Buon 25 Aprile.

Categorie:Attualità

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