Il presunto coinvolgimento del presidente del Pd campano con il clan dei casalesi non fa altro che confermare l’allarme lanciato qualche giorno fa dalla commissione antimafia e ignorato dai più.

Rosy Bindi e i suoi colleghi hanno dichiarato che i legami delle mafie con la politica sono sempre più stretti e passano, spesso, per gli enti locali,attraverso la corruzione. la mafia esiste ancora, non è morta ed è un problema sempre più presente.

Se la gente avesse la memoria non dico lunga, ma normale, le recenti dichiarazioni di colui che non è mai stato eletto a proposito di magistratura e giustizialismo, alla luce di quanto sta accadendo oggi, suonerebbero non solo fuori luogo, ma sinistre.

Davigo e Di Matteo hanno dichiarato, con parole che non voglio definire forti ma semplicemente chiare, che la politica non ha gli anticorpi necessari per arginare la corruzione e ne abbiamo la prova evidente sotto gli occhi quasi ogni giorno.

Non passa  settimana senza che una notizia riguardante le mafie non appaia sui giornali: un comune sciolto al nord qui, arresti per associazione mafiosa là, un politico che si scopre referente di un clan o di una cosca qui e là.

Certo è che l’avviso di garanzia del presidente del Pd campano getta una nuova luce anche sull’elezione di De Luca e sulle voci che circolavano riguardo un presunto appoggio delle cosche, voci smentite con sdegno da quello stesso Pd campano che vede il suo presidente costretto a dimettersi.

Il problema è che la fantasiosa narrazione dell’Italia costruita dal colui che non è mai stato eletto e dai suoi servi sciocchi, non contempla le mafie come presenza stabile sulla scena politica del nostro paese, vero e proprio convitato di pietra di ogni sfida elettorale. Non contemplando le mafie, le si nega, le si ignora e poco si fa per contrastarle, questo nella migliore delle ipotesi.

L’intervista di Saviano di qualche giorno fa, in cui lo scrittore campano afferma di aver perso fiducia nella giustizia e nello Stato, è tristemente condivisibile ma parte da un errore di fondo: lo Stato non è la corte dei miracoli che ci governa, per fortuna lo Stato è ancora fatto da servitori fedeli, persone che quotidianamente cercano di svolgere nel migliore dei modi il loro servizio, spesso rischiando la vita o, più semplicemente, applicando quel principio di Havel secondo cui il lavoro ben fatto è l’unica forma di ribellione alla sopraffazione, all’arroganza del potere, alla corruzione. Quelle persone, caro Saviano, meritano rispetto e fiducia.

Quanto alla giustizia, se a rappresentarla sono i poliziotti che ironizzano con un tweet sul dramma dei profughi, gli stessi che applaudono l’assoluzione dei loro colleghi assassini, allora non è che la mia fiducia sia esattamente ai massimi livelli, ma per fortuna si tratta di una minoranza di miserabili che occupa le prime pagine dei giornali solo perché indossa una divisa. Per fortuna, magistrati e poliziotti sono altro da loro.

Le mafie dilagano dove il tessuto sociale è favorevole alla loro penetrazione, dove possono creare una rete di rapporti a tutti i livelli, dove ci sono persone disponibili a entrare in rapporto con loro. E’ per questo che lentamente ma inesorabilmente, stanno prosperando al nord e continuano a farlo al sud.

Tempo fa, colui che non è mai stato eletto, rispondendo a una affermazione di Saviano, disse in televisione che non esistono parti del territorio in mano alle mafie perché il tessuto sociale dell’Italia è sano. Mentiva sapendo di mentire o lui è proprio così? In un caso e nell’altro, c’è poco da stare allegri.

Non credo che questa informazione, asservita,prona al potere, sia in grado di assolvere a quell’opera di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica necessaria a contrastare fenomeni di questo tipo. O in questo paese si arriva a capire che la corruzione non è un male necessario, un peccato veniale che si può perdonare ma un delitto ai danni della collettività, il tradimento di un mandato popolare e dei principi a fondamento della democrazia, oppure ne usciremo mai, fino a quando nel baratro non ci saremo finiti, dopo aver tante volte camminato sull’orlo.

Io non credo che la società civile, il mondo associativo, il volontariato, possano da soli assolvere al compito di creare una nuova coscienza civile e non può farlo (anche se dovrebbe) questa scuola, dilaniata da un riforma insensata,deprivata della sua fondamentale funzione, ma bisogna comunque provarci, per non guardarsi allo specchio domani e sentirsi complici.

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