A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

L’indignazione 2.0 o dell’incapacità di capire il senso delle cose


L’ondata di indignazione che si è scatenata in rete a seguito delle parole di Corrado Augias, a proposito della tristissima vicenda della piccola assassinata da un pedofilo, è l’ennesima dimostrazione della incapacità della gente di capire, di quanto il fraintendimento, in un paese culturalmente sempre più povero, sia all’ordine del giorno, di come la cultura televisiva della rissa sia ormai diventata patrimonio comune.

Augias, esattamente come anni fa fece Aldo Busi, non ha istigato né giustificato la pedofilia ma ha espresso un concetto scomodo su un argomento scabroso: affermando che la bambina si atteggiava nelle foto come se fosse più grande della sua età, voleva dire, credo, che evidentemente non c’era il controllo dovuto da parte della famiglia, mancavano quei punti di riferimento che fanno sì che un bambino debba essere un bambino e crescere con i tempi giusti, senza essere esibito, agghindato, esposto. Credo che volesse semplicemente porre l’accento sulla situazione di degrado, anche culturale,  in cui la povera vittima viveva.

Quello della sessualizzazione eccessiva dei bambini è un problema che abbiamo davanti agli occhi quotidianamente: basta guardare certe pubblicità, certe foto sui giornali, ma se appena qualcuno accenna a parlarne, si scatena il pandemonio. Sia perché l’argomento è indubbiamente scabroso e sgradevole, sia perché scatta quella dismissione collettiva di responsabilità che è comune quando accadono tragedie strazianti come quella della piccola.

E’ molto più tranquillizzante attribuire tutte le colpe al mostro piuttosto che indagare sul contesto in cui il mostro ha potuto agire, è molto più salutare, per il nostro equilibrio mentale, pensare che certe cose accadono solo agli altri, negli oscuri quartieri delle periferie.

Purtroppo non è così: gli abusi sessuali interessano tutte le fasce sociali e uno degli indicatori che permettono ai genitori più accorti dire rendersi conto che qualcosa non va, è proprio l’atteggiamento delle bambine abusate che, di colpo, in modo innaturale, si fa più adulto, in qualche modo si erotizza. Che poi Augias possa essersi espresso in modo incompleto o poco chiaro, che sarebbe stato più opportuno che questo discorso lo facesse uno psicologo o un esperto di abusi sessuali, questo è un altro discorso e una critica condivisibile.

Non ho letto purtroppo lo stesso sdegno alla notizia che il comune di Genova ha ridotto di un milione e trecentomila euro lo stanziamento dei fondi per i minori a rischio. Chi scrive si occupa, purtroppo, perché il suo lavoro dovrebbe essere solo quello di insegnare, sia di minori a rischio che di abuso, argomenti  spesso collegati e conosce benissimo le ristrettezze in cui si muovono i servizi sociali e il carico di lavoro assurdo a cui sono sottoposte le assistenti sociali. Tagliare ulteriormente i fondi significa creare sacche pericolose di disagio sociale, rendere più complicato il lavoro degli insegnanti che lavorano nelle scuole a rischio, porre solide basi per creare nuovi emarginati.

E’ il frutto di una politica sbagliata, che agisce per slogan demagogici, in questo caso tagliamo l’Imu, senza occuparsi delle conseguenze. ma è anche il frutto di un sentire comune ipocrita e silenzioso, che permette di tagliare senza colpo ferire sui più poveri, gli altri, quelli delle periferie dove nascono i mostri di cui parlavamo sopra.

Se si vuole una dimostrazione che il sistema in cui viviamo è basato sulla diseguaglianza, che non c’è nessun progresso nel paese, che la crisi non è lontana e che ormai da anni, vecchi e nuovi imbonitori, ci stanno raccontando solo bugie, basta guardare i bilanci dei comuni alla voce disagio sociale.

La verità è che i mostri sono generati dal sonno della ragione che ci fa indignare per le parole sbagliate e ci fa ignorare i fatti sbagliati.

Categorie:Attualità

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