A ciascuno il suo

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Libera: formarsi sulle mafie e ritrovare l’entusiasmo.


 

foto abitare i margini

Una quarantina di insegnanti riuniti in un quartiere complicato ad ascoltare e interagire con i qualificati formatori di Libera che spiegato le mafie e le azioni sociali che si possono individuare per contrastare il fenomeno. Tutto questo un sabato di Maggio per otto ore filate.

E’ successo sabato a Genova, ma si è ripetuto molte volte quest’anno in varie città d’Italia, senza contare l’incontro nazionale di Abitare i margini, così si chiama il corso di formazione di Libera, che vede ogni anno 100 insegnanti provenienti da tutta Italia riunirsi per tre giorni ad ascoltare. dialogare, proporre.

Questi sono alcuni degli insegnanti italiani, tanto diversi dalla narrazione ufficiale, che li vuole demotivati, stanchi, vecchi e da rottamare. Se adeguatamente stimolati, se trovano un senso e una utilità pratica in quanto viene loro proposto, se non gli si propina propaganda ministeriale,.gli insegnanti riaccendono l’interruttore dell’entusiasmo e trovano nuove motivazioni, voglia di mettersi in gioco, idee e strategie che vadano a vantaggio dei ragazzi. Non importa se devi sacrificare un pomeriggio di sole a confrontarti con gli altri e se quello che metti in campo comporterà un aggravio di lavoro per prepararlo, è il nostro lavoro e riscoprire che dentro di noi brucia ancora un po’ di sacro fuoco, che non siamo ancora “normalizzati”, che il nostro unico scopo non è accaparrarci l’elemosina del bonus ministeriale, è come aprire la finestra e respirare aria pura.

Libera ha un rapporto privilegiato con la scuola, perché ha compreso quello che né l’assurda burocrazia scolastica, né l’apparato ministeriale, nè, purtroppo, molte famiglie, riescono a capire: la relazione educativa, il rapporto tra un ragazzo/a e i suoi insegnanti, è fondamentale per la crescita dell’individuo come cittadino di domani, fornisce le coordinate per muoversi nel mondo, per comprenderne alcune dinamiche, per rendersi conto di quanto sia importante scegliere e non essere scelti, di quanto sia necessario, per essere liberi, che sia libero anche chi ti sta accanto. Solo agendo sulle nuove generazioni si riuscirà a cambiare davvero le cose.

La scuola è una comunità, gli insegnanti, che hanno la visione globale di una classe, sono istintivamente portati a ragionare non in termini individuali ma in termini di dinamiche collettive. E’ molto difficile,contrasta con lo spirito del tempo, far comprendere  a un genitore, per banalizzare il concetto, che è molto più utile e gratificante lavorare in una classe di alunni cooperativi, uniti, disposti ad aiutarsi che magari ottengono risultati medi nelle loro performances, piuttosto che gestire una classe di alunni magari eccellenti ma in perenne competizione tra loro e disposti a tutto pur di primeggiare.

Alla competizione va sostituito il concetto di responsabilità: sei più bravo? Aiuta gli altri ad esserlo, non essere autoreferenziale, sii solidale. Le classi migliori sono quelle in cui si attiva un meccanismo di sana emulazione: voglio essere come lui o come lei perché mi tende la mano, collabora,  mi fa capire dove sbaglio.

In questa ottica, l’insegnante non deve sedersi in cattedra a distribuire un sapere preconfezionato, ma mettersi in gioco, stimolare, rendere la materia scolastica attuale, viva, aprire le finestre della scuola sul mondo. Soprattutto deve saper ascoltare chi ha davanti, rispettarlo prima di pretendere di essere rispettato, guadagnarsi stima e fiducia giorno dopo giorno.

Discorsi che possono apparire quasi anarchici di fronte alla realtà di una scuola che la nuova riforma vuole sempre più competitiva e selettiva, dove sulla bocca di tutti circola una parola priva di contenuti sensati come “meritocrazia” e dove si sta erodendo quel comune sentire tra gli insegnanti senza il quale non c’è scuola.

Eppure ieri, dopo aver ascoltato gli interventi di alto livello dei relatori invitati da Libera, nonostante il quadro abbastanza sconfortante che è venuto fuori riguardo argomenti come la corruzione e il dilagare del potere delle mafie, durante il momento laboratoriale, questi discorsi nascevano spontanei, ci siamo riconosciuti tutti figli dello stesso desiderio di tornare a incidere sulla società,

Inutile negare che non tutti gli insegnanti sono così, altrimenti non sarebbero mai riusciti a devastare la scuola come hanno fatto, ma la consapevolezza che insegnanti così ci sono, che si impegnano quotidianamente nel loro lavoro credendoci, non con spirito missionario ma con onestà intellettuale, dovrebbe essere di conforto alle famiglie, alla comunità e perfino al Ministero.

Il nostro compito adesso è di non lasciar spegnere la scintilla che si è accesa ieri ma di alimentare la fiamma, progettare insieme, trovare una visione comune: e chissà che, così facendo,il prossimo anno non si riesca ad essere molti di più.

Essendo uno dei promotori della giornata di ieri, non posso che ringraziare Libera per la disponibilità dimostrata e per aver organizzato un incontro formativo di enorme spessore. Ieri, per l’ennesima volta, abbiamo dimostrato che sostituendo la narrazione dell’io con la narrazione del noi si possono ottenere risultati importanti. L’unica strada per cambiare le cose in questo paese, a parere di chi scrive, è questa.

Categorie:Attualità

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