A ciascuno il suo

Dell'attualità, della memoria e di altre amenità

Domani ultima chiamata per la scuola pubblica


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Io credo che molti insegnanti non abbiano ben compreso l’importanza dello sciopero generale di domani. Se non ci sarà una grande mobilitazione della categoria a Settembre la 107 entrerà a pieno regime, completando il processo di destrutturazione della scuola pubblica e avviando quel processo che porterà a una progressiva privatizzazione delle scuole sul modello americano.

La chiamata diretta da parte dei dirigenti comporterà, di fatto, un ridimensionamento del concetto di libertà d’insegnamento e avvierà la precarizzazione di tutta la categoria.

Se eliminare il precariato significa trasformare tutti in precari, il trio delle meraviglie formato da  colui che non è stato eletto, Giannini e Faraone, hanno mantenuto le promesse.

La 107 è un legge che si basa su un unico principio: quello del ricatto. Vuoi lavorare? Spostati a mille chilometri di distanza e se hai famiglia, fatti tuoi. Ti regalo cinquecento euro ma solo se li spendi come dico io. Vuoi chiedere trasferimento? Costruisco degli ambiti territoriali assurdi e vediamo se ne hai ancora il coraggio. Vuoi il bonus? beh allora devi sottostare ad alcune regole che non sono uguali per tutti ma differenti da scuola a scuola e da dirigente a dirigente, perché alla fine è lui che decide i nomi. Stai sull’anima al dirigente? La titolarità di cattedra non esiste più e lui ti sistema nell’organico di potenziamento, a fare il tappabuchi, o nell’organico di rete, a saltare da una scuola all’altra.

Questa è la 107 e chi si illude di ritagliarsi un posto al sole, di ottenere il suo bell’incarico e stare tranquillo alla corte del re, non ha considerato che ogni tre anni il re cambia e si sa quel che si lascia ma non quel che si trova.

La chiamata diretta del dirigente oltre che violare il contratto di lavoro nazionale che è ancora in vigore e non può essere cancellato dalla legge, rappresenta la legalizzazione del clientelismo. Certo, il dirigente non può assumere parenti ma può farli assumere dal suo collega vicino, che a sua volta gli chiederà di assumere il tale, secondo quella logica di scambio di favori che ha già trasformato la politica in un mercato e che ha fatto la fortuna delle mafie nel nostro paese.

Non mi permetterei mai di dire che tutti i dirigenti sono favorevoli a questo scenario, attenzione, anzi

posso dire che in quindici hanno di carriera ho avuto a che fare con dirigenti più o meno capaci ma tutti, indiscutibilmente onesti. Ma chiedete ai colleghi che hanno dirigenti autoritari e prevaricatori come si lavora nelle loro scuole, quale clima si respira e quale timore serpeggia.

La 107 va neutralizzata  e l’unico modo per farlo è la via contrattuale. O domani si scende in piazza in tutta Italia tutti insieme, a chiedere il rinnovo del contratto e la modifica degli aspetti più assurdi della legge, o la scuola pubblica è destinata a scomparire.

Sarebbe bello se insieme agli insegnanti scendessero in piazza anche quei dirigenti scolastici, molti, che non hanno alcuna smania di potere. Sarebbe opportuno fossero con noi anche e le prime ad essere danneggiate da questa riforma, le famiglie: quando si renderanno conto che a pagare il prezzo più alto saranno i loro figli, sarà ormai troppo tardi. sarebbe importante che scendessero a riempire le piazze anche i precari, i più danneggiati, umiliati e offesi dalle nuove norme, anche quelli che stanno svolgendo le prove di un concorso organizzato con i piedi e condotto ancora peggio.

Chiudo con un esempio che ben illustra tutti gli aspetti negativi della 107. Siamo in tempo di bonus e i comitati di valutazione stanno scegliendo i criteri per assegnarlo, Ogni scuola sceglie criteri diversi e si va dai più fantasiosi ai pochi criteri sensati (verificabili, misurabili, oggettivabili). Nessuno ha informato i comitati di valutazione che sono penalmente responsabili di quanto decidono: se varano criteri passibili di ricorso, saranno loro a risponderne. Praticamente tutti i criteri proposti sono passibili di ricorso. E’ una situazione da terzo mondo, ideata da incapaci. Non credo esista in Europa una scuola che abbia varato a questo modo la valutazione degli insegnanti.  Non si discute il principio che il merito venga deciso a discrezione del dirigente, meglio che si assuma la responsabilità lui piuttosto che assistere a duelli rusticani tra gli  insegnanti, si chiede solo che il governo vari criteri condivisi e chiari, differenziati per ordine di scuola, all’inizio dell’anno così che un insegnante sia libero di concorrere al bonus oppure no, conoscendo prima le regole e non in corso d’opera. 

Si preferisce invece la lotta intestina nelle scuole, i colpi bassi, si vuole deliberatamente dividere i collegi docenti perché non abbiano più voce in capitolo nella gestione della scuola. E’ un altro passo verso la progressiva delegittimazione della categoria docenti, già arrivata a buon punto.

Ecco perché domani bisogna che gli insegnanti facciano sentire forte la loro voce, per tutelare la dignità del proprio ruolo, per rivendicare il valore insostituibile dell’istruzione pubblica.  Per non ritrovarsi a Settembre, come una favola al contrario, trasformati in servi.

Categorie:Attualità

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